Convention repubblicana, l’appello di Melania Trump: «Vicina a chi soffre. Votate Donald, vi aiuterà»

La First Lady ha parlato al termine della seconda giornata della kermesse per la ricandidatura del marito, ma si è allontana dalla retorica e dai toni del consorte

Melania Trump ha chiesto agli americani di votare ancora per Donald. Ma lo ha fatto senza offendere nessuno, senza invettive. E questa è già una notizia, e anche bella grossa, considerato ciò che abbiamo visto finora nella Convention repubblicana. La First Lady, 50 anni, ha chiuso la seconda giornata dell’evento, parlando martedì 26 agosto dal podio montato nel Rose Garden, appena risistemato secondo un suo progetto. E’ arrivata da sola, percorrendo il porticato ad angolo. Il presidente era già seduto nella prima fila di un gruppo di ministri e notabili, con sedie distanziate.

Dalle immagini trasmesse in diretta si è vista una sola signora con la mascherina. Melania si è subito smarcata dalla ortodossia trumpiana: la pandemia esiste, eccome. Ha già fatto tanti morti, causato molte sofferenze. «Voglio esprimere la mia vicinanza a tutte le persone che hanno perso una persona cara. E voglio ringraziare profondamente le nostre infermiere, il nostro personale medico, i soccorritori, gli insegnanti. Tutti coloro che si trovano in prima linea contro questo nemico invisibile». Non «virus cinese» dunque. Non una «situazione sotto controllo», come ripetono Donald Trump, i suoi figli (ieri martedì sono intervenuti anche Eric e Tiffany) e la sua cerchia più ristretta di consiglieri. «So che molti di voi sono in ansia, sono preoccupati per quello che sta avvenendo. Guardate che non siete soli. Mio marito e questa amministrazione continueranno a battersi per voi, fino a che non avremo superato questo momento difficile».

Subito dopo ecco il secondo strappo: un appello all’unità del Paese, a «seguire l’esempio dei volontari che stanno lavorando con tanta gentilezza e dedizione; dei militari, di nuovo dei soccorritori di emergenza». Più avanti dirà: «Non voglio attaccare nessuno, non voglio usare quel tipo di linguaggio che abbiamo sentito la settimana scorsa nella Convention dei democratici. Perché quel linguaggio divide ancora di più il Paese». Certo, i repubblicani stanno rispondendo con gli interessi. Non Melania, che si chiama fuori. Si concentra, invece, sulle zone sempre in ombra nella società. La vulnerabilità delle famiglie meno fortunate. I bambini malati. E qui c’è un po’ di Italia: «Nel viaggio che Donald ed io abbiamo fatto a Roma (23 maggio 2017 ndr) ricordo sempre la visita all’Ospedale del Bambin Gesù. Lì ho conosciuto il coraggio di un bimbo gravemente malato che stava aspettando la donazione di un cuore sano. Il giorno successivo siamo atterrati a Bruxelles e abbiamo saputo che quel cuore era arrivato. Penso spesso a lui e ai tanti bambini che soffrono anche nel nostro Paese». E ancora: l’abuso di oppioidi che sta distruggendo tanti americani in difficoltà. «I suicidi stanno aumentando. Vi prego: non vergognatevi se siete tossicodipendenti. Chiedete aiuto». Parte una bacchettata per i media: «Avete gli strumenti per parlare di più di queste cose. Fatelo. Non perdete tempo con il gossip».

Subito dopo arriva lo sconfinamento più clamoroso dal perimetro trumpiano: le proteste degli afroamericani. Lunedì Nikki Haley, ex ambasciatrice Onu, aveva proclamato: «Noi non siamo razzisti».

Tocca a Melania, ex modella slovena, «cresciuta sotto il comunismo, sognando gli Stati Uniti», «orgogliosa cittadina americana dal 2006», ricordare che cosa insegna la storia. «Ho avuto l’opportunità di conoscere alcuni Paesi africani, nel mio giro da First Lady. In Ghana ho visto i luoghi da cui partivano gli schiavi. Ho ancora in mente le spiegazioni della guida, la crudeltà, le atrocità». Gli americani hanno vissuto «un’aspra realtà», ma oggi dovrebbero aver imparato a non giudicare nessuno dal colore della pelle. «Abbiamo così tanto da apprendere gli uni dagli altri». Nuovo appello: «Sollecito tutte le persone a ritrovarsi, a confrontarsi in un modo civile. E chiedo di porre fine alle violenze, ai saccheggi, anche se chi li compie pensa di farlo in nome della giustizia».

Verso la fine del discorso Melania rientra nei ranghi. Covid, droghe, proteste, economia, minoranze: «in questo momento abbiamo bisogno più che mai della leadership di mio marito». Infine la virata verso l’obiettivo strategico del discorso: convincere le donne a scegliere «Donald». La First Lady, però, si rivolge non alle «donne», ma alle «mamme», alle «guerriere alle prese con il lavoro e con figli immersi in realtà sempre più complicate. Le insidie dei social, per esempio». «Non badate ai titoli dei media o agli attacchi degli avversari, mio marito combatterà sempre per voi».

Le uscite di Melania sono state sempre più rare negli ultimi tempi. I media americani non le hanno mai fatto sconti. Certo, anche ieri ha letto passo dopo passo, talvolta strizzando gli occhi, un discorso scritto da altri. Dai suoi consiglieri, però, non dallo staff del comitato elettorale trumpiano. Va bene, non è stata disinvolta e trascinante come Michelle Obama. Qualcuno forse avrà da eccepire anche sul vestito di taglio militare, quasi marziale. Oppure sul Rose Garden ridotto a un praticello buono per una partita di calcetto (anche se per la prima volta c’è un percorso per i disabili). Tuttavia non può sfuggire la sostanza di questa serata. Melania avrebbe potuto leggere un compitino insipido e tornare a nascondersi negli appartamenti della Casa Bianca. Invece ha dato una scossa alla Convention. Vedremo se piccola o grande. In ogni caso non era affatto scontato.