Cina, tra autocertificazioni, viaggi di famiglia vietati, codici e pranzi in 15 minuti: così è ripartita la scuola

La testimonianza da Shanghai di una madre italiana sulle regole ferree impartite dalla commissione sull’educazione: «Il controllo così stretto funge da annichilimento e protezione. Per ora seguiamo le regole senza discuterle» La soluzione qui, come sempre, è stata affidata ai meccanismi di controllo- ancora più capillari e più stringenti- applicati a tutti i cittadini residenti sul territorio

Mentre la pandemia Covid-19 continua ad espandersi in più Paesi e a riproporsi, sotto forma di focolai più o meno allarmanti, in quelle nazioni già gravemente colpite dalla prima ondata di infezioni, in Cina si sta lentamente affrontando un passaggio cruciale: il rientro a scuola per il nuovo anno accademico 2020/2021. Le strutture scolastiche internazionali e pubbliche, sotto il rigido controllo della Commissione per l’Educazione di Shanghai (Shanghai Education Commission- SEC), hanno ufficialmente riaperto i battenti il 1°settembre 2020.

La scuola internazionale frequentata dai nostri figli è un istituto privato britannico che racchiude in sé asilo, scuola primaria e scuola secondaria. Conta circa 1300 iscritti di diverse nazionalità, che hanno un’età compresa dai 2 ai 18 anni. Ho reperito quante più informazioni disponibili sui protocolli messi in atto dalla scuola, sulle sanificazioni e sull’organizzazione degli spazi interni per offrire una fotografia delle scelte operate e messe in essere. Tuttavia, prima di parlare di questa scuola e delle sue procedure Covid-19, occorre collocarla all’interno del «macro-sistema» Cina, e comprendere come quest’ultimo si sia attrezzato per fronteggiare un’eventuale recrudescenza dell’infezione.

La soluzione qui, come sempre, è stata affidata ai meccanismi di controllo- ancora più capillari e più stringenti- applicati a tutti i cittadini residenti sul territorio. Delle tante cose che sono cambiate dallo scoppio della pandemia Covid-19, la più evidente, per noi espatriati in Cina, riguarda il tracciamento dei nostri spostamenti geografici. Ciascuno di noi è dotato oggi di un «codice di salute» (health code), che ci vincola all’autorità sanitaria della città di residenza. Questo codice di salute è direttamente agganciato ai nostri telefoni mediante la app di pagamento Alipay — quindi alla nostra carta di credito — oppure attraverso la app WeChat (analogo di WhatsApp in Italia) — quindi al nostro numero di telefono personale.

Il «codice di salute» è un vero e proprio documento identificativo, si aggiorna in tempo reale, e può venire richiesto in qualsiasi momento — all’ingresso di un ospedale, di un ristorante o di un ufficio. Ogni città cinese possiede un QR code specifico e quando ci si sposta territorialmente si è obbligati a registrarsi mediante scansione di questo QR code. Così, le informazioni inerenti ai nostri spostamenti (insieme a quelle relative ai rischi sanitari in cui possiamo incorrere o di cui possiamo eventualmente diventare portatori), vengono controllate e mappate. Questo sistema capillare di accertamento consente di conoscere in tempo reale lo stato di salute di un individuo in ingresso ed in uscita dalle diverse zone geografiche, permette quindi la circoscrizione rapida di un eventuale nuovo focolaio, e consente una presa più efficace sulle traiettorie delle infezioni.

Questo sistema anti Covid-19 applicato alle micro-porzioni geografiche ha degli effetti concreti anche sulla scuola. Qualsiasi studente lasci la città di residenza, non potrà rientrare a scuola se non dopo 14 giorni di osservazione a casa, una sorta di «auto-quarantena» a scopo preventivo. Ne consegue che nessuna famiglia è autorizzata a muoversi dalla propria città di residenza a patto di far perdere, ogni volta, 2 settimane di scuola ai propri figli. Questo aspetto, del tutto rilevante, annulla qualsiasi desiderio di spostamento e ottiene un angusto effetto psicologico di imprigionamento. Ma non c’è scelta e tanto meno scorciatoia possibile. Il mantra è quello della guerra contro la pandemia, e le nostre — già deboli e provate — coscienze devono, per ora, costringersi alle regole. Il contesto esterno di controllo e di limitazione delle libertà personali ha dunque la doppia funzione di annichilimento e protezione. Dal versante più interno, quello della scuola, un piccolo esercito di docenti dalla spiccata attitudine «brit» (ovvero nessuno spazio per i «se», «ma», «forse», o per le più disparate speculazioni teoriche), rinforza la protezione contro il coronavirus mediante azioni pratiche e osservazione pedissequa di determinate regole, valide per tutti. Queste regole vengono agite all’unisono, e anche se sembrano prive di logica o dense di aporie, a nessuno viene in mente di metterle in discussione.

