Contro l’utero in affitto 200 associazioni, ma chi parla del traffico di bambini?

Dopo il video girato dalla Biotexcom di Kiev, la Casm chiede al presidente ucraino di bandire la surrogacy. Mentre il mondo piangeva commosso davanti alle foto dei bambini comprati dai Vip, ora ci si straccia le vesti. Come mai? L'abitudine di pensare solo alla soddisfazione degli adulti fa dimenticare i piccoli. Perciò non fa notizia la scoperta che una clinica della surrogacy (nella foto) vendeva i neonati ai mercanti del traffico umano.

Riguardando le foto di Chi che festeggia con Nike Vendola «perché ora Tobia è a tutti gli effetti mio», parlando di quello che chiama suo figlio come un oggetto di proprietà ma concepito tramite l’utero in affitto, non si può non domandarsi come mai oggi centinaia di associazioni, in gran parte femministe, si sono unite in tutto il mondo per chiedere la proibizione della pratica. E com’è possibile poi che solo ora politici, giornalisti e intellettuali discutano animatamente della situazione delle ormai centinaia di bambini (ordinati, pagati e non ritirati) ammassati nelle cliniche della surrogacy di Kiev mentre gridano soli ricordando a tutti di essere stati strappati dai seni delle donne che li hanno partoriti?

Il video girato dalla Biotexcom, la clinica ucraina che mirava ad intenerire i cuori delle ambasciate dei paesi di origine dei loro clienti, affinché facessero un’eccezione al lockdown lasciandoli partire per ritirare quella che viene trattata come merce (pagata migliaia di euro), ha avuto il merito non voluto di mostrare la crudezza della cosiddetta “gestazione per altri” (Gpa). Una crudezza nascosta all’immaginario collettivo dalla parola “affetto” tramite il filtro di esistenze da vip, che fanno inorridire a prima vista solamente i più prudenti. Perché alla maggioranza bastano i sorrisi di Elton John e il suo compagno, finti padri di bambini circondati dallo sfarzo e dal lusso, a far tacere ogni argomento contro l’utero in affitto.

Basta la star che posta su Instagram il piccolo tanto agognato, ma mai “arrivato” naturalmente, per scusare l’inscusabile, grazie ad un pensiero che mette davanti a tutto la realizzazione del desidero ad ogni costo. Basta questo, insomma, ad impedire alla mente di bucare l’immagine patinata per chiedersi: ma chi li ha venduti questi bambini? E perché? Dove sono le loro madri? Cosa è accaduto alla donna che li ha partoriti? Cosa avranno provato mentre venivano strappati dal seno di chi li ha portati in grembo per nove mesi, instaurando con loro un legame che, reciso, li segnerà per tutta la vita? E che dire poi del disorientamento di quelli a cui capita di essere acquistati da coppie dello stesso sesso e del danno che comporterà alla loro mente e anima l’assenza di uno dei due genitori senza magari poterlo esternare per un senso di costretta gratitudine verso chi li ha voluti al mondo al fine di ricevere gratificazione, ma senza chiedersi di cosa abbia davvero bisogno un bambino?

Queste domande, elementari ma scomode, sono quelle che hanno portato la International Coarlition for the Abolition of Surrogate Motherwood a pubblicare la missiva rivolta al presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, e firmata da duecento associazioni «chiedendo il divieto di tutte le forme di commercio di bambini e donne» e quindi «il divieto di tutte le forme di commercio riproduttivo e che l’Ucraina sostenga le convenzioni internazionali sui diritti dei bambini e delle donne».

Ovviamente, però, siccome il dibattito è di fatto incentrato sulla donna, in Italia c’è già chi condanna la pratica solo quando sfrutta donne povere, come fece Sergio Lo Giudice, ex senatore Pd, a cui sono state dedicate pagine commuoventi perché riuscì a farsi mettere nero su bianco che i due figli, prodotti con l’utero in affitto, erano suoi. E che fu difeso dal suo partito quando Maurizio Gasparri lo accusò di aver comprato un bambino. Lo stesso discorso è stato ripreso da Monica Cirinnà, senatrice Pd, che in questi giorni ha invitato i membri del suo partito scandalizzati dal video di Kiev a condannare solamente lo sfruttamento, mentre se le donne si fanno usare liberamente scandalizzarsi sarebbe bigotto. Perché? Perché si tratta delle scelte di adulti liberi e consenzienti. I bambini? poco valgono.

E infatti la senatrice paragona l’utero in affitto all’aborto: se si può uccidere un figlio, dice in poche parole, perché non produrlo, venderlo e comprarlo? Le femministe che combattono la Gpa le hanno risposto che non si tratta della stessa cosa, ma purtroppo il ragionamento della Cirinnà non fa una grinza. Finché non diventano centrali i diritti del nascituro fin dal concepimento sarà difficile combattere la battaglia, come già avevamo scritto.

In questo senso, le immagini dei bambini soli senza genitori hanno sicuramente avuto il merito di ricordare che esistono anche loro ad una cultura dove gli adulti sono pronti a tutto pur di ottenere ciò che vogliono e dove le leggi chiamano ormai ogni loro smania “diritto umano”. Se infatti luccicano gli occhi dei fan di Rosanna Davison con in braccio il piccolo ottenuto tramite utero in affitto dopo 14 aborti, lo stesso accade davanti allo sfoggio dei pargoli comprati con questa pratica da Riky Martin. Non importa se il cantante ha ammesso che uno dei due bimbi gli ha domandato se fosse stato nella sua pancia, ne tanto meno conta che di fronte all'”eri nel mio cuore” di Martin il piccolo non si sia accontentato finché non ha saputo la verità a cui a ribattutto con un «ah, ok» seguito dal silenzio. Figurarsi poi se qualcuno si è sognato di ficcare troppo il naso nella vicenda della nascita dei figli di Cristiano Ronaldo, sebbene la curiosità collettiva sia l’alimento del successo dei Vip.

Ma questo tabù, per cui si preferisce piangere di commozione per un adulto che raggiunge ciò che desidera (un figlio «perfetto», scrivono sotto le foto postate dei figli acquistati di fronte a cui i piccoli in orfanotrofio non possono competere), piuttosto che chiedersi come stia veramente un bambino (perché la risposta implicherebbe sacrifici e rinunce per il bene altrui che non siamo disposti a fare, sebbene siano la discriminante fra l’amore vero e il solo sentimento) rende il mondo complice non solo dell’utero in affitto ma di cose forse ancor più abominevoli, come la tratta di bambini e la loro fabbricazione a fini di abuso.

Se, infatti, basta pagare un bambino affinché sia proprio, chi potrà poi controllare come lo useranno gli adulti che lo hanno comprato? È questa la sola domanda che smaschera l’ipocrisia di chi, come Cirinnà o Lo Giudice, parla di libertà delle surrogate. Perché libere o no, pagate o meno, resta il fatto che legalizzare la compravendita di esseri umani apre concettualmente e concretamente le porte all’inferno dello sfruttamento degli innocenti.

Nessuno ne ha parlato, ma mentre le immagini della Biotexcom facevano il giro del mondo, la polizia di kiev apriva un’indagine legata al commercio di bambini di una clinica della città. I suoi acquirenti maschi pagavano affinché venissero organizzati per loro finti matrimoni che gli permettessero di accedere alla pratica per comprare bambini. Questi, a riportato la stampa locale, venivano parcheggiati in alcuni appartamenti mentre si portavano a termine le pratiche necessarie ad oltrepassare i confini ucraini: «In un appartamento (nella foto) tipo ostello del quartiere Solomensky della città, le forze dell’ordine hanno trovato cinque bambini di età compresa tra le due e le sei settimane, che venivano sorvegliati da tre adulti: due femmine e un maschio».

Si penserebbe ad un pugno di persone. A qualche pedofilo o pervertito, ma «le forze dell’ordine sono tenute a verificare i dati legati di quasi 140 cittadini stranieri che potrebbero essere coinvolti nel sistema della tratta». Perciò occorre più che mai tornare a parlare dell’indisponibilità della vita e quindi dei diritti dei piccoli di fronte a cui gli adulti, per essere davvero tali, devono fare un passo indietro. Occorre tornare a parlare dell’amore come sacrificio di sé per il bene dell’altro e non come possesso. Altrimenti, se anche si vincesse la battaglia contro l’utero in affitto, la guerra contro lo sfruttamento umano andrà persa.