Capiremo le conseguenze del ritiro da Kabul quando sarà tardi

Biden scommette sulla resistenza contro i talebani. Ma nessuno ci crede davvero

Se non ce l’hanno fatta gli inglesi sconfitti nel Grande gioco, intrappolati nelle insidie afghane per quasi due secoli a partire dal Settecento, beffati e trucidati nella nuvola di menzogne e agguati dagli emiri di dinastie avverse; se non ce l’hanno fatta i sovietici dell’Armata rossa, finiti in una rotta che fu preludio alla caduta del sistema: perché mai avrebbero dovuto farcela gli americani e la coalizione internazionale formatasi dopo l’11 settembre del 2001? Questa è la spiegazione più semplice, andante, spiccia: in Afghanistan, contro il tribalismo orgoglioso e la fede e la ferocia montanara, gli imperi non ce la fanno.

Osserviamo in un fremito di orrore come vengono schiacciati velocemente e violentemente gli scampoli di civilizzazione (elezioni, promozione della libertà femminile, istruzione, musica) che furono introdotti all’inizio dell’ultimo ciclo bellico a Kabul, a Kandahar, a Kunduz, a Herat dal più potente esercito del mondo e dalla coalizione occidentale dei suoi alleati. Dopo due decenni di incerta, stanca, dominazione occidentale, ecco che tutto procede speditamente. Di quattro presidenti americani, solo la metà di George W. Bush ha fatto la scommessa impossibile sulla riscrittura delle regole nel mondo in nome delle libertà civili e contro la logica di guerra oppressione e terrorismo, per il resto è stata una lunga attesa della finale dismissione di responsabilità, una resa a rate che secondo i pessimisti potrebbe ora volgere in una nuova fuga verso la sconfitta totale, una Saigon numero due a Kabul. Non è stata replicata nemmeno l’operazione David Petraeus, il surge capace di ristabilire un minimo equilibrio nei rapporti di forza. Questione di tempo, dicono. Nulla di serio è stato negoziato né era umanamente negoziabile, le forze autoctone formate a difesa di un ordine che non sia il ritorno del potere talebano sono insufficienti, poco motivate, intimidite.