Le azioni concrete messe in atto dalla scuola prima della riapertura sono state: acquisti di nuovo equipaggiamento, operazioni di massiccia sanificazione di tutti gli ambienti, e riorganizzazione degli spazi interni, il tutto sottoposto ad almeno due ferree ispezioni da parte del SEC. La scuola si è dotata di 2 metal detectors con rilevazione della temperatura corporea, uno per ciascun ingresso principale – asilo/primaria e secondaria. Sono state create delle infermerie mobili (tende da campo) agli ingressi della struttura scolastica per trattenere temporaneamente gli allievi in caso di febbre, in attesa dell’arrivo dell’ambulanza e/o di un familiare.

Tutte le aule della struttura sono state dotate di un box contenente il kit-Covid, equipaggiato con: 1 termometro digitale per rilevazione temperatura da remoto (fronte), mascherine monouso di riserva per gli allievi, pacchi di salviettine disinfettanti, igienizzante liquido per le mani. Sono state acquistate delle telecamere termiche, poste all’ingresso e all’uscita della mensa, per la misurazione della temperatura. Tutti gli insegnanti e il personale scolastico sono stati sottoposti a tampone obbligatorio 3 giorni prima dell’inizio delle lezioni. A tutti gli studenti è stato richiesto di dimostrare (mediante Health code, di cui sopra) di non essersi spostati da Shanghai negli ultimi 14 giorni.

Apertura della scuola: le procedure di ingresso

L’arrivo dei bambini può avvenire mediante school bus o direttamente accompagnati dai genitori. Il primo rilevamento della temperatura corporea viene fatto agli allievi che accedono allo school bus. Tutti i bambini passeranno comunque attraverso il metal detector con rilevazione della temperatura. A nessun genitore è concesso di accedere fisicamente all’interno dell’istituto. Tutte le mattine i bambini in ingresso devono presentare un’autocertificazione (Student daily health declaration) dove dichiarano di avere una temperatura del corpo normale (< 37.3°C), di non avere sintomi quali febbre, tosse, nessun tipo di problema respiratorio quale, ad esempio, fiato corto. Dichiarano altresì di non essere stati diagnosticati, né di sospettare di avere il Covid-19, e di non aver lasciato Shanghai negli ultimi 14 giorni. Firma dello studente, firma del genitore, data. In assenza di autocertificazione l’alunno non può entrare a scuola. Viene quindi messo in un’aula separata, in attesa che un genitore arrivi con il modulo compilato e firmato.

Tutti i bambini arrivano a scuola indossando la mascherina. Gli studenti sotto i 6 anni d’età non indosseranno la mascherina durante la giornata scolastica, e verranno immediatamente dirottati nella «zona» asilo e prima elementare, che è stata opportunamente transennata per evitare contatti con gli altri studenti. Gli allievi dai 6 ai 18 anni d’età hanno l’obbligo di indossare la mascherina in tutti gli spazi comuni (corridoi, mense, bagni), ad eccezione dello spazio fisico della loro classe e degli spazi all’aperto. Lo stesso vale per gli insegnanti e il personale scolastico. All’arrivo in classe gli studenti devono disinfettarsi le mani e possono togliere la mascherina solo quando si sono seduti al loro posto. I posti assegnati in classe sono sempre gli stessi, la prossemica è stata soppiantata dalla sicurezza, i banchi sono disposti in fila faccia alla cattedra. Gli studenti sono organizzati in banchi a due a due, separati da 1mt di distanza gli uni dagli altri. L’insegnante ha il compito di registrare ogni mattina la posizione dello studente in classe, su un apposito foglio con la disposizione dei banchi (seating plan).

L’insegnante è dotato di un registro elettronico dove, dopo apposita misurazione, deve registrare la temperatura corporea dei propri allievi ogni mattina, in entrata, e alle ore 15, in uscita dalla classe. Il docente non deve indossare la mascherina mentre si trova in cattedra per la spiegazione, ma la deve indossare se si avvicina fisicamente agli studenti. All’uscita dall’aula gli studenti devono indossare nuovamente la mascherina e disinfettarsi le mani. I banchi e le sedie vengono disinfettati in media ogni 3 ore, e ogni volta che gli studenti rientrano dalla mensa o da uno spostamento in un’altra aula. Gli studenti non possono portare a casa i loro astucci, il materiale, o i libri della biblioteca. Non sono autorizzati a scambiare materiale scolastico con propri compagni, ma all’occorrenza, possono chiedere ai propri docenti.

Attività sportiva

Gli studenti non sono tenuti ad utilizzare la mascherina durante le lezioni di educazione fisica, o quando si trovano all’aperto, ma saranno obbligati ad indossarla durante tutti i tragitti interni che li portano in un’altra zona della scuola. Sono stati creati dei percorsi interni di mobilità, divisi per anno di appartenenza, in modo che non si creino assembramenti all’interno della scuola. Tutte le mattine gli alunni ripetono gli stessi percorsi, rispettano le distanze, si recano nella zona fisica dell’istituto dove è previsto che arrivino, a seconda del loro anno di appartenenza.

Le mense

In mensa entrano classe per classe, rigorosamente in fila. Passano sotto l’occhio della telecamera termica e mentre si trovano in fila si igienizzano le mani. Prendono il proprio pranzo e si siedono a meno di 1 mt di distanza l’uno dall’altro. Per questo motivo, la mensa è l’unico punto dove sono stati installati dei divisori di plastica. Questi divisori separano ciascun bambino dall’altro, frontalmente e lateralmente. I bambini a questo punto possono togliersi la mascherina e mangiare. Il pranzo dura in media 15 minuti. Poi devono indossare nuovamente la mascherina, riconsegnare il vassoio e igienizzarsi le mani in uscita.

Le responsabilità dello staff

Ciascun membro dello staff scolastico ha delle responsabilità definite. Ci sono docenti che si occupano della fase ‘ingresso’ e della raccolta delle autocertificazioni, altri che si occupano degli spostamenti dei bambini all’interno e all’esterno della struttura. Esiste, infine, un protocollo di emergenza nel caso un alunno avesse un’alterazione della temperatura corporea (> 37.3°C). L’insegnante ha il compito di accompagnare fisicamente lo studente al punto infermeria. Il bambino viene quindi isolato e preso in carica dall’infermiera. A distanza di 15 minuti viene riprovata la temperatura; se l’alterazione persiste vengono chiamati i genitori che hanno il compito di portare il bambino alla «clinica della febbre» (fever clinic) più vicina. Ogni ospedale di Shanghai ha adesso una fever clinic al suo interno, dove sono presi in carico solo i casi di possibile Covid-19. Il medico presente a questo punto deciderà se effettuare o meno un tampone e compilerà un certificato con la diagnosi per la riammissione del bambino a scuola. La scuola ha l’obbligo di contattare il SEC entro 30 minuti dall’identificazione di un caso di febbre sospetta. Vengono forniti in tempo reale la lista di tutti i contatti del bambino, mediante link al registro elettronico di classe. il SEC prenderà poi contatto con le autorità sanitarie, le quali, a loro volta, inizieranno il controllo a tappeto di tutti gli studenti che sono venuti a contatto con il possibile paziente Covid-19.

Questo tipo di pianificazione interna della nostra scuola può apparire oltremodo macchinosa e ridondante. Sono cosciente inoltre che questa testimonianza riguarda una scuola privata internazionale dove non esistono problemi di fondi per nuovi metal detector con rilevazione della temperatura corporea, per l’approvvigionamento di mascherine di riserva o igienizzante per le mani. Ma a pensarci bene tutta questa organizzazione interna ruota intorno a 6 punti fondamentali: controllo della temperatura corporea, utilizzo di mascherine, igiene delle mani, riorganizzazione e sanificazione degli spazi, rigida divisione interna dei compiti, aderenza e supervisione del modello. Ho intervistato alcuni insegnanti. La nota positiva è che i bambini sono felici di andare a scuola. I bambini hanno bisogno di andare a scuola e hanno bisogno di vedere i loro insegnanti, seppur nella nuova (e temporanea) veste di generali anti-Covid. Si mostrano cooperativi e si sono adattati alle nuove regole. Noi genitori non sappiamo fino a quando dovremmo seguire queste regole, ma siamo grati che queste regole esistano e che siano, se non pienamente logiche, almeno intellegibili nella loro organizzazione. Queste regole per adesso le seguiamo, non le discutiamo. In questo modo ci sembra di fare la nostra piccola parte per contenere il virus, in attesa (speriamo non troppo prolungata) di tempi migliori.

(Francesca Severino lavora come Senior content editor alla scuola di medicina della Jiao Tong University di Shanghai, dove vive con il marito Pietro Chiodi, design director dello studio di architettura Stefano Boeri Architetti)