CORONA VIRUS rischio individuale basso; rischio di popolazione elevato…

Stando ai dati attualmente disponibili e diramati come ufficiali dal centro Europeo per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (ECDC) ci sarebbero circa 10.000 casi accertati di infezione da parte del nuovo coronavirus segnalato per la prima volta dalle autorità cinesi all'OMS il 31 dicembre del 2019, con poco meno di 250 decessi correlati https://www.ecdc.europa.eu/en/novel-coronavirus-china

CORONA VIRUS

Se questa è la fotografia del graduale espandersi dell’epidemia (con 100.000 persone che sarebbero sotto osservazione in Cina), rimarrebbe confermato il dato della mortalità nettamente più bassa di questa nuova

infezione (stabile al 2 per cento come previsto nei modelli elaborati a inizio anno dai ricercatori dell’Imperial College di Londra) rispetto alla SARS del 2002-2003, che con quasi 8000 casi e circa 800 decessi arrivò a sfiorare il 10% di mortalità. In particolare, come dimostra il decorso dei 16 casi registrati in Europa (Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Finlandia), ci sarebbero forme più o meno lievi che danno luogo a quadri clinici molto diversi. Pertanto, solo nelle forme più ingravescenti e in soggetti particolarmente debilitati la malattia polmonare sembrerebbe mettere a rischio la vita delle persone colpite.

Nella maggioranza dei casi, il virus darebbe luogo a sintomi meno gravi o addirittura lievi, senza nessun rischio per la vita, ma con ciò favorendo la possibilità di diffusione per contagio da parte dei soggetti già sintomatici e con l’ulteriore limitazione della necessità di contatti molto ravvicinati per l’effettiva trasmissione dell’infezione (a causa della scarsissima resistenza del virus fuori dall’organismo).  E’ per questo che gli ambienti chiusi (indoor) rappresentano un potenziale luogo di facilitazione della trasmissione del coronavirus e solo nel caso che inizi davvero una circolazione diffusa ed epidemica del patogeno, che ad oggi si verifica esclusivamente in CINA e quindi non in Italia o in Europa .

Queste osservazioni, ed in particolare la bassa mortalità (se continuerà ad essere confermata come finora nei dati ufficiali) dovrebbe aiutarci a fare chiarezza sulla PERCEZIONE DEL RISCHIO ed evitare di farci prendere dal panico.

Per spiegarci meglio, dobbiamo distinguere tra un BASSO rischio INDIVIDUALE (che per il momento è oltretutto solo potenziale perchè il virus non circola in modo epidemico in Italia o in Europa) per cui anche in caso di infezione soltanto i soggetti più debilitati potrebbero correre davvero seri rischi, a cui fa da contraltare un rilevante rischio per la salute pubblica a livello di popolazione. Infatti, se il virus arrivasse a circolare in maniera da configurare una vera e propria epidemia (attualmente iniziata solo in Cina), il rischio reale deriverebbe dal grandissimo numero di soggetti colpiti perché anche il 2% di mortalità comporterebbe tantissimi decessi nella popolazione generale. E’ proprio questo il motivo per cui la Cina, che conta un miliardo e mezzo di abitanti sta adottando misure di contenimento tanto eccezionali per ridurre e ritardare la diffusione del virus in attesa che la ricerca scientifica riesca a fornire risposte che molto probabilmente saranno rapide.

Già da oggi è stato reso disponibile dai ricercatori cinesi un kit che consente la diagnosi in 15 minuti, che sarà molto importante per la sorveglianza sanitaria in tutto il mondo. Per la SARS, in 9-12 mesi furono preparati sistemi di immunizzazione passiva a base di anticorpi monoclonali  (proprio come l’antitetanica se vogliamo usare una analogia comprensibile) totalmente efficaci nei modelli animali, la cui metodologia di sviluppo fu poi pubblicata sulle più prestigiose riviste scientifiche del mondo (su Lancet da Meulen et al. e su Nature da Traggiai et al.).

Certo, occorre del tempo per preparare un vaccino utilizzabile in sicurezza nell’uomo, ma ricercatori di tutto il mondo sono già al lavoro e prevedono, come il Prof. Anthony Fauci dell’NIH di Bethesda, tempi più brevi (i prossimi tre mesi per i test sui modelli animali) rispetto alla SARS. Addirittura il gruppo di Hong Kong del Prof Yuen Kwock starebbe già conducendo i test di efficacia e sicurezza su cavie animali. In questa prospettiva, le misure di contenimento e di rallentamento della diffusione del virus potranno dare il tempo necessario ai ricercatori.

L’Italia è il primo Paese (per iniziativa del ministro Speranza) a interrompere tutto il traffico aereo con la Cina e questo significa uno stop a potenziali casi di importazione. Quindi nei prossimi 15 giorni avremo chiaro se ci sono già stati dei contatti con turisti o persone provenienti dalla Cina che hanno dato luogo a contagio in alcune zone della nostra penisola oppure no. A quel punto l’Istituto Superiore di Sanità e il Ministero della Salute, che insieme allo Spallanzani sono il riferimento per il nostro Paese, potranno dettagliare le misure necessarie a contenere il contagio, anche in vista dell’atteso picco di influenza stagionale.

Infine, uno sguardo alla mappa ufficiale della diffusione del virus suggerisce una riflessione sul fatto che attualmente non siano segnalati casi in Africa e in America Latina, continenti che hanno intensi rapporti commerciali con la Cina, fatti di mobilità di persone e contatti costanti con Pechino e Shangai. Ci si deve chiedere se l’assenza di segnalazione di casi in questa fase iniziale della pandemia in Africa e Sud America non sia principalmente dovuta alla minore capacità dei sistemi sanitari di quei Paesi di procedere a una pronta identificazione e sorveglianza sanitaria dei casi. https://www.ecdc.europa.eu/en/geographical-distribution-2019-ncov-cases