CAOS GERMANIA/ Un’infermiera: qui i pazienti sono lasciati morire, mancano tute e mascherine

La Germania viene additata come esempio nel fronteggiare il Covid, ma è solo propaganda: la situazione è disastrosa.

Germania

In Germania il numero giornaliero di decessi per Covid ha superato per la prima volta quota mille e dopo aver letto queste parole l’immagine del paese come paradiso dell’efficienza e della professionalità verrà a vacillare. Parole che ci ha rilasciato Hanne, infermiera che lavora in un ospedale di Amburgo e che ha chiesto di mantenere, per ovvi motivi, l’anonimato: “Il nostro sistema sanitario è basato interamente sul grande numero di strutture ospedaliere, manca completamente la figura di quello che voi chiamate medico di base” ci ha detto. “Questo perché le risorse economiche sono notevoli, ma da quando c’è la pandemia è venuto a mancare il personale infermieristico, perché per la maggior parte è fornito dalle agenzie interinali, i cui dipendenti, spostandosi ogni giorno, hanno contagiato tutti gli ospedali in cui si recavano”. Mancano, inoltre, le misure sanitarie fondamentali per gli operatori sanitari: “Le tute di biocontenimento qui non sono mai arrivate, così come mancano le mascherine. L’emergenza Covid è stata del tutto sottovalutata”.

Sono infermiera in un ospedale di Amburgo. Da quando è scoppiata la pandemia sono stata trasferita dal mio reparto al pronto soccorso.

Come è la situazione attuale? Il numero dei decessi è arrivato a livelli altissimi, mentre durante la prima ondata non è stato così, come mai?

Va intanto sottolineata la differenza nel modo con cui durante la prima ondata si calcolavano i numeri dei decessi, cosa che ha causato una falsa percezione che ha in un certo modo ingannato gli altri paesi, ma anche i tedeschi stessi.

Ci spieghi.

I numeri vengono dati con un giorno di ritardo. Se in Italia vengono comunicati i numeri della giornata in corso verso le 18 di sera, in Germania dichiarano alle 8 della mattina i numeri delle 24 ore precedenti. Quindi si tratta di dati vecchi di almeno 24 ore. Ciò significa che quello che resoconta il Robert Koch-Institut sono dati vecchi di 48 ore. La città di Amburgo ha dichiarato stamattina i numeri di ieri, quelli di oggi verranno comunicati domattina.

Come si spiega questa scelta?

È stato motivo di dibattito. Il governo ha detto che la raccolta dei numeri, arrivando da tanti Länder, era difficoltosa, quindi hanno deciso così.

La questione dell’aumento dei decessi invece?

Mi sono convinta che ci sia stata un’informazione fuorviante. Inizialmente i morti per Covid non erano classificati come come tali.

Cioè?

Qualsiasi altra diagnosi pregressa, dal tumore ai problemi cardiaci di pazienti che morivano con il Covid, faceva sì che i decessi di questo tipo non venissero classificati come morti per Covid. In questo modo il numero di decessi per coronavirus appariva molto inferiore. Ad Amburgo c’è stato un grande scandalo nell’ospedale universitario, il più grande della città, dove tutto il reparto di oncologia è stato infettato dal Covid e purtroppo sono morte moltissime persone. Questa cosa è stata nascosta, giustificandola con il fatto che erano già malati, quindi il Covid non è stata la causa principale.

Oggi invece, si contano ancora così i decessi?

Adesso, dopo molte lamentele, si sono adeguati ai numeri di tutti gli altri Stati europei. Un altro grosso problema è che siamo stati colti impreparati. Abbiamo sottovalutato la situazione dicendo: abbiamo abbastanza posti in terapia intensiva, additando l’Italia come inefficiente a livello di strutture. Non so se sia vero. È vero che qui ci sono i posti, ma non c’è il personale, che oltre tutto adesso si sta ammalando, perciò non possono prendere pazienti, che vengono lasciati morire.

Un quadro inquietante. In Italia si è constatata la carenza della cosiddetta medicina territoriale, che avrebbe potuto porre un freno ai decessi. In Germania esiste?

So che in Italia si tende a tenere i malati in casa, facendoli seguire dagli infermieri domiciliari, e anche gli anziani, di cui si prendono cura le badanti. In Germania non esistono badanti e quando una persona non è più al cento per cento autonoma viene messa in una casa di riposo. Non esiste l’assistenza familiare, non esiste il medico di famiglia.

Esistono però tanti ospedali, non è vero?

Abbiamo tanti ospedali, che ricoverano per qualsiasi cosa. Un esempio banale: se non sbaglio, per un’appendicite in Italia si viene ricoverati al massimo per tre giorni, in Germania il ricovero dura anche una settimana.

Evidentemente in Germania i soldi non mancano. Ma veniamo all’esperienza sul campo. La mancanza di infermieri vi avrà costretto a turni di lavoro massacranti.

Facciamo turni di dodici ore. Credo che sia una situazione molto simile alla vostra durante la prima ondata. In più una cosa molto grave è legata all’organizzazione nel distribuire il personale negli ospedali. Non hanno pensato a riempire i buchi che c’erano. In questo il sistema sanitario tedesco è diverso da quello italiano.

Che cosa intende dire?

In Italia gli infermieri sono assunti dallo Stato, solo qualcuno che copre ad esempio la maternità proviene dalle agenzie interinali. Qui è l’opposto. Ci sono infermieri come me che hanno un contratto, ma la grandissima percentuale viene fornita dalle agenzie interinali e questi colleghi si spostano di continuo ogni giorno. Così facendo hanno portato l’infezione in ogni ospedale dove sono andati.

Possibile?

Proprio così. Hanno dovuto bloccare questo movimento, ma se la percentuale di infermieri per il 40% fa capo alle agenzie, come può un direttore sanitario arrivare a fine mese senza contare su quella manodopera? In più, non solo nel mio ospedale, quest’autunno si è accesa una grande discussione su come organizzarsi e alcuni sindacalisti hanno chiesto che piani ci fossero per affrontare una seconda ondata. I dirigenti hanno risposto: no, in Germania non arriverà mai.

Un errore inconcepibile.

In Germania tantissimi infermieri sono stranieri, ci sono tanti italiani, tantissimi portoghesi, tantissimi polacchi, e sentirsi dire queste cose non è bello. È stato tutto sottovalutato.

Dal punto di vista psicologico e fisico come state reagendo?

La fatica è sempre stata tanta, adesso aumentata anche per lo stress e la paura di contagiarsi e di contagiare le persone a casa. In moltissimi si sono licenziati, perché costretti a lavorare senza dispositivi di sicurezza: le tute bianche da noi non sono mai arrivate e mancano anche le mascherine.

Com’è lo stipendio?

Lo stipendio è molto buono, abbiamo l’indennità Covid senza tasse, ma il problema è che non si sa quanto andrà ancora avanti la pandemia. Molti si mettono in malattia e se la situazione diventa grave non vengono più. Non si può reggere questo ritmo. E siamo preoccupati anche per i nostri familiari.