Chiara Lubich e la fiction Rai, gli ex Focolarini: «Ignorati gli abusi». Il movimento: «Disposti ad ascoltarli»

La reazione di un gruppo di ex appartenenti ai Focolarini dopo lo sceneggiato sulla vita della fondatrice: «Lettera al Vaticano per bloccare la causa di beatificazione». La replica: «Dobbiamo essere umili e riconoscere gli errori, ma in tanti hanno provato emozione»

Chiara Lubich

La fiction su Chiara Lubich, la fondatrice dei Focolarini, mandata in onda con successo ieri sera su Rai1, L’amore vince tutto, accende la protesta di alcuni fuoriusciti dal movimento. Il racconto televisivo — sostengono — avrebbe trascurato i problemi vissuti in prima persona (o di cui sarebbero stati testimoni), legati ad episodi di manipolazione psicologica e/o suicidi. Mentre — aggiungono — non sarebbe stato dato spazio al recente scandalo scoppiato in Francia di abusi sessuali (una trentina le vittime, tra ragazzi e bambini oggi in età matura). Un malessere che peraltro, già prima della fiction, aveva portato alcuni di loro a scrivere al Dicastero dei Laici in Vaticano per chiedere il blocco della causa di beatificazione della stessa Chiara Lubich, attualmente in corso. Diverse le lettere giunte oggi al Corriere. A queste critiche il Movimento dei Focolari ha replicato puntualmente e con apertura. Ecco dunque alcune delle testimonianze firmate e la replica. Il tutto da leggere ovviamente pensando alla profondità del personaggio di Chiara Lubich, che è stata fonte di ispirazione e preghiera per molte generazioni, nonché forza di cambiamento all’interno della Chiesa e alla complessità di un movimento, che è diventato negli anni sempre più vasto e articolato.

«Abbiamo dato tutto per un ideale rivelatosi una bugia»

Maria Iarlori, una professionista che ha fatto a lungo parte dei Focolari e che ora vive all’estero, scrive al Corriere. «Come ex membro del movimento dei focolari ed ex focolarina (sono nata in Italia e da circa 20 anni vivo in Canada) vorrei esprimere la mia più profonda costernazione per la fiction che è andata in onda sulla televisione italiana questa sera. Dal film, dalle varie interviste e dai i vari articoli introduttivi apparsi sulla stampa, non solo italiana ma anche internazionale, si percepisce una presentazione di una realtà complessa come quella del Movimento di Chiara Lubich superficiale e fuorviante. Questa esaltazione di una persona quale la Lubich è come una patina luccicante. Ma nella realtà, anche in questo caso, non è tutto oro quello che luccica. Penso di interpretare il pensiero di tanti che come me hanno dato tutto — spiritualmente, psicologicamente e materialmente e ciascuno in modo diverso — per seguire un ideale di vita che si è rivelato poi una bugia, chiedendovi di darci voce e presentare sul vostro giornale l’altra faccia della medaglia. Questo sia per amore della verità che per giustizia. Penso alla mia famiglia in Italia, a mia mamma che è molto anziana, che ha sofferto e vissuto con me questa esperienza e che si è vista propinare stasera in tv questa farsa all’acqua di rose sulla fondatrice del Movimento dei focolari».

Gli abusi sessuali in Francia

Un’altra testimonianza scritta arriva da Claudia Benvenuti di Roma, che ha fatto parte del Movimento Giovani per un Mondo Unito dei Focolarini: « Il 3 gennaio su Rai 1 è andato in onda il film tv “Chiara Lubich – L’amore vince tutto” sulla vita della fondatrice del Movimento dei Focolari e la domenica mattina “A sua immagine” ha dedicato un ampio spaccato della programmazione intervistando la protagonista, Cristiana Capotondi, il regista Giacomo Campiotti e un membro del Centro Chiara Lubich di Rocca di Papa. La conduttrice Lorena Bianchetti, coadiuvata in studio da Paolo Balduzzi, focolarino che conobbe Chiara di persona, ha trasmesso alcune sue interviste nelle quali parlava della sua chiamata e di come avvenne e alcuni spezzoni del film, fra i quali il momento in cui Chiara dovette fronteggiare il Vaticano che la accusava di eresia, come il Tribunale dell’Inquisizione del Medioevo. Chiaramente nessuno ha parlato di un aspetto scottante verificatosi di recente all’interno del Movimento quali gli abusi sessuali in Francia che hanno portato all’allontanamento di un membro consacrato e alle dimissioni presentate da due co-responsabili dei Focolari in Francia e dal co-responsabile del Movimento per l’Europa Occidentale: purtroppo non è un caso isolato, dato che episodi simili sono già successi in passato all’interno del Movimento». Benvenuti prosegue: «Oltre ad abusi di questo tipo tanti ex membri hanno denunciato la manipolazione psicologica alla quale sono stati sottoposti durante gli anni di frequentazione. Sarebbe stato opportuno, ma ovviamente impossibile, chiamare in trasmissione anche qualche ex membro per fornire la propria versione, ma chiaramente il film sarebbe stato seguito da molte meno persone e con occhi diversi e più attenti».

La lettera da Amsterdam

Tra le mail arrivate in redazione, c’è anche quella di una ex focolarina olandese che ha visto la fiction Rai, Monique van Heynsbergen di Amsterdam: «Se una persona non conoscesse il Movimento dei Focolari, il film potrebbe fare impressione. Infatti è affascinante vedere una ragazza giovane che ha fatto la scelta di Dio e cerca di essergli fedele. L’inizio della storia sembra bello, quasi come un romanzo e si potrebbe dire che non c’è niente di male: vivono il Vangelo. Ma il film non mostra come il Movimento sviluppandosi negli anni successivi avesse regole e direttive severe; per “la vita dell’unità”, i seguaci di Chiara (membri interni del Movimento) devono far “morire” il proprio io, perdere la propria identità… per essere “fusi” nell’anima di Chiara, per essere un’ altra lei. Questa non è unità, è uniformità! Il film finisce con le parole “…realizzare il sogno di Chiara”. Ma…non era questo “il sogno”, la preghiera di Gesù? Mi sembra una deriva, cioè mi sembra che il “centro” si sia spostato. Chiedo scusa per l’Italiano che non è la mia lingua materna, spero di essermi spiegata bene».

«Non si parla degli abusi e dei suicidi nel movimento»

Renata Patti, un’altra ex Focolarina che vive a Milano ma che ha lavorato molti anni in una istituzione europea, dedicando 40 anni della sua vita al movimento scrive al Corriere: «Ho visto su Rai 1 il film “Chiara Lubich – L’amore vince tutto” con Cristiana Capotondi, regia di Giacomo Campiotti, produttore Luca Barbareschi (una coproduzione Rai Fiction con Eliseo Multimedia) e voglio reagire. Sono stata molto disturbata dalla presentazione del film in oggetto. Mi sono chiesta come fosse possibile fare un tale diniego pubblico, che è un vero e proprio affronto alle vittime degli abusi perpetrati nell’ambito del Movimento fondato da Chiara Lubich. Nonostante tutto ho voluto ascoltare per vedere fino a che punto la sfrontatezza sarebbe arrivata. Hanno fatto un “mélange” del film e di pezzi reali registrati dal Centro Santa Chiara come si chiamava quando io ero in Focolare. Perché da sempre Chiara Lubich era ritenuta una santa».

La protesta in Vaticano

Renata Patti aggiunge. «Anche se il regista Campiotti ha ben detto che “non è ancora santa”, ho pensato al fatto che alcune persone tra cui io stessa, abbiamo notificato alla Chiesa Gerarchica i testi problematici della Lubich dal punto di vista teologico, gli abusi di coscienza, finanziari e di potere e anche uno dei suicidi (non è l’unico) avvenuti per motivi vari e mai affrontati dai responsabili del Movimento (penso al caso di Marisa Baù, focolarina veneta attiva al centro di Montet (Svizzera), dove morì suicida. Vorrei segnalare il fatto che in merito alla Lubich e ai Focolari esistono delle persone con un approccio diverso, per il fatto che hanno subito degli abusi e che il fatto di tutta questa “allegrezza” e “compartecipazione” cade in un momento molto gravoso per questo movimento che dovrebbe piuttosto sposare il silenzio e l’umiltà e non continuare a cercare applausi. Dopo la fiction il mio telefono si è riempito di WhatsApp da parte di persone che conoscono la realtà interna del movimento che non è per nulla “rose e fiori” ed è a quel punto che ho pensato di scrivere questa segnalazione».

La replica del Movimento

I vertici del Movimento dei Focolarini, tramite il responsabile della comunicazione Joachim Schwind, commentano così il film dedicato da Rai1 aChiara Lubich, affrontando anche il tema delle critiche degli ex Focolarini: «Tra ieri sera e stamattina, dopo il film, abbiamo ricevuto oltre 600 mail e messaggi, alcuni di poche parole altri molti lunghi. Tra questi vi erano anche 10 o 20 messaggi critici. In tanti vedendo la fiction su Chiara hanno provato grandi emozioni perché hanno rivissuto l’atmosfera delle orgini. Allo stesso modo tanti che hanno frequentato il movimento e poi lo hanno lasciato sono rimasti colpiti dal racconto perché vivono ancora questo spirito degli inizi: il sogno di una giovane ragazza quale era lei ci dà speranza e senso di solidarietà, quello spirito di cura della persona di cui parla il Papa».

«Pronti ad ascoltare e aiutare le vittime degli abusi»

Schwind è molto aperto nell’ammettere l’esistenza di criticità: «Una madre ci ha chiamato per dirci che dopo aver visto il film, suo figlio le ha detto che non sa se riesce a perdonare i disagi e gli abusi subìti o percepiti. La reazione e il pensiero di tanti che hanno lasciato il movimento per noi è importante, perché a parte gli abusi in Francia, che sono reali, si è verificata una ventina di altri casi anche nel resto del mondo. Per questo abbiamo istituito un organismo interno, incaricato di esaminare casi di abusi spirituali e di abusi di potere. Se alcune persone si sono sentite trattate male, non solo vanno comprese e ascoltate, ma bisogna fare tesoro delle loro critiche per migliorare. Dietro ogni storia personale c’è una vicenda profonda, le loro ferite sono un arricchimento da cui partire per correggerci. Dobbiamo essere umili nell’autocritica».