Chiamati a fare l’itinerario dei pastori

A cosa servirebbe all’uomo conoscere l’esistenza di Dio, sapere che è voluto e amato da lui, se non avesse anche una strada per raggiungerlo? L’annuncio che tutta l’umanità, sin dai suoi albori, aspettava, quell’annuncio che al popolo ebraico era stato promesso in modo speciale, risuona ancora una volta in quella notte. I pastori sono raggiunti da una notizia interessante per la loro vita. Essi attendevano: avevano una domanda dentro di sé che nasceva dalla loro umanità e dall’ascolto della Scrittura. Hanno accolta la risposta con stupore, come un dono gratuito.

La storia dell’umanità, fin dai suoi albori, è attraversata dall’anelito dell’uomo all’infinito, alla giustizia, alla bellezza, alla conoscenza di sé e di Dio, alla salvezza. Ma le risposte che l’uomo trova da sé non bastano mai. Scrive significativamente Giacomo Leopardi: «Il non potere essere soddisfatto da alcuna cosa terrena, né, per dir così, dalla terra intera; considerare l’ampiezza inestimabile dello spazio, il numero e la mole meravigliosa dei mondi e trovare che tutto è poco e piccino alla capacità dell’animo proprio» [1].

Ciò che ogni uomo ha sempre cercato viene comunicato ai pastori. Vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore! [2]. Con queste parole l’angelo rivela ai pastori la nascita di Gesù. «Non c’è spazio per la tristezza nel giorno in cui nasce la vita, una vita che distrugge la paura della morte e ci dona la gioia delle promesse eterne» [3]. L’annuncio che tutta l’umanità, sin dai suoi albori, aspettava, quell’annuncio che al popolo ebraico era stato promesso in modo speciale, risuona ancora una volta in quella notte. I pastori sono raggiunti da una notizia interessante per la loro vita. Essi attendevano: avevano una domanda dentro di sé che nasceva dalla loro umanità e dall’ascolto della Scrittura. Hanno accolta la risposta con stupore, come un dono gratuito.

Gesù ci rivela il volto di Dio: «Dio è Padre, Padre mio e Padre vostro. Non siete soli, la vostra vita non è frutto del caso. C’è qualcuno che vi ha voluti e che vi ama. Qualcuno che guida le vostre vite, nonostante tutte le apparenze contrarie. Io sono venuto per questo, perché chi vede me, possa vedere il Padre» [4]. Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma: «Il Verbo si è fatto carne perché noi, così, conoscessimo l’amore di Dio» [5].

Ma a cosa servirebbe all’uomo conoscere l’esistenza di Dio, sapere che è voluto e amato da lui, se non avesse anche una strada per raggiungerlo? «C’è solo una via – afferma sant’Agostino – che pone al sicuro da ogni errore: che la stessa persona possa essere insieme Dio e uomo: Dio, quale meta verso cui stiamo andando; uomo, come via per la quale andiamo» [6]. Gesù non solo mostra il Padre, ma indica anche la via per andare a lui, e questa via è egli stesso, la sua umanità divina.

Dio si comunica a noi nella vita ordinaria, ci raggiunge là dove siamo. L’unica virtù che ci è chiesta è la semplicità: accogliere Dio nella forma che lui sceglie per rivelarsi. I pastori non avevano nulla da difendere, non avevano idee precostituite. Per questo non si sono scandalizzati del segno che viene loro dato: un bambino, avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia [7]. Sono andati a vedere, a cercarlo [8].

Nell’itinerario della fede, al principio vi è l’iniziativa gratuita di Dio; subito dopo viene la libertà dell’uomo. Anche noi siamo chiamati a compiere lo stesso itinerario dei pastori. Anche noi, come loro, siamo stati raggiunti dall’avvenimento di Cristo. Andiamo incontro a Dio che si fa a noi vicino nella Chiesa, nelle diverse comunità che la compongono. Andiamo da lui per adorarlo e, come i pastori, andiamo poi incontro ai fratelli uomini per comunicare la gioia che ha riempito il nostro cuore.

A Natale si celebrano tre sante Messe: nella notte, all’aurora e nel giorno. Queste tre liturgie possono essere paragonate al dischiudersi di una vita nuova, che nasce nel silenzio e nel nascondimento. Una luce quasi impercettibile nella notte, poi aurorale e, infine, manifesta. Una gioia che all’inizio sembra ancora sepolta dalle preoccupazioni, poi diventa sempre più grande, fino a manifestarsi a tutto il mondo. Così accade sempre per le opere di Dio. Egli è nato al mondo dentro la vita ordinaria di un piccolo paese, tra l’indifferenza dei più, è venuto tra noi mentre ciascuno continuava la sua vita quotidiana, tra le occupazioni e le preoccupazioni di sempre.

Così nasce Dio: non imponendosi con la forza o la maestosità delle forme, ma a poco a poco, come un fiore nuovo che spunta dalla terra. Egli è portatore di una vita originale e nuova. Affascinati dalla sua parola, dal suo sguardo e dalle sue azioni, a Lui guarderanno i popoli, colpiti dalla promessa contenuta nelle sue parole e nella sua bellezza. Quel fiore, quella radice di Iesse [9], diventerà un albero sui cui rami si poseranno gli uccelli del cielo [10], cioè generazioni e generazioni di uomini e di donne.

Estratto da: Massimo Camisasca, Il giorno senza tramonto. Liturgia e misteri della vita di Gesù, San Paolo, Cinisello Balsamo 2020.

[1] G. Leopardi, Zibaldone, LXVIII

[2] Lc 2, 10-11.

[3] Papa Leone Magno, Discorsi per il Natale,I, 1.

[4] Cf. Gv 14,9.

[5] Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 458

[6] Agostino d’Ippona, La Città di Dio, XI, 2.

[7] Lc 2,12.

[8] Cf. Lc 2,15.

[9] Is 11,1.10.

[10] Cf.: Mt 13,32.