Caso AstraZeneca: ecco l’asse Draghi Macron. Merkel sempre più isolata

È inutile nascondersi dietro a un dito. A Parigi, e non solo all’ombra della Tour Eiffel, si respira un’evidente irritazione nei confronti della Germania. La vicenda AstraZeneca ha infatti alimentato malumori e insofferenze all’indirizzo di Berlino, considerato un po’ il deus ex machina della sospensione del vaccino anglo-svedese. La mossa delle autorità tedesche ha sostanzialmente spiazzato il resto del continente, e provocato un vero e proprio effetto domino. Nel frattempo, Parigi e Roma hanno l’occasione di approfittare del mezzo autogol tedesco. Detto altrimenti, Macron e Draghi possono imbastire un asse d’acciaio e prendere in mano le redini “vaccinali” dell’Ue.

Il “congelamento” di AstraZeneca durerà fino al 18 marzo. Giusto il tempo necessario per consentire all’Ema di fare tutti gli approfondimenti del caso e mettere a tacere, una volta per tutte, le indiscrezioni sulla presunta pericolosità del vaccino realizzato dall’azienda anglo-svedese. Dopo di che, a meno di clamorosi colpi di scena, la campagna vaccinale ripartirà a pieno regime (si fa per dire, vista la carenza di dosi). Anche in quei Paesi che, nei giorni scorsi, avevano bloccato l’AZD1222.

Mario Draghi chiama, Emmanuel Macron risponde. La linea è la stessa, la strategia da seguire pure. L’obiettivo, condiviso dai due leader europei, è quello di neutralizzare il pericoloso tam tam mediatico venutosi a creare su AstraZeneca. Anche perché, a causa delle mille polemiche che hanno travolto il vaccino inglese, sono andate in fumo circa 200 mila vaccinazioni in due settimane. E chissà quante altre subiranno la stessa sorte, per via di una psicosi irrazionale ormai ben radicata nell’inconscio delle persone. La telefonata Draghi-Macron, oltre al mero aspetto gestionale, nasconde però un altro significato. È un significato prettamente politico, e coincide con l’apparente volontà dei due leader di creare un solido asse Parigi-Roma in chiave anti tedesca.

L’irritazione di Parigi

È inutile nascondersi dietro a un dito. A Parigi, e non solo all’ombra della Tour Eiffel, si respira un’evidente irritazione nei confronti della Germania. La vicenda AstraZeneca ha infatti alimentato malumori e insofferenze all’indirizzo di Berlino, considerato un po’ il deus ex machina della sospensione del vaccino anglo-svedese. La mossa delle autorità tedesche ha sostanzialmente spiazzato il resto del continente, e provocato un vero e proprio effetto domino. Nessuno, a dire il vero, si aspettava il blocco, seppur momentaneo, dell’AZD1222. La mannaia si è invece si è abbattuta senza pietà sui Paesi membri dell’Ue, già a secco di dosi.

È interessante, a questo proposito, tornare sull’irritazione francese. Come ha sottolineato Repubblica, Macron è venuto a conoscenza della sospensione decisa dalla Germania quasi per caso, mentre si trovava con il premier spagnolo Sanchez. In altre parole, i tedeschi hanno agito unilateralmente, senza consultare Parigi né – a quanto pare – nessun altro. Neppure l’Ema. La stessa Agenzia europea del farmaco, proprio come l’Italia e le altre Cancellerie d’Europa, è stata costretta ad inseguire, accodandosi alla decisione di Berlino. Non si poteva fare altrimenti. Lo scenario era pericolosissimo: quella che per anni è stata considerata la locomotiva d’Europa aveva appena scelto di sospendere un vaccino anti Covid per un presunto rischio sanitario, e il solo fatto di non accodarsi avrebbe potuto prestare il fianco a critiche pesantissime da parte dell’opinione pubblica.

Pronti a ripartire

Anche se l’Ema dovesse – come è probabile – dissipare ogni dubbio su AstraZeneca, a quel punto i Paesi Ue saranno chiamati a iniettare nei cittadini una buona dose di fiducia. Il danno all’immagine del vaccino anglo-svedese è infatti pesantissimo. È anche per questo che l’asse Parigi-Roma servirà a dare un messaggio chiaro e preciso. Quale? Che non appena dall’Agenzia europea del farmaco arriverà la fumata bianca, le campagne di vaccinazione riprenderanno come e più di prima. Va da sé che all’Eliseo, senza ombra di dubbio, non è affatto piaciuto il comportamento tenuto da Angela Merkel.

Al netto della reale motivazione che ha spinto Berlino a muovere un’autentica crociata contro AstraZeneca, molti governi europei faticano a comprendere l’esigenza di instillare un simile concentrato di sfiducia in una popolazione, quella europea, già sull’orlo di una crisi di nervi. Le tensioni accumulate in seguito alla mossa della Germania sono poi emerse nell’ultima riunione dei ministri della Salute dei Ventisette Paesi membri dell’Ue, dove sostanzialmente è andato in scena una sorta di tutti contro tutti. A Ursula von der Leyen è stata chiesto un impegno ancora più stringente per sbloccare le consegne di dosi previste per il secondo trimestre. Nel frattempo, Parigi e Roma hanno l’occasione di approfittare del mezzo autogol tedesco. Detto altrimenti, Macron e Draghi possono imbastire un asse d’acciaio e prendere in mano le redini “vaccinali” dell’Ue.