Capodanno sui tetti di Roma nell’era del Coronavirus (foto Cecilia Fabiano/LaPresse) 

Dobbiamo tornare liberi. Con cautela, ma liberi

Tenere conto della stanchezza psicologica della popolazione. Un cambiamento nella gestione della pandemia ci vuole,  i commissari vanno ripensati, servono tecnici con esperienza senza ombre e zone grigie, in grado di prendere decisioni prospettiche e funzionali per il paese che non può davvero più permettersi rallentamenti o passi falsi. Si è dovuta gestire una situazione imprevista, ma ora è tempo di dimostrare che una programmazione è possibile

Ora avanti tutta: a me piace la guida di Draghi ma non basta avere una nuova squadra di ministri. Per fortuna o per lungimiranza, ma propenderei più per la seconda ipotesi, l’onorevole Roberto Speranza continua il suo lavoro di ministro della Salute e, come avevo già avuto modo di scrivere, questa scelta premia l’uomo sobrio e attento e la coniuga con l’esigenza di continuità, imprescindibile in questo momento storico. Ma un cambiamento nella gestione della pandemia ci vuole,  i commissari vanno ripensati, servono tecnici con esperienza senza ombre e zone grigie, in grado di prendere decisioni prospettiche e funzionali per il paese che non può davvero più permettersi rallentamenti o passi falsi. Si è dovuta gestire una situazione imprevista, ma ora è tempo di dimostrare che una programmazione è possibile.
Le varianti stanno cambiando l’epidemiologia e questo era certamente previsto, ma i giovani e i bambini che si stanno infettando in queste ultime settimane ci devono far cambiare strategia; lo dico a malincuore, perché ovviamente avremmo tutti preferito che la campagna di vaccinazione fosse lineare, ma così è. Come fare, dunque? Occorre vaccinare e vaccinare di più e più rapidamente le persone vulnerabili, ridurre le complicazioni e la mortalità per affrontare la terza ondata che nasce dalla seconda che in realtà non è mai finita e della quale portiamo ancora addosso i pesanti segni.
Dobbiamo guardare con attenzione alla stanchezza psicologica della popolazione che potrebbe generare reazioni difficilmente gestibili. Le persone potrebbero reagire con una disobbedienza civile nel voler tornare libera da mascherine e  coprifuoco, senza riuscire a trattenere la voglia di muoversi in libertà; non si tratterebbe di azioni contro lo stato o contro le regole, ma la conseguenza di un meccanismo di autodifesa da una latente ma presente depressione che coinvolge tutti noi, perché ognuno di noi ha perso persone più o meno vicine e si è dovuto confrontare con la morte in un modo diverso e ancora più drammatico laddove non è stato possibile dare l’ultimo saluto, e a tutto ciò si aggiungono problemi economici e l’incertezza del futuro. L’insieme forma un perfetto cocktail che rischia di far scivolare tra le braccia della depressione, perché la stanchezza mentale è la nuova patologia che nessuno sta prendendo seriamente in considerazione, eccezione fatta per l’ordine nazionale degli psicologi, che prova da mesi a lanciare l’allarme e ci auguriamo venga ascoltato per la salute di tutti noi, nessuno escluso.

La comprensione per ciò che succede alla popolazione a livello psicologico e l’allentamento delle misure di contenimento ci faranno pagare sicuramente un prezzo nell’aumento del numero di nuove infezioni da Covid, ma non possiamo non calcolare tra costi e benefici quello che deve essere il giusto compromesso, ovvero ridurre la pressione che come in una pentola sta raggiungendo la soglia di allarme. Basta ascoltare le chiacchiere tra le persone per strada per rendersi conto di come il tema imperante riguardi la stanchezza e  il senso di frustrazione che ormai sono intollerabili dopo un anno in cui le restrizioni, alternate alle poche libertà, hanno messo tutti alla prova. Bisogna fare uscire il vapore, e ridurre la pressione significa ridurre il disagio sociale e psicologico che sta dilagando, e non possiamo prescindere da questo. Dobbiamo essere liberi con cautela, ma ritornare liberi.
* Rosaria Iardino è Presidente Fondazione The Bridge