Choc in Francia: per la suora col velo non c’è posto nella casa per anziani

Per essere ammessa in una struttura di Vesoul, la religiosa 75enne avrebbe dovuto rinunciare all’abito «per rispetto della laicità». Il Comune fa dietrofront dopo la denuncia dei media: «Spiacevole errore» L’amministrazione della residenza municipale aveva motivato il rifiuto con la necessità di tutelare «le preferenze e convinzioni degli altri residenti»

Nelle nostre residenze municipali per la terza età, non c’è posto per le suore che potrebbero turbare, con il loro abito religioso, le «convinzioni» di altri residenti. Anzi no, pardon, tutto è stato un errore «molto spiacevole», parola di sindaco. Oltralpe, la competizione pluriennale fra le più ottuse interpretazioni della “laïcité” vede adesso entrare in lizza pure Vesoul, cittadina di 15mila anime dell’estremo Est, nota a molti francesi anche perché citata in una vecchia canzone di Jacques Brel.

Ma adesso, in modo ben poco glorioso, rischia di passare agli annali pure l’angheria inflitta nei mesi scorsi dai servizi comunali a un’anziana religiosa ammalata che sperava solo di ottenere, come altri cittadini della sua età, un alloggio in una residenza di riposo gestita dal Centro comunale di azione sociale (Ccas). Una storia cominciata in realtà l’anno scorso, nel Midi. Superati i 75 anni, la religiosa, in condizioni precarie di salute, decide di lasciare le altre clarisse del proprio convento nei pressi di Valence, nella Valle del Rodano, per passare gli ultimi anni più a nord, nella regione natale. Effettua una richiesta ai servizi municipali di Vesoul, preparandosi alla prospettiva di vivere nella residenza “Foyer Logements”, dotata di una sala mensa comune per tutti. Un luogo, inoltre, in cui il parroco locale celebra periodicamente la Messa. Dapprincipio, nessun ostacolo: a inizio anno, apprendendo di essere seconda in graduatoria e di aver ottenuto il diritto di soggiornare nella residenza, la religiosa raggiunge Vesoul, vicino ai contrafforti del Giurà oltre i quali si apre la Svizzera. Ma una volta sul posto, cominciano le difficoltà. Senza ottenere spiegazioni, la suora comprende di essere stata scavalcata

da altri nella lista d’attesa. Spiazzata e senza una data precisa per il trasferimento sperato, accetta l’ospitalità della parrocchia locale. Ma l’attesa si prolunga oltre ogni ragionevole previsione. Nel frattempo, nessuna novità. Fino al mese di luglio, quando giunge finalmente una lettera dagli uffici comunali.

La richiesta è stata definitivamente convalidata, ma l’assegnazione di un alloggio implica l’accettazione di una condizione del tutto imprevista, precisata nero su bianco: «Nel rispetto della laicità, ogni segno vistoso di appartenenza a una comunità religiosa non può essere accettato, nell’ottica di assicurare la serenità di tutte e di tutti». Tutt’al più una piccola croce, ma niente abiti religiosi. Paradossalmente, la lettera fa pure riferimento all’esigenza di rispettare le «preferenze e convinzioni » dei residenti, come se la scelta della vita religiosa non rientrasse nel campo delle «convinzioni » che impongono rispetto. Naturalmente, la condizione non viene accettata. Di fronte al muro amministrativo, aiutata dalla parrocchia locale, la suora trova un alloggio tramite un’agenzia immobiliare. Si sente respinta, ma non vuole far rumore, fedele alla condotta di una vita. Attorno a lei, viene rispettato questo desiderio di discrezione. Ma nel proprio editoriale parrocchiale di novembre, intitolato «Chi siamo? », padre Florent Belin, il parroco che ha aiutato la suora, evoca il caso: «Di recente, un posto al “Foyer Logement” di Vesoul era disponibile per una religiosa solo a condizione che abbandonasse l’abito e il velo». Ieri, la stazione locale del network radiofonico pubblico regionale France Bleu ha finito per rivelare tutto, provocando lo stupore di tanti francesi per il nuovo scioccante e assurdo caso di deformazione del concetto di laicità. Il sindaco, che per un’ironia delle circostanze si chiama Alain Chrétien (“cristiano”,

letteralmente), ha diffuso, nel primo pomeriggio, un comunicato per negare di essere al corrente: «Tengo a ricordare che né il regolamento interno delle residenze, né i principi di laicità ai quali teniamo tutti, impediscono a questa suora di accedere a un alloggio». In termini vaghi, il sindaco di centro- destra ammette alla fine che «quest’errore di apprezzamento è molto spiacevole», impegnandosi «personalmente » a risolvere il caso.

Ma la dichiarazione del sindaco è «molto sorprendente e totalmente erronea» rispetto ai fatti, secondo un responsabile della parrocchia di Vesoul consultato da Avvenire. Oltralpe, l’era della laicità a geometria variabile non pare essere tramontata.

Per essere ammessa in una struttura di Vesoul, la religiosa 75enne avrebbe dovuto rinunciare all’abito «per rispetto della laicità». Il Comune fa dietrofront dopo la denuncia dei media: «Spiacevole errore» L’amministrazione della residenza municipale aveva motivato il rifiuto con la necessità di tutelare «le preferenze e convinzioni degli altri residenti»