Cintura di sicurezza «dimenticata» Una multa ogni 5 minuti

I dati 2019: in moto senza casco, +30% di sanzioni

Ogni 4,7 minuti, in media, un guidatore viene multato in Italia perché non indossa le cinture di sicurezza. Eppure, l’obbligo esiste dal 1988 per quelle anteriori e dal 1994 per quelle posteriori. Dispositivi che, in 60 anni, si stima abbiano salvato la vita del 27 per cento delle persone coinvolte in incidenti gravi.

Secondo i dati elaborati per il Corriere della Sera da polizia stradale e carabinieri, nei primi nove mesi del 2019 i multati per questa infrazione sono stati 82.840 (+10,1% rispetto allo stesso periodo del 2018). In termini assoluti è la seconda infrazione più comminata, dietro solo all’eccesso di velocità (525.497, +32,3%) che, a onor del vero, è più semplice da «pizzicare» grazie ai misuratori elettronici.

Scorrendo il dossier, sorprende anche che i centauri scoperti senza casco sono cresciuti del 30 per cento: uno ogni tre ore. Eppure è obbligatorio indossarlo da 27 anni.

«Non c’è un’unica causa alla base di questi incrementi — spiega Giovanni Busacca, direttore della polizia stradale — ma le motivazioni addotte dai guidatori sono diverse: la presunta scomodità, il rischio di spettinarsi tra i giovani, la convinzione che non sia necessario indossarli a basse velocità e per tragitti brevi. Queste infrazioni sono diffuse in modo omogeneo in tutta Italia da guidatori che sottovalutano come, invece, questi dispositivi salvino spesso la vita». I dati dimostrano che il percorso da fare è ancora lungo. «La nostra attività di contrasto, attraverso i controlli e multe che prevedono anche il fermo amministrativo del veicolo per 60 giorni, ha senz’altro una buona efficacia deterrente — continua Busacca — ma crediamo e puntiamo molto sulla prevenzione tramite campagne di informazione e sensibilizzazione soprattutto nelle scuole, dove la giovane età degli studenti favorisce la diffusione dei messaggi di legalità e sicurezza».

Controlli che hanno portato all’emissione di 1,51 milioni di verbali (+0,8%), la perdita di 2,35 milioni di punti dalla patente(+32,2%), 45.962 carte di circolazione ritirate (+17,1%) e 32.770 patenti (-1,7%) sospese. Senza considerare che 492 persone sono state arrestate e 6.874 denunciate.

Una leggera diminuzione, invece, si è avuta per le multe per guida in stato di ebbrezza (-2,5%) e sotto l’influenza di stupefacenti (-0,4%).

Proprio sui test antidroga, dallo scorso week end, gli agenti hanno a disposizione un camper sperimentale con all’interno un mini laboratorio tossicologico. In pochi minuti si effettuano sia i prelievi salivari sia le controprove. Così non si devono più inviare i campioni al centro ricerche di tossicologia forense di Roma. In questo modo, a Pescara e Ancona, su 70 guidatori testati, quattro sono stati trovati positivi a una o più droghe e due ne erano in possesso.

Proprio la severità nei controlli è uno degli elementi che ha portato al calo degli incidenti stradali nei primi nove mesi del 2019. In particolare, i sinistri sono stati 54.600 (-2,3%), i feriti 36.549 (-1,1%), 1.245 (-2,3%) le vittime. Fra queste, 194 avevano meno di 30 anni. Una vera piaga sociale perché, per l’Organizzazione mondiale della Sanità, fra i 5 e i 29 anni gli incidenti sono la prima causa di morte: più dei tumori, dell’alcol o della droga.