Con l’app Immuni vogliono schedarci dopo averci rinchiusi a casa

Spostamenti limitati alle persone che scaricano l'app per tracciare i nostri movimenti. L'idea del governo è gravemente lesiva delle libertà personali, una conseguenza del clima di isteria collettiva e, a tratti, patetico.

L’Italia rischia seriamente di trasformarsi da qui a pochi giorni in una grande casa del Grande Fratello, un incubo orwelliano, che non sembrava possibile fino a poche settimane fa e che, invece, è diventato largamente accettato dalla popolazione a seguito dell’emergenza Coronavirus, che ha scatenato un clima di isteria collettiva. Parliamo dell’app Immuni, che sarà creata da Bending Spoons su incarico del governo. Si tratta di un’applicazione per tracciare i movimenti degli utenti che la scaricano sul telefonino. Obiettivo: sfruttare la tecnologia per gestire la Fase 2, quando le restrizioni alla libertà di movimento saranno allentate e gli italiani gradualmente potranno tornare ad uscire di casa, pur continuando a rispettare alcune regole fondamentali, come la distanza sociale e il divieto di assembramento.

Immuni, scelta l’app per il tracciamento durante la Fase2 del 4 maggio

Come funziona l’app Immuni? Un utente la scarica e tiene il bluetooth acceso. Se fa il tampone e risulta positivo al virus, i suoi dati verranno utilizzati in forma anonima per inviare una notifica a tutti gli altri utenti registrati che nei giorni precedenti fossero risultati entrare in contatto con lui a una distanza inferiore di 2 metri. Nessuno saprà mai chi e quanti siano i contagiati, perché ogni nome verrà rappresentato da un codice alfanumerico. La società aderisce ai protocolli europei per la conservazione e il trattamento dei dati, per cui in teoria diremmo che si tratti di una soluzione che garantisce il cittadino-utente contro eventuali abusi.

Il ricatto dello stato al cittadino

Senonché, il commissario straordinario Domenico Arcuri, incaricato dal governo Conte di occuparsi dell’emergenza Coronavirus, ha balenato l’ipotesi che dal 4 maggio a poter uscire siano, anzitutto, gli utenti che abbiano scaricato l’app, secondo un metodo che ha tutto il sapore di un ricatto esplicito: o ti fai tracciare o resti a casa.

PD e Movimento 5 Stelle hanno emesso una nota congiunta per sostenere le buone ragioni della scelta, puntando sulla tecnologia per contenere la diffusione con il graduale ritorno alla normalità. Le opposizioni non chiudono all’utilizzo dell’app, ma chiedono che venga normata da una legge del Parlamento e non da una semplice circolare del commissario o da un decreto del presidente del consiglio dei ministri.

Da Mara Carfagna a Matteo Salvini, passando per Giorgia Meloni, tutto il centro-destra sottolinea come l’utilizzo dei dati sanitari dei cittadini ponga di per sé molteplici interrogativi e che, in ogni caso, non sia accettabile l’ipotesi di legare la libertà di movimento all’utilizzo dell’app. In effetti, è gravissimo anche solo immaginare che un cittadino possa uscire di casa solamente se accetta di essere sottoposto a sorveglianza dello stato. La libertà di movimento è uno dei diritti fondamenti della Costituzione, che rischia di diventare carta straccia, un po’ come sta avvenendo da circa due mesi e mezzo, da quando per decreto il governo ha rinchiuso 60 milioni di italiani a casa, trattandoli come fossero agli arresti domiciliari.

La lotta al Coronavirus ha richiesto e continuerà di certo a tutti sacrifici, ma che in Italia si stia esagerando lo dimostra il fatto che le restrizioni imposte dal nostro esecutivo risultino le più forti dopo la Cina, peraltro a fronte di risultati peggiori per numero di contagi e di morti. Da un mese e mezzo, le forze dell’ordine vengono utilizzate dallo stato per limitare ogni tipo di spostamento giudicato non essenziale, mentre già verrebbero preparate a multare quanti non avessero con sé in auto o a piedi il telefonino con l’applicazione per essere tracciati. Tutto questo è diventato intollerabile e stupisce come non vi sia una rivolta di quelle Camere Penali, solitamente molto attente a fare le pulci alle leggi, specie in materia di diritti dell’imputato.

Chi è Bending Spoons

Attenzione a questa demenza collettiva, per cui sia diventato ormai un pericolo pubblico il malcapitato di turno che pretende di farsi una passeggiata di fronte casa per sgranchirsi le gambe dopo oltre un mese e mezzo di “lockdown”. In ballo c’è la tutela dei diritti fondamentali, i quali risultano imprescindibili per il funzionamento dell’economia. Se non puoi muoverti, non puoi lavorare, non puoi fare impresa e non tutte le attività possono svolgersi a casa con lo “smart working”. Che tutti abbiamo dovuto rinunciare temporaneamente alle nostre libertà nel nome della salvaguardia della salute pubblica può accettarsi, purché lo stato di eccezione non diventi ordinario e prolungato oltre il necessario.

Non vorremmo che qualcuno a Roma ci abbia preso gusto a sapere che i cittadini siano impossibilitati di muoversi e, quindi, anche di protestare all’occorrenza contro i loro governanti. Non ci sarà alcuna ripresa dell’economia con il fiato sul collo dello stato. A proposito di Bending Spoons, la vicenda si arricchisce di risvolti interessanti: la società nata in Danimarca e che successivamente si è spostata in Italia risulta partecipata per il 5,7% da un gruppo di investitori, tra cui quel H14 dei figli minori di Silvio Berlusconi. Nell’estate scorsa, in Italia è finita tra le prime pagine delle cronache finanziarie per l’offerta avanzata per l’acquisizione di Grindr, il social per incontri gay.