Conte parla da democristiano e il suo governo tira a campare

Li ha chiamati “volenterosi” per lusingarli e spronarli. Sono i voltagabbana pronti a fare da stampella al Governo Conte perché sanno che andrebbero a casa. Conte ha imbellettato la loro figura nel suo discorso di ieri alla Camera. Il premier ha parlato da democristiano ed è riuscito a conquistare voti anche fuori dai confini del centrosinistra

Li ha chiamati “volenterosi” per lusingarli e spronarli. Sono i voltagabbana pronti a fare da stampella al Governo Conte pur di non abbandonare lo scranno parlamentare. Il Presidente del Consiglio ha imbellettato la loro figura nel suo discorso di ieri alla Camera, dove ha ottenuto la fiducia, elogiandoli perché “hanno a cuore il destino dell’Italia”. Ma la realtà è un’altra. Si tratta di deputati e senatori certi di non poter essere rieletti al prossimo giro e dunque interessati a far durare il più possibile la legislatura, con qualsiasi esecutivo, pur di continuare a percepire il lauto stipendio e i relativi privilegi ancora connessi allo status di parlamentare.

Il premier ieri a Montecitorio ha parlato da democristiano ed è riuscito a conquistare voti anche fuori dai confini del centrosinistra, mentre Italia Viva, dopo il ritiro delle due ministre Teresa Bellanova (agricoltura) e Elena Bonetti (famiglia) e del sottosegretario Ivan Scalfarotto, ha deciso di astenersi sulla fiducia a Conte e alla sua squadra. Giuseppi si rende conto che la sua maggioranza è risicata e dunque deve allargarsi ad altre forze centriste e proprio per questo ha gettato ponti piuttosto che chiudere porte in faccia. Se ha definito “incancellabile” lo strappo di Matteo Renzi, contro cui anche ieri ha sfoderato gli artigli, ha invece lusingato i partiti di governo e i gruppi parlamentari minoritari promettendo una legge elettorale proporzionale, che consentirebbe a tutti di sopravvivere anche nella prossima legislatura. Pd e Cinque Stelle, sapendo di essere minoranza del Paese, hanno bisogno di un sistema proporzionale di voto, che consenta ai due partiti di rimanere distinti e di pescare in differenti bacini elettorali per poi unire le forze. Ma il proporzionale sta più che bene anche a Silvio Berlusconi, visto che Forza Italia, nonostante il recupero degli ultimi giorni nei sondaggi, rimane di gran lunga il partito più piccolo dei tre di centrodestra e dunque rischierebbe di raccogliere le briciole in termini di candidature e di numero di parlamentari se passasse una riforma del sistema elettorale in senso maggioritario, con inevitabile egemonia di Matteo Salvini e Giorgia Meloni.

Ieri a Montecitorio il premier ha anche fatto altre concessioni agli alleati di maggioranza e ai responsabili che non vedono l’ora di essere coinvolti nella gestione dell’esecutivo. In particolare, ha annunciato che non terrà per sé l’interim del Ministero dell’Agricoltura, temporaneamente assunto per sostituire la dimissionaria Teresa Bellanova e che cederà anche la tanto chiacchierata delega ai servizi segreti, anche se non ha ancora detto a chi.

Ma per ammantare di nobiltà ideale le sue parole Giuseppe Conte ha sbandierato il vessillo dell’Unione Europea, sottolineando che il suo è un progetto a forte vocazione europeista, liberale, socialista, riformatrice, proprio per raccattare voti qua e là, che è esattamente il contrario di quanto il Presidente della Repubblica gli aveva chiesto nei giorni scorsi. “Tirare a campare è sempre meglio che tirare le cuoia”, amava ripetere il compianto Giulio Andreotti. Sembra questa la filosofia del premier, che punta tutto sull’anti-sovranismo per compattare forze politiche che mai sarebbero state insieme, non avendo alcun collante se non la brama di potere e il desiderio di abbattere gli avversari.

E infatti le reazioni delle opposizioni sono unanimi. Pessimo il discorso di Conte secondo l’intero centrodestra. “Conte ha detto che deve rimanere al governo per fare le cose che chiedono gli italiani, a partire da una legge elettorale proporzionale. La legge elettorale… è ufficiale, ormai costui vive su Marte”, ringhia Matteo Salvini. In vista dell’appuntamento di oggi al Senato, dove i numeri in favore della maggioranza sono alquanto incerti, Salvini punta il dito contro il premier, che starebbe cercando nuovi senatori per la sua maggioranza: “Li hanno chiamati ‘responsabili’, ‘costruttori’, oggi Conte ha usato pure un altro termine (volenterosi, ndr), ma si dovrebbero chiamare ‘poltronari'”.

“Il discorso di Conte è stato un libro di intenzioni con offerte di posti”, attacca il vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani. Il governatore della Liguria, Giovanni Toti, parla di autoindulgenza di Conte sul suo operato: “Secondo il premier il governo non ha sbagliato nulla. Francamente mi sembra un giudizio molto autoindulgente”. Fratelli d’Italia interviene con la senatrice Daniela Santanchè: “Spero che non diano la fiducia a questo governicchio incollaticcio che sta per nascere; non ci sarà certo con una maggioranza di 161 voti ma ben più risibile, che non potrà che peggiorare ancora di più la situazione d’Italia”. E Giorgia Meloni rincara: “Vergognoso mercimonio”.

Quindi il vero scoglio per Conte è oggi a Palazzo Madama. I numeri ballano ancora, tra 154 e 161, con alcuni centristi pronti a fare il salto della quaglia. Al di là delle dichiarazioni ufficiali, Pd e Cinque Stelle non difenderanno a oltranza il premier qualora la prosecuzione del suo mandato si rivelasse tempestosa per la coalizione. Per ora è necessario respingere l’Opa di Renzi sul governo, ma nel prossimo futuro, quando si parlerà di elezione del nuovo capo dello Stato e di schieramenti per il voto politico del 2023, il nome di Conte inizierà a diventare molto ingombrante nelle strategie dei partiti di governo. E a quel punto più di qualcuno potrebbe decidere di staccare la spina al suo esecutivo. A meno che non cada prima di allora.