Con Parolin “colloquio cordiale” in Vaticano

Francesco andrà a rinnovare l’Accordo sulla nomina dei vescovi in scadenza il 22 ottobre nonostante le critiche arrivate da Washington dove si teme l’espansione cinese in Occidente. La Santa Sede parla in un comunicato ufficiale di «rispetto», «distensione», «cordialità», seppure sulla Cina non si condivida la medesima posizione.

La Santa Sede procede per la sua strada. L’incontro di ieri mattina in Vaticano fra il Segretario di Stato americano Mike Pompeo e il suo omologo nella Santa Sede, il cardinale Pietro Parolin — con lui il Segretario per i rapporti con gli Stati, monsignor Paul Richard Gallagher — non ha cambiato la linea sulla Cina. Francesco andrà a rinnovare l’Accordo sulla nomina dei vescovi in scadenza il 22 ottobre nonostante le critiche arrivate da Washington dove si teme l’espansione cinese in Occidente. Il colloquio con Pompeo è stato «cordiale» ma «le posizioni restano distanti», ha detto Parolin ieri sera a margine della presentazione del nuovo libro di padre Enzo Fortunato ‘La tunica e la tonaca’ (Mondadori). E ancora: «Cerchiamo tutti la stessa cosa, la libertà religiosa. Noi però ci differenziamo sul metodo. Rivendichiamo da parte nostra la scelta meditata che ha fatto il Papa». Che ha voluto dire che in ogni caso il testo dell’Accordo resterà segreto. E alla domanda se le posizioni restino distanti con l’attuale amministrazione Usa, Parolin ha risposto «sì».

La Santa Sede parla in un comunicato ufficiale di «rispetto», «distensione», «cordialità», seppure sulla Cina non si condivida la medesima posizione. L’altroieri, al simposio sulla libertà religiosa organizzato dall’ambasciata americana presso la Santa Sede, il confronto è stato durissimo tanto che Gallagher ha accusato l’amministrazione Trump di voler «strumentalizzare il Papa» nella campagna elettorale. Per evitare il rischio di ulteriori strumentalizzazioni Pompeo non è stato ricevuto da Francesco. Ma ieri mattina un incontro importante Pompeo l’ha avuto con “l’Onu di Trastevere”, la Comunità di Sant’Egidio. Qui si è parlato di libertà religiosa, ma non di Cina. Mentre a Trump la Comunità ha chiesto di intervenire per una richiesta di perdono presidenziale per quattro condannati a morte per reati federali che sono in un carcere in Indiana.

L’incontro in Vaticano è durato circa tre quarti d’ora. Oltre che dei rapporti con la Repubblica Popolare Cinese, secondo quanto ha comunicato il portavoce vaticano Matteo Bruni, si è parlato anche «di alcune zone di conflitto e di crisi, il Caucaso, il Medio Oriente e il Mediterraneo Orientale». E dopo l’incontro, significativa è stata una dichiarazione arrivata dalla Cina. L’Ufficio del portavoce del ministero degli Esteri di Pechino ha inviato una nota ai media italiani nella quale giudica l’Accordo sulla nomina dei vescovi come «un risultato importante». Negli ultimi anni, recita la nota, «con gli sforzi congiunti di entrambe le parti le relazioni sino-vaticane hanno continuato a migliorare».

E ancora: «Negli ultimi due anni, l’accordo è stato attuato con successo e la causa del cattolicesimo in Cina si è sviluppata in modo sano: per quanto alcune persone possano essere stigmatizzate, questi fatti non possono essere cambiati». Nella nota anche una risposta indiretta a Pompeo che al simposio aveva denunciato la mancanza di libertà religiosa in Cina: il governo cinese «protegge la libertà di credo dei cittadini in conformità con la legge».