Chiese profanate o svendute ai privati: la Francia teme la deriva anticristiana

Mancano i fondi, si moltiplicano incidenti e atti vandalici. E molti edifici di culto diventano hotel o bistrot

L’orologio del campanile continua a segnare le 8.10. Il tempo si è fermato nell’ora in cui è scoppiato l’incendio a Saint-Pierre-et-Saint-Paul. La cattedrale con il tetto annerito è circondata da recinzioni, la ricostruzione sarà lunga, ma intanto domenica si è tenuta una messa sul sagrato per l’insediamento del nuovo vescovo. “Cerchiamo di andare avanti”, dice François Renaud che gestiva la diocesi vacante il 18 luglio quando è scoppiato il rogo. Quella mattina Renaud ha pianto. La cattedrale aveva già bruciato all’inizio degli anni Settanta a causa di un incidente durante un cantiere di restauro. Questa volta è stato il gesto inconsulto di Emmanuel Abayisenga, 39 anni, richiedente asilo ruandese che stava per essere espulso dalle autorità francesi. Renaud non ha rimpianti per aver affidato le chiavi della cattedrale al profugo. “Se la chiesa non apre le porte a persone come lui, chi dovrebbe far entrare?”. Dal carcere dov’è rinchiuso, il ruandese piromane ha chiesto perdono. Il sacerdote ha un attimo di esitazione. “Il perdono non conosce limiti, ma è presto”.
A Parigi, il cantiere per Notre-Dame non è ancora cominciato, a lungo bloccato tra cavilli burocratici ed emergenza sanitaria. Due cattedrali che bruciano in meno di un anno e mezzo non fanno una prova. Ma forse qualcosa sta succedendo alla “figlia prediletta della Chiesa”, com’è stata chiamata la Francia dopo la conversione di Clodoveo. Ogni giorno in Francia due chiese subiscono atti di vandalismo o sono profanate. Spariscono altari, calici, dipinti, croci, persino sedie. Nel 2018 il ministero dell’Interno ha contato più di mille “atti anticristiani”, contro 541 atti antisemiti e 100 atti islamofobici.

L’estrema destra di Marine Le Pen parla di “clima anticristiano”. Anche negli ambienti cattolici meno conservatori c’è preoccupazione. Édouard de Lamaze, avvocato, cattolico, presidente dell’Osservatorio privato per il patrimonio religioso (Opr), non vuole cedere alla strumentalizzazione politica. “Non parlerei di un clima anticristiano” dice citando rapporti dei gendarmi dai quali emergono motivazioni diverse. Persone con disturbi psichiatrici, adepti di sette sataniche, giovani in cerca di provocazione. Solo in rari casi ci sono rivendicazioni politiche o religiose. “Ma non dobbiamo nemmeno essere ingenui. Il nostro paesaggio sta cambiando”. Lamaze snocciola dati. “Una nuova moschea apre ogni due settimane, mentre ogni anno scompaiono tra 40 e 50 chiese: demolite, vendute o radicalmente ricostruite”.

Almeno 5mila chiese francesi potrebbero scomparire se non ci saranno urgenti stanziamenti e una chiara volontà politica di salvarle. È la “pesante eredità”, parole dell’avvocato parigino, lasciata dalla legge sulla laicità approvata nel 1905 che ha separato la Chiesa dallo Stato, avviando l’espropriazione delle 83 cattedrali del paese diventate proprietà della République. Le circa 45mila chiese sono passate ai comuni che però non hanno i soldi per proteggerle e restaurarle, o preferiscono venderle per finanziare la costruzione di scuole, case di riposo, rotonde. In un paese fortemente secolarizzato, commenta Lamaze, ci sono quasi sempre altre “priorità elettorali”.

“Immaginate di aver lasciato la vostra casa di campagna a qualcuno che non ha soldi per mantenerla” spiega il presidente dell’Osservatorio, alludendo a Stato ed enti locali. “Dopo 115 anni, tetto e infissi sono distrutti e all’interno piove a dirotto”. Lo Stato dedica alla protezione del patrimonio religioso 100 milioni di euro ogni anno. Troppo poco per un paese che, per numero di chiese, è il secondo in Europa dopo l’Italia. E intanto le diocesi spesso abbandonano monumenti diventati inospitali e concentrano le loro risorse in nuove costruzioni. L’associazione Chantiers du Cardinal ha costruito 1886 chiese dal 1905, tra cui anche la nuova cattedrale di Créteil, sudest della capitale. Già nel 1904 Marcel Proust firmava un articolo sul Figaro dal titolo “La morte delle cattedrali”. Lo scrittore allertava sul rischio di vedere gioielli dell’arte gotica “trasformati in casinò”. Nell’Ottocento era stato Victor Hugo a volare in soccorso di Notre-Dame.

Nel ventunesimo secolo pochi intellettuali francesi si fanno sentire. E in Francia non esiste un 8 per mille che permetta di donare in favore delle istituzioni religiose. “Per i 900 milioni di euro raccolti nello slancio di generosità per Notre-Dame, molti monasteri, abbazie, chiese di campagne seguono un triste destino senza fondi né mobilitazione” commenta il presentatore tv Stéphane Bern che ha inventato una “lotteria dei beni culturali” di cui oltre un terzo dei proventi è andato a monumenti religiosi.

La Revue des Deux Mondes ha pubblicato uno speciale dal titolo “La tragedia delle chiese” nel quale cita molti casi. A Rouen, nella “Città dei cento campanili” come diceva Hugo, il sindaco ha venduto una chiesa trasformata in una brasserie. A Caen una chiesa è diventata palestra. A Nantes si può soggiornare nell’hotel Sözö?, fino a due anni fa una cappella. L’avvocato Lamaze è sindaco di un villaggio di 250 abitanti in Normandia. Nella chiesa del comune ha deciso di organizzare concerti e mostre. “E’ l’unico modo – spiega – per garantire una nuova missione pubblica per questi luoghi senza snaturarli”. La messa viene celebrata solo qualche volta all’anno grazie a una comunità di preti birmani.