Brusaferro: Covid, regole sì, ma niente panico. Giusto riaprire le scuole

Il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità: «L’aumento dei contagi? I dati di questi giorni sono dovuti ai comportamenti di agosto. Se vogliamo che i casi non crescano dobbiamo seguire le regole che conosciamo: lavare le mani, distanziamento e mascherine». “I raduni di massa sono considerati al mondo come il massimo livello di rischio che non è legato solo all’evento. Ci sono una serie di problemi nel gestire l’ingresso e l’uscita delle persone. Il Cts ritiene che allo stato attuale non ci siano le premesse per eventi con spettatori e la preoccupazione è anche quella di non sovraccaricare il sistema di altri fattori di rischio».

Professor Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, ieri i nuovi casi sono stati oltre 1.700. Bisogna aver paura?
«I dati di questi giorni sono dovuti ai comportamenti di agosto. Però rispetto ad altri Paesi europei, il numero di casi è ancora più contenuto. Se vogliamo che non salgano e che la curva abbia un aggiustamento positivo dobbiamo inserire stabilmente nella nostra vita quotidiana le oramai note regole dell’igiene delle mani, personale e degli ambienti, del distanziamento interpersonale e dell’uso delle mascherine. Non paura, servono invece attenzione, consapevolezza e saper convivere con questo virus».

I ricoveri in terapia intensiva salgono, è un allarme?
«Più si allarga la platea dei positivi più emerge l’iceberg dei pazienti gravi. Anche questo fenomeno però è la conseguenza della crescita delle infezioni estive. È l’apice di una piramide che può essere modificata. Allo stato attuale non c’è allarme. La capacità di risposta del sistema sanitario è ampia e le regioni fanno fronte alle richieste di assistenza».

La minore incidenza dei casi gravi è dovuta solo all’abbassamento dell’età?
«L’età media è sotto i 30 anni ma gli asintomatici sono oltre la metà. Il virus è più pericoloso in relazione all’età e alla presenza di altre patologie. La sfida da ora in poi è evitare che i giovani siano veicolo di diffusione di contagio per gli anziani e le persone fragili. Ad oggi non abbiamo elementi per affermare che la malattia sia cambiata».

Gli asintomatici sono una minaccia?
«Sono portatori di virus. Ogni individuo ha la sua caratterizzazione per quanto riguarda la carica virale e la possibilità di trasmissione dipende da questo. Anche chi ha bassa carica virale però può contagiare. Dunque non si può prescindere da comportamenti corretti a cominciare dalla quarantena».

La scuola riapre, quali scenari?
«L’apertura della scuola è un passo fondamentale è altrettanto fondamentale tenerla aperta nel corso dell’anno. Altri Paesi europei hanno già riavviato l’attività didattica. Ci sono stati casi e focolai all’interno degli istituti ma gestiti con provvedimenti restrittivi. Emergenze temporanee poi rientrate. In Italia si possono ipotizzare misure di quarantena o provvedimenti restrittivi da definire a partire dalle situazioni locali. Ci sono tutