Chi ha vinto le elezioni in America?

La risposta, al momento, è: non lo sappiamo ancora, ma Trump è molto meno lontano dalla vittoria di quanto si pensasse prima del voto Usa

Chi ha vinto le elezioni negli Stati Uniti?

La risposta — mentre i seggi, ormai, stanno chiudendo in tutti gli Stati: mancano le Hawaii e l’Alaska, che non sono decisivi; qui trovate gli aggiornamenti in diretta — è quella che in molti si aspettavano: non lo sappiamo ancora.

Perché non è un esito inatteso? Perché un numero esorbitante di voti — quasi 102 milioni — sono stati espressi prima dell’election day, e molti di essi sono arrivati per posta: e il conteggio dei voti espressi per posta è molto laborioso, e diverso da Stato a Stato (lo dicevamo qui).

Le previsioni però sono opposte a quelle che in molti si aspettavano: perché Donald Trump è molto meno lontano dalla vittoria di quanto si pensasse prima del voto — una situazione che i sondaggi avevano immaginato per Joe Biden.

(A meno che non si arrivi a un pareggio: ma andiamo con calma).

Questo è il punto della situazione.

Al momento, a Biden sono assegnati dalla Associated Press — l’agenzia più accurata, e più cauta, sul voto americano — 223 voti dei Grandi elettori. A Trump, 174. Uno svantaggio notevole: ma solo apparente. Perché?

Trump sembra destinato a vincere in Texas e in Georgia: il che porterebbe il conteggio a quota 204. (Il New York Times ora ha ribaltato la sua previsione sulla Georgia, segnalando che Biden ha un leggerissimo margine di vantaggio, in proiezione, su Trump. Ma, se esiste, è un dato molto, molto sottile).

Non solo: Trump è in vantaggio, ora, anche in Wisconsin, Michigan, Ohio e Pennsylvania. Se vincesse in tutti questi Stati, avrebbe vinto le elezioni: e con un vantaggio superiore a qualunque previsione dei sondaggi.

[Pausa: come scriveva Andrea Marinelli nella newsletter America Cina, i sondaggi davano a Biden la Pennsylvania con un +2,6 su Trump; la Florida con un +1,8, l’Ohio con un +1,2, il Michigan con un +5,1, il Wisconsin con un +6,7, il Minnesota con un +4,3. Solo il sondaggio del Des Moines Register/Selzer & Co. vedeva Trump avanti nel Midwest].

Che cosa potrebbe fermarlo?

Biden potrebbe vincere anche perdendo sia in Ohio sia in Pennsylvania, ma dovrebbe vincere in Arizona (dove ha praticamente vinto), conservare il Nevada e vincere in Michigan e Wisconsin (dove però Trump sembra decisamente avanti).

Basterebbe? No: dovrebbe anche strappare almeno un grande elettore da Nebraska (dove in effetti sembra destinato a vincere almeno un grande elettore) e Maine — dove i grandi elettori non vengono assegnati con il sistema maggioritario. Così arriverebbe a 270 voti: il minimo per vincere.

Biden, parlando durante la notte delle elezioni, si è detto ottimista sul risultato anche in Pennsylvania: «Siamo sulla strada per la vittoria», ha detto.

Trump ha twittato: «Farò un grande annuncio questa notte. Una grande vittoria!». E ancora: «Siamo sopra, di molto, ma stanno tentando di rubare le elezioni. Non permetteremo loro di farlo. Non si può votare dopo che le urne sono chiuse».

Il riferimento è ai voti espressi per posta — milioni, in tutti gli Stati Uniti — che potrebbero essere decisivi anche negli stati chiave. In Pennsylvania, in Michigan e in Wisconsin il conteggio dei voti andrà avanti per ore, proprio per questo motivo.

E dunque: servirà tempo, sicuramente. E i partiti potrebbero scatenare battaglie legali sui voti contestati: uno scenario particolarmente difficile, per una nazione nel mezzo di una pandemia, e più divisa che mai.

E se finisse in pareggio?

Come scriveva Marilisa Palumbo, sempre in America Cina, se i due candidati finissero 269 pari si entrerebbe nella «contingent election»: il dodicesimo emendamento prevede che la palla passi alla Camera, quella appena eletta, a maggioranza democratica. I deputati non votano però singolarmente, la decisione spetta alla maggioranza della delegazione congressuale di ciascuno Stato. Se c’è un pareggio, il voto di quello Stato non conta. Per eleggere un presidente in questo scenario servono 26 voti: se non ci sono entra in carica il vicepresidente, scelto invece a maggioranza dal Senato (che è rimasto a maggioranza repubblicana). Una catena di se: ma i partiti si stanno preparando anche a questa battaglia.