Conte e Di Maio a Pompeo: “Sul 5G l’Italia è con gli Usa”

Roma rassicura sulla vocazione atlantica dopo l’altolà Usa anti Xi. La cena con i manager

Un deciso passo di Luigi Di Maio verso gli Stati Uniti. Faccia a faccia con Mike Pompeo, il ministro degli Esteri ribadisce la vocazione atlantica del governo. “L’Italia – sostiene – è saldamente ancorata agli Usa e all’Ue”.

Nella durissima contesa tra Washington e Pechino, il grillino non esita a schierare il governo con il tradizionale alleato, mettendo da parte le simpatie del Movimento verso il colosso orientale.

Lo fa sul 5G, innanzitutto. Sulla difesa dei porti italiani a cui ambisce la Cina. Lo ribadisce sulle crisi nel Mediterraneo. E pure sulla battaglia politica per i diritti umani, a partire dalla repressione in atto ad Hong Kong.

Appena sbarcato a Roma, d’altra parte, Pompeo va dritto al punto. “Il Partito comunista cinese sta cercando di sfruttare la presenza in Italia per i propri scopi strategici, non per partenariati sinceri”. Il cuore del confronto, allora, non può che essere il 5G.

L’attesa degli Stati Uniti è altissima, l’asticella imposta agli alleati pure. Di Maio prova a rassicurare, ribadendo che il dossier “è un’assoluta priorità”. Ogni passo di Roma sarà vincolato a un obiettivo, sostiene: non compromettere l’intangibilità dei dati dell’Italia e dei suoi partner. “Abbiamo ben presenti le vostre preoccupazioni. L’Italia garantisce la sicurezza delle reti”.

Non mancano ovviamente i problemi. “Siamo a favore di regole europee comuni”, premette il ministro. Un nodo, in particolare, complica la gestione del 5G: le infrastrutture non hanno un passaporto, ricorda Di Maio, né si arrestano ai confini di un Paese.

Tradotto tecnicamente: c’è il rischio che una sola falla di sicurezza in un singolo membro dell’Unione metta a rischio anche i dati degli altri. Tradotto politicamente: ci chiedete uno sforzo, ma deve essere condiviso da tutti. Sia sul fronte della privacy dei dati, sia per garantire la concorrenza tra Paesi Ue nel settore delle comunicazioni.

È lo stesso ragionamento di Conte, nel colloquio di un’ora con Pompeo. Un faccia a faccia dal sapore più politico, preparato come sempre con il consigliere diplomatico Piero Benassi. Un incontro delicato, perché a ridosso delle presidenziali Usa, e che serve a promettersi collaborazione nella corsa al vaccino contro il Covid. Ma è sempre la Cina a tornare nei ragionamenti del segretario di Stato. “Ho chiesto a Conte di fare attenzione alla privacy dei suoi cittadini”, fa sapere.

L’avvocato, dal canto suo, insiste su due punti. Primo: evitare la guerra commerciale con Pechino, privilegiando la moral suasion per favorire norme condivise sugli scambi. Secondo: massima garanzia di sicurezza sul 5S, grazie al golden power e al perimetro normativo costruito da Roma (noto agli Usa grazie a una consultazione bilaterale mensile).

L’avvocato non può però negare l’interesse commerciale italiano anche verso Oriente. Una necessità chiarita in pubblico pure da Di Maio: “Per noi ci sono alleati, interlocutori e partner economici. Siamo aperti a possibilità di investimento, ma mai fuori dai confini dell’Alleanza Atlantica”.

La Libia, ovviamente, non può restare fuori dal tavolo. Conte insiste con gli Usa affinché garantiscano la tregua raggiunta, sostenendo lo sforzo di stabilizzazione politica delle Nazioni Unite nei colloqui di Ginevra.

Quanto all’attivismo della Turchia nel Mediterraneo, l’avvocato preannuncia la linea italiana in vista del Consiglio europeo di oggi, che si può sintetizzare così: difesa della sovranità territoriale di Grecia e Cipro, ma massimo sforzo per favorire i negoziati con Erdogan ed evitare – almeno per adesso – strappi bruschi come le sanzioni contro Ankara.

A sera, Pompeo prosegue il suo tour nella Capitale. A cena si incontra con l’ad di Cassa depositi e prestiti, Fabrizio Palermo (dopo un primo faccia a faccia lo scorso inverno a Washington) e alcuni imprenditori di primissima fascia. Si discute di 5G. E di Rete unica che, non a caso, interessa anche a investitori americani (Kkr) e australiani (Macquarie).