Corona virus – ecco che cosa dicono i dati sulla mortalità negli stati uniti

I casi accertati di Covid-19 negli Stati Uniti sono 2.730.803, dei quali 1.456.981 “attivi”,130.134 morti e 1.143.688 guariti. Lo stato più colpito è quello di New York, con 393.454 positivi e 32.032 deceduti, seguito dalla California (231.232 positivi e 6.082 morti) e dal New Jersey (171.667 positivi e 15.035 morti). Sono stati 45.300 i nuovi casi di coronavirus negli Stati Uniti nella giornata di venerdì, mai così tanti dall’inizio della pandemia. Al 1° luglio 2020, il dato della mortalità del Covid-19 negli Usa si attesta (in calo) al 4,84%, di poco sotto la media mondiale (4,90%), e decisamente inferiore a quello dell’Italia (14,45%). Negli Stati uniti aveva raggiunto il picco lo scorso 16 maggio, arrivando al 6,10%. Pochi giorni fa il Presidente Usa Donald Trump aveva infatti sottolineato che “le morti per coronavirus sono in calo. Il tasso di mortalità è uno dei più bassi al mondo. La nostra economia si sta riprendendo e non verrà chiusa. Se necessario, le riacutizzazioni saranno eliminate”.

Il giorno precedente erano stati quasi 40 mila. Rispetto a due settimane fa sono 31 gli stati Usa dove i casi sono nuovamente aumentati, con le situazioni più critiche in Texas e Florida: come nota il Corriere della Sera, infatti negli ultimi giorni lo sciame del Covid-19 si è spostato verso Sud, nella cosiddetta Sun Belt, colpendo per l’appunto Texas, Florida e Arizona.

Per contrastare il Covid-19, gli Stati Uniti hanno deciso di acquistare praticamente tutte le scorte per i prossimi tre mesi di remdesivir, uno dei due farmaci che hanno dimostrato di funzionare contro la Covid-19, non lasciando niente per Gb, Europa e la maggior parte del resto del mondo, scrive il Guardian. “Il presidente Trump ha raggiunto un accordo straordinario per garantire agli americani l’accesso al primo terapeutico autorizzato per Covid-19”, ha dichiarato il segretario alla salute e ai servizi umani degli Stati Uniti, Alex Azar.

L’allarme di Fauci

Il più noto fra fra gli epidemiologi internazionali ha lanciato l’allarme: secondo quanto dichiarato dal dottor Anthony Fauci, come scrive l’agenzia LaPresse, se gli americani non inizieranno a seguire le direttive sulla salute pubblica, i casi di coronavirus negli Stati Uniti potranno arrivare a 100mila al giorno. Il principale esperto di malattie infettive della nazione è stato audito al Senato sulla riapertura di scuole e luoghi di lavoro. Alla richiesta di una previsione dell’esito delle recenti ondate in alcuni stati, Fauci ha affermato di non poter fare alcuna previsione accurata, ma ritiene che i numeri saranno comunque “molto preoccupanti”. “Ora abbiamo oltre 40mila nuovi casi al giorno. Non sarei sorpreso se arrivassimo a 100.000 al giorno se la situazione non cambia, e quindi sono molto preoccupato”, ha affermato.

Cosa dicono i dati sulla mortalità negli Usa

Curiosamente, ora che il virus colpisce il “sud trumpiano”, assume una connotazione ideologico/politica. Quando il virus ha colpito duramente tutte le roccaforti liberal d’America – Illinois, Pennsylvania, New Jersey, Massachusetts – nessuno si è mai sognato di dire nulla. Eppure, come nota Dagospia, soltanto due settimane lo stesso picco si è verificato nella progressista California. Peraltro il potere di Donald Trump su lockdown e mascherine è limitato, poiché sono i governi locali a decidere. E i dati dicono che gli stati a guida dem sono stati quelli più colpiti dalla pandemia. Lo stesso dopotutto è accaduto in Italia, dove sono i progressisti si sono scagliati contro Regione Lombardia cercando maldestramente di scagionare da ogni responsabilità un governo centrale che persino l’Economist ha sonoramente bocciato. Inoltre, come ha spiegato Dagospia, c’è un altro elemento da considerare: come ha raccontato il prof. Zangrillo a ”Mezz’ora in più”, “in Florida c’è stata un’esplosione di infezione, quindi di soggetti infettati ma non malati. Anzi, la mortalità è passata dal 6,7 allo 0,4”. Di fatto, solo in Texas c’è un reale problema di posti in ospedale, simile a quello già verificatosi a New York.

Al 1° luglio 2020, il dato della mortalità del Covid-19 negli Usa si attesta (in calo) al 4,84%, di poco sotto la media mondiale (4,90%), e decisamente inferiore a quello dell’Italia (14,45%). Negli Stati uniti aveva raggiunto il picco lo scorso 16 maggio, arrivando al 6,10%. Pochi giorni fa il Presidente Usa Donald Trump aveva infatti sottolineato che “le morti per coronavirus sono in calo. Il tasso di mortalità è uno dei più bassi al mondo. La nostra economia si sta riprendendo e non verrà chiusa. Se necessario, le riacutizzazioni saranno eliminate”.

Come ha spiegato in un post su Facebook lo scorso 28 giugno il virologo Guido Silvestri, “è chiaro che siamo in piena pandemia con molti nuovi casi diagnosticati, soprattutto nei grandi stati del Sud (CA, TX, AR, FL, GA etc). Non che se ne parli poco, ma è bene partire da questo dato. Altrettanto chiaro è che non stiamo vivendo l’Apocalisse. Infatti, se si guarda il grafico delle morti giornaliere (in basso qui sotto) si vede che oggi è stato il 85esimo giorno più brutto dall’inizio dell’epidemia – il che non è così male visto che il tutto qui da noi è partito a inizio marzo 2020. Per quanto io sappia, inoltre, non c’è alcun segno del sovraccarico ospedaliero verificatosi in passato a Wuhan, Lombardia, New York/New Jersey, ed altri posti”, si legge.

Le misure cambiano da stato a stato

Come avevamo spiegato su InsideOver lo scorso marzo, le misure sulla quarantena cambiano da stato a stato. Pertanto, dare una risposta univoca a livello federale può risultare complesso. Un’altra difficoltà sta nel fatto che gli stati decidono quanto potere dare a contee, città e altre località nell’affrontare focolai come Covid-19 e altri problemi di salute pubblica. Alcuni stati non hanno dipartimenti sanitari locali e altri ne hanno centinaia: in buona sostanza, alcuni stati hanno un solo dipartimenti sanitario in ogni contea e altri ancora ne hanno in ogni singola città. “In pratica – spiegava the National Interest – ciò significa che, sebbene il governo federale svolga un ruolo importante, il compito di proteggere la salute dei cittadini spetta ai singoli stati”. Quindi no, se una persona risulta positiva al coronavirus, Donald Trump non può farla rimanere a casa. Lo può fare un funzionario del governo locale, non il presidente degli Stati Uniti. Il Presidente Usa può essere ritenuto responsabile di non aver sempre dimostrato una comunicazione incoerente e talvolta confusa, ma è troppo semplicistico scaricare tutti i mali d’America su The Donald.