Conte nun se schioda

Non ha senso dire che non si apre una crisi politica perché c’è il Covid. E non ha senso dire che non si può andare al voto. Lo si è appena fatto negli Stati Uniti, lo si farà il 24 gennaio in Portogallo, il 14 febbraio in Catalogna, a marzo in Olanda (15-17), Israele (23) e Bulgaria (28). Da noi non si può. Perché?

Egregio direttore, il bagaglio retorico della discussione politica di queste ore era ampiamente prevedibile e dunque non dovrebbe stupire né scandalizzare. Non riesco tuttavia a non irritarmi assistendo al susseguirsi di argomentazioni che iniziano e finiscono con frasi del tipo: “Come si fa ad aprire una crisi nel mezzo di una pandemia, con 500 morti al giorno (che, per inciso e senza volerli in alcun modo imputare al Governo, si registrano appunto a Governo in carica…) e nel momento in cui si deve far ripartire il Paese utilizzando i fondi del Recovery fund etc..”?

Quando poi ascolto l’appello di Luigi Di Maio ai “costruttori” che condividono «i valori europei più profondi: il rispetto della dignità umana, l’uguaglianza, la solidarietà» – quasi che dall’altra parte ci fossero persone che negano quei valori e calpestano la dignità umana (come? perché? si può davvero sparare queste enormità a casaccio?) – parlare di irritazione diventa davvero un eufemismo.
La gravità del momento, l’emergenza sanitaria, le cruciali scelte sull’utilizzo dei fondi europei etc… non possono essere un argomento di per sé decisivo per il semplice fatto che – semmai – potrebbero condurre a conclusioni opposte alle intenzioni di chi le invoca.

Se Winston Churchill non avesse sostituito Arthur Neville Chamberlain nel maggio del 1940 – e dunque a guerra in corso da mesi, senza che si dicesse “ma vi sembra il momento?” – probabilmente l’esito del conflitto sarebbe stato diverso (forse si può davvero parlare di un “governo di scopo”, visto che vinta la guerra Churchill non fu confermato dal popolo).
Sia chiaro, non intendo introdurre un paragone storico per il quale non ho le competenze e che del resto mi risulta improponibile non fosse altro che per la diversa qualità, nel bene e nel male, dei soggetti coinvolti (se qualcuno mi attribuisse un paragone tra Renzi o Conte e Churchill ci vedremmo in tribunale..), ma sottolineare come la situazione di emergenza non solo non impedisca una svolta ma talora la imponga, essendo in discussione la capacità delle persone a governare appunto in un particolare momento.

Davvero si può pensare che questo medesimo governo – sostituiti uno o due pezzi (non certo i peggiori) e retto d’ora in poi su una maggioranza raccogliticcia ed eterogenea – sia la scelta migliore per governare questa situazione?
Quegli stessi politici che ora ritengono irresponsabile “disturbare il manovratore” sono gli stessi che – mentre si registravano anche più di 500 morti al giorno –  discutevano di bonus monopattini o di banchi a rotelle.
Quegli stessi politici che imputano a Renzi di aver “creato confusione ed incertezza” ritirando le “sue” ministre, appoggiano un governo che oggi non è in grado di dirci cosa ci concederà di fare tra due giorni, un governo nel quale il ministro dell’Istruzione e quello della Salute si contraddicono ogni giorno.

Né peraltro – se effettivamente si trattasse di questo, e non di fare da stampella più o meno ben ricompensata (politicamente) all’esecutivo – i cosiddetti “responsabili” dovrebbero aver bisogno di entrare nella maggioranza per approvare misure che ritenessero davvero urgenti e necessarie; lo si fa ormai da un anno.

Non ho ricette politiche, anche perché non ho una conoscenza dei rapporti, dei meccanismi e dei retroscena. Vorrei però anzitutto che la comunicazione politica non si riducesse a slogan ed a tweet, che non cessano di essere tali anche quando recitati davanti ad una telecamera e mandati in onda con il telegiornale.
Stefano Cavallini via email

Caro Stefano, concordo su tutto: la pandemia non può essere usata come scusa per giustificare lo scarso operato di questo governo. E, aggiungo, non può essere usata come scusa per non andare a votare. Lo si è appena fatto negli Stati Uniti, lo si farà il 24 gennaio in Portogallo, il 14 febbraio in Catalogna, a marzo in Olanda (15-17), Israele (23) e Bulgaria (28). Da noi non si può. Perché? Il motivo è quello spiegato da Osho in questa vignetta.