Code fino a sette ore, è assalto al tampone

Mai così tanti: 125 mila in un giorno. I drive in non bastano più e il Lazio pensa di raddoppiarli. Per avere i risultati servono anche cinque giorni. Medici di base pronti a fare i test rapidi

Un Paese a caccia del tampone perduto. Con l’aumento sempre più cospicuo dei nuovi casi, la domanda di esami si moltiplica e manda in crisi l’offerta. In molte regioni i drive in delle Asl non bastano più e le macchine dei cittadini restano in coda per ore, le squadre che vanno a casa dei sintomatici (cosiddette Usca) non riescono a stare dietro alle richieste, i laboratori privati iniziano ad avere i centralini intasati. Si diceva che il testing avrebbe tenuto sotto controllo l’epidemia e invece una delle quattro “t” fondamentali per affrontare la pandemia si sta rivelando il punto debole di tutto il sistema. Siamo indietro rispetto agli altri grandi Paesi europei. Nell’ultima settimana di settembre abbiamo fatto 1.083 tamponi per 100mila abitanti contro i 1.307 della Germania, i 1.379 della Francia, i 1.598 della Spagna. Il Regno Unito, poi ne ha analizzati quasi il triplo: 2.715 per centomila. Da allora abbiamo un po’ aumentato, fino a 750mila tamponi in sette giorni ma evidentemente non basta. Lo dimostra anche la crescita della percentuale delle persone trovate positive rispetto ai test.
La crisi arriva in un momento molto difficile, con la seconda ondata ormai tra noi, i mesi freddi che si avvicinano, i mezzi pubblici affollati, le scuole che viaggiano a pieno regime. Negli assessorati, e anche al ministero alla Salute, sperano che i test rapidi da poco approvati anche dal Cts diano una mano a ridurre la richiesta di tamponi e così a tagliare i tempi per quegli esami. Le regioni stanno già comprando milioni di test rapidi e si organizzano per offrirli in alternativa ai tamponi. Anche i medici di famiglia hanno dato la disponibilità a farli.

Ci sono città dove la situazione non è più sostenibile. Ieri per fare un tampone al Centro carni di via Togliatti a Roma ci volevano 8 ore anche a chi si è presentato alle 6.30 del mattino. La coda è arrivata a un paio di chilometri mentre sei addetti su due corsie si sforzavano di andare più veloce possibile. La risposta all’esame? In cinque-sei giorni. In questo modo parlare di tracciamento non ha alcun senso. Nel Lazio si stima che la richiesta di tamponi sia il doppio dell’offerta e infatti ieri l’assessore alla Salute Alessio D’Amato ha detto che su lavora per raddoppiare i dei drive in.
Un’altra regione in crisi con i test è la Campania. Anche se in questi giorni ha il numero più alto di casi ne fa pochi, l’altro ieri erano appena 7.500. E così ci vogliono anche 10 o addirittura 15 giorni per avere una risposta. Ieri Vincenzo De Luca ha aperto anche alla possibilità di fare il tampone a pagamento nelle strutture private, proprio per smaltire un po’ la domanda. Ormai solo il Lazio resiste da questo punto di vista. Ai laboratori privati, infatti, permette solo di fare i test antigenici, cioè quelli rapidi, al prezzo calmierato di 22 euro. La Regione ha scelto 34 strutture. Vista la grande domanda sono già intasate pure quelle.

Va meglio la situazione dei privati in Lombardia, dove il tampone si può fare dietro ricetta del medico. Con circa 100 euro il test si ottiene quasi in tempo reale. Anche il servizio pubblico risponde in tempi abbastanza brevi quando ci sono urgenze. In Sicilia invece i laboratori privati vengono usati da chi non ha i requisiti per fare il tampone nel servizio pubblico, dove comunque ci sono alcune code. In Piemonte i cittadini si rivolgono al pubblico, dove non ci sono grandi code visto che la risposta arriva in 24-48 ore, e al privato. Sia la Puglia che la Liguria e il Veneto, dove i tamponi comunque si fanno in tempi abbastanza brevi, sono tra quelle che puntano molto sugli antigenici rapidi, anche per abbattere le lungaggini legate ai test tradizionali. Lo fa anche l’Emilia, che proprio in questi giorni ha deciso di offrire gratuitamente in farmacia i test sierologici, che rivelano se una persona è entrata in contatto col virus ma non se l’infezione è in corso, agli studenti e ai loro familiari. Ad essere in difficoltà in questi giorni è la Toscana. In certe zone le richieste dei pediatri stanno mettendo in crisi i drive in perché sono molto superiori alla capacità dei laboratori di processare i tamponi. Così ci vogliono anche tre o quattro giorni per avere il risultato