“Con il ministero di catechista si coinvolge il laicato nell’edificazione della comunità cristiana”

Una riflessione di monsignor Malnati sul motu proprio di papa Francesco «Antiquum Ministerium» .L’intento di Papa Francesco anche con questa scelta attua la mens del Concilio Vaticano II che non solo chiede al laicato di esercitare il sacerdozio battesimale con la fattiva testimonianza nella Chiesa, nella società, ma anche intende coinvolgere il laicato nella corresponsabilità con il ministero ordinato sia nell’evangelizzazione, sia nell’edificazione della Comunità cristiana.

Papa Francesco, dopo aver istituito quale ministero stabile per i christifideles laici, sia uomini che donne, quello del laicato (del lettorato) e dell’accolitato, recentemente, con la lettera apostolica in forma di “motu proprio” Antiquum Ministerium istituisce il ministero di catechista per tutta la Chiesa Cattolica (10 maggio 2021).

Che nelle Comunità ecclesiali vi fosse da sempre, già sin dalla Chiesa sub-apostolica, una pluralità di carismi, è testimoniato anche dagli scritti del Nuovo Testamento e ciò sussiste ancor oggi sia nelle Chiese missionarie, come in quelle di antica evangelizzazione.

Potremmo identificare senza forzature che il carisma di didaskalos nelle Comunità cristiane di cui parla Paolo si riferisca proprio al “munus” del catechista-maestro. L’Apostolo stesso si definisce didaskalo (1 Tm 2,7; 2 Tm 1,11) e fa risalire a Cristo il bagaglio del suo insegnamento cristiano (Gal 1,12).

Chi  ha questo dono deve mettersi a disposizione della Comunità affinchè tutti possano imparare (1 Cor 14,31). Vi sono nella Comunità sub-apostolica più battezzati che con stabilità detengono questo dono-servizio dell’insegnamento ed essi vengono chiamati, in senso proprio, didaskali. Paolo lo sottolinea in tre lettere (Rm 2,20;1 Cor 12,28-29; Ef 4,11).

Questo ministero è menzionato anche nel Pastore di Erma conglobato al ministero dell’episcopo e del diacono (Erma, Vis.III,5,1).

Il carisma del didaskalo doveva essere abbastanza diffuso e considerato nella Chiesa tardo-apostolica se nella lettera di Giacomo troviamo la raccomandazione che non vi siano troppi didaskali (Gc 3,1) e soprattutto che i credenti non vadano in cerca di “nuovi didaskali” che li sviino dalla verità (2Tm 4,3).

Già Paolo VI, dopo la Ministeria quaedam, con la riforma degli ordini minori e poi nell’esortazione apostolica Evangelii nuntiandi, esortava a trovare nuove forme ministeriali per un rinnovamento della crescita delle Comunità cristiane nella corresponsabilità tra ministero ordinato e sacerdozio battesimale, cioè tra Pastori e christifidels laici.

Paolo VI, nella ricerca di nuove forme ministeriali, faceva espressamente menzione di quelle di catechista (E.N. n.73). In tale prospettiva diverse Chiese particolari hanno dato, nel corso del post Concilio, una maggior attenzione proprio al “ministero” della catechesi e dei catechisti.

Il Quinto Sinodo della Diocesi di Trieste, il primo dopo il Concilio Vaticano II, indetto dall’arcivescovo mons. Giampaolo Crepaldi, conclusosi il 3 novembre 2015, dal can. 44 al 51 istituisce in ogni Comunità parrocchiale in modo stabile il Collegio dei Catechisti (cfr cann. 44-49) e, individuando l’identità e la missione del catechista, sottolinea che “la Chiesa diocesana accoglie la vocazione dei catechisti donata dallo Spirito Santo ad alcuni cristiani, confermando loro lo specifico riconoscimento di ministero con il mandato ecclesiale….”(can 51).

Ecco che il Motu proprio di Papa Francesco giunge a ratificare il discernimento che tante Chiese particolari hanno fatto nei riguardi del prezioso ministero dei catechisti, carisma già presente nella Chiesa antica,  affinchè divenga un ministero istituito nella stabilità, quale vocazione riconosciuta dai Pastori per la trasmissione del kerygma e del depositum fidei, non solo nell’iniziazione cristiana, ma anche nell’accompagnamento della vita di fede degli adulti, delle famiglie e nella pastorale d’ambiente.

Papa Francesco, dopo aver istituito il ministero laicale di catechista con il motu proprio Antiquum Ministerium, affida la realizzazione nelle varie Chiese locali di questo ministero sia alla Congregazione del Culto Divino e la disciplina dei sacramenti, sia alle Conferenze Episcopali e ai Sinodi delle Chiese Orientali e mette a cuore ai Pastori che non cessino di far propria l’esortazione dei Padri Conciliari a condividere la responsabilità dell’annuncio, riconoscendo ministeri e carismi nei confronti dei fedeli (cfr LG 30) “rendendo così fattivo il ministero di catechista per la crescita della propria Comunità” (A.N. n.11).

Chi è impegnato nel lavoro pastorale sa quanto sia importante poter contare sull’istituzione stabile del ministero del catechista che, come avviene nelle Chiese missionarie, è il punto di riferimento per la formazione cristiana.

L’intento di Papa Francesco anche con questa scelta attua la mens del Concilio Vaticano II che non solo chiede al laicato di esercitare il sacerdozio battesimale con la fattiva testimonianza nella Chiesa, nella società, ma anche intende coinvolgere il laicato nella corresponsabilità con il ministero ordinato sia nell’evangelizzazione, sia nell’edificazione della Comunità cristiana.

* Vicario episcopale per il laicato e la cultura – diocesi di Trieste