Commemorazione di tutti i fedeli defunti

La Chiesa commemora oggi tutti i fedeli defunti, cioè coloro che sono morti in grazia di Dio e in favore dei quali siamo chiamati a offrire preghiere, Messe e altre opere buone, per aiutarli a giungere prima alla visione beatifica. Per il 2020, la Penitenzieria Apostolica ha esteso a tutto il mese di novembre la possibilità di lucrare l'indulgenza plenaria per un defunto

Custode della Rivelazione divina e annunciatrice di Cristo Risorto, la Chiesa commemora oggi tutti i fedeli defunti, cioè coloro che sono morti in grazia di Dio. In loro favore siamo chiamati a offrire opere buone.

Dopo aver celebrato i Santi che già contemplano la gloria della Santissima Trinità, con questa memoria si esplicita ulteriormente l’invisibile ma strettissimo legame tra i battezzati ancora pellegrini sulla Terra e i defunti che hanno già guadagnato la salvezza: insieme formano il Corpo mistico di Cristo, la Chiesa. Le sofferenze e i meriti di ogni membro di questo Corpo – come già spiegava san Paolo (1 Cor 12) – si comunicano alle altre membra.

Per questa mirabile comunione dei santi, la Chiesa raccomanda Messe di suffragio per i defunti, assieme a elemosine, indulgenze, opere di penitenza e preghiere. Tutto ciò aiuta coloro che si stanno purificando in Purgatorio a giungere prima alla visione beatifica, raccogliendo i frutti della promessa di Gesù: «Io sono la risurrezione e la vita: chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno» (Gv 11, 25-26). L’insegnamento della Chiesa sulla pietà per i defunti si fonda sulle Sacre Scritture ed è già rinvenibile nell’Antico Testamento nell’opera misericordiosa di Giuda Maccabeo (cfr. 2 Mac, 12-38-45) verso i compagni caduti: «Perciò egli fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato». Evidentemente, questo, è il segno di uno stato intermedio di purificazione che trova altre conferme nel Nuovo Testamento.

Il peccato ha infatti una duplice conseguenza. La Confessione libera dalla colpa legata al peccato, ma se manca una conversione completa (tale da portare alla piena purificazione) l’anima avrà bisogno comunque di espiare la cosiddetta pena temporale del peccato: questa espiazione avviene sia in Terra sia in Purgatorio. Per eccelsa volontà divina, in virtù della comunione dei santi, le opere di misericordia dei vivi verso i defunti possono abbreviarne o cancellarne totalmente le pene, che altro non sono che la lontananza e nostalgia di Dio. Verso di Lui, infatti, le anime del Purgatorio – ormai libere dalle tenebre terrene connesse al peccato, che impediscono di afferrare la bellezza del nostro fine ultimo – ardono d’amore.

Dall’1 all’8 novembre è possibile, una volta al giorno, lucrare l’indulgenza plenaria per un’anima del Purgatorio visitando il cimitero e pregando per il defunto, oltre ad adempiere le consuete tre condizioni: Confessione (anche 8 giorni prima o dopo, purché ci si comunichi in stato di grazia), Comunione e preghiera secondo le intenzioni del Papa (Padre Nostro, Ave Maria e Gloria). Per il 2020, vista la diffusione del Covid-19, questa possibilità è stata estesa – con un decreto della Penitenzieria Apostolica – a tutto il mese di novembre.

La commemorazione collettiva dei fedeli defunti ha origini antichissime, come attesta sant’Agostino (354-430), parlando di suppliche comuni che la Chiesa «ha fatto da sempre per tutti coloro che sono morti nella comunione cristiana e cattolica». Nei secoli si erano diffuse varie date e pratiche di pietà. Ma la svolta avvenne nel 998 quando sant’Odilone di Cluny, abate benedettino con una fervida devozione per le anime del Purgatorio, dispose la celebrazione per ogni 2 novembre di una Messa solenne in suffragio delle anime dei fedeli defunti, da tenersi nei monasteri cluniacensi. L’uso si diffuse presto in altre congregazioni e successivamente fu esteso a tutta la Chiesa cattolica.