Chiesa ortodossa russa: allerta sul coronavirus, la comunione, il bacio dell’icona

Indicazioni del Sinodo del patriarcato di Mosca: disinfettare le icone, baciate per devozione; attenzione alle bevande benedette. Per alcuni sacerdoti, la comunione, essendo segno dell’amore di Dio, non può portarci la malattia e la morte. Più cauta la Chiesa greca. Le lunghe file per baciare le reliquie di san Giovanni Battista a San Pietroburgo. Alcuni sacerdoti, come l’archimandrita Filipp (Rjabikh), rappresentante della Chiesa russa presso le istituzioni europee a Strasburgo, ritengono che “anche se è terribile ammalarsi di questo grave virus, che può portare anche a un esito letale, sarebbe ancora più grave se per questo ci privassimo della sacra comunione o della stessa liturgia, il grande dono di Dio”. Padre Filipp ha ricordato le parole dei padri della Chiesa, secondo i quali “il mondo si regge sulla celebrazione della liturgia e dell’eucarestia”, e ha paragonato la chiusura delle chiese di questi giorni con il periodo sovietico, quando le chiese venivano chiuse o distrutte dal regime.

Chiesa ortodossa russa: allerta sul coronavirus, la comunione, il bacio dell’icona

Mosca (AsiaNews) – Anche il Patriarcato di Mosca ha deciso di raccomandare ai propri fedeli il rispetto di alcune norme di comportamento di fronte alla diffusione del coronavirus. La Russia appare in realtà piuttosto immune dalla diffusione del virus, registrando poche decine di casi. Qualcuno sospetta che forse il governo non diffonde statistiche credibili.

L’interesse del Paese è rivolto piuttosto a un’altra “corona”, quella presidenziale, legata all’approvazione delle varie modifiche alla Costituzione e soprattutto alla proposta della deputata Valentina Tereshkova (la prima donna astronauta), che alla fine delle discussioni sulla carta costituzionale ha proposto di annullare le limitazioni di legge a tutti i precedenti mandati di Vladimir Putin, “per assicurare stabilità al Paese”. Il presidente della Duma, Vjačeslav Volodin, ha subito appoggiato la proposta, chiedendo ai parlamentari di difendere Putin come “prerogativa ed eccellenza” della Russia. Lo stesso presidente ha accettato la proposta, rivelando la vera finalità di tutte le manovre costituzionali: rimanere al potere in ogni modo. Con le nuove tempistiche, egli potrebbe rimanere presidente fino al 2036, avvicinandosi ai record di Ivan il Terribile (50 anni di regno) e di Pietro il Grande (40 anni).

Il Sinodo patriarcale si è comunque riunito l’11 marzo, rilasciando una dichiarazione in cui si esprimono le “condoglianze per i parenti e i congiunti delle vittime del coronavirus in Cina, Sud Corea, Iran, Italia, Francia, Germania, Spagna e negli altri Stati”. Benedicendo l’opera dei medici e dei volontari, il sinodo ricorda che “durante le epidemie la Chiesa ortodossa russa ha sempre adempiuto al proprio ministero di testimonianza, non rifiutando a nessuno l’assistenza spirituale e la piena partecipazione ai sacramenti”. Si invita alla moderazione e al buon senso, mantenendo la “tranquillità nella preghiera” senza cedere al panico e ai timori per la diffusione della pandemia.

Si raccomanda di “osservare in modo coerente e inflessibile le misure igienico-sanitarie di carattere profilattico nelle parrocchie e nei monasteri, soprattutto nelle regioni dove le condizioni epidemiologiche sono ufficialmente riconosciute come critiche, usando soluzioni per disinfettare le icone esposte alla venerazione, che i fedeli baciano inchinandosi, e di utilizzare bicchieri monouso per le bevande di devozione”. Nei riti ortodossi, a parte la comunione eucaristica, è infatti d’uso l’assunzione di acqua e vino benedetti, come partecipazione devota alla liturgia comunitaria.

Proprio il rito della comunione eucaristica crea parecchie perplessità, molto discusse in questi giorni, sulle quali il Sinodo ha deciso di sorvolare. I fedeli ortodossi ricevono l’Eucarestia sotto forma di frammenti di pane intinti nel vino, e distribuiti ai fedeli con un cucchiaio dorato dalle mani del sacerdote direttamente in bocca, mentre i diaconi asciugano il viso del comunicando con manutergi rossi (del colore del vino). Chi non riceve la comunione (per la quale è obbligatorio confessarsi durante la liturgia), cioè la maggioranza dei fedeli, si limita a bere l’acqua e vino benedetti ai lati dell’altare. Tutte queste procedure ora creano apprensione, e i fedeli che decidono di accedere alla consumazione sacramentale e di devozione sono sempre di meno.

Alcuni sacerdoti, come l’archimandrita Filipp (Rjabikh), rappresentante della Chiesa russa presso le istituzioni europee a Strasburgo, ritengono che “anche se è terribile ammalarsi di questo grave virus, che può portare anche a un esito letale, sarebbe ancora più grave se per questo ci privassimo della sacra comunione o della stessa liturgia, il grande dono di Dio”. Padre Filipp ha ricordato le parole dei padri della Chiesa, secondo i quali “il mondo si regge sulla celebrazione della liturgia e dell’eucarestia”, e ha paragonato la chiusura delle chiese di questi giorni con il periodo sovietico, quando le chiese venivano chiuse o distrutte dal regime.

Anche la Chiesa ortodossa greca, nella riunione del Sinodo del 9 marzo, aveva dichiarato che “la Santa Comunione non può essere causa di trasmissione del coronavirus, perché è una consegna della persona nelle mani di Dio e una manifestazione del Suo amore”. È anche vero che, rispetto ai russi, i greci sono meno “impositivi” nel gesto sacramentale lasciando piuttosto ai fedeli la possibilità di adeguare il cucchiaio all’assunzione del pane e del vino consacrati, come avviene anche nella Chiesa Copta. I Vecchio-Credenti, l’antica Chiesa russa tradizionalista, ha invece ammonito sul rischio di infezione all’atto della comunione, invocando misure più severe fino alla sospensione delle celebrazioni liturgiche.

A San Pietroburgo, senza curarsi dei rischi di infezione, masse di fedeli si recano in questi giorni alla cattedrale della Madonna di Kazan, al centro della” capitale del nord”, dove sono esposte le reliquie di San Giovanni Battista (v. foto). Migliaia di persone si accalcano nelle file fuori e dentro la chiesa, per giungere infine a baciare le reliquie, atto certamente devoto e forse salvifico, ma sicuramente assai poco igienico in periodo di coronavirus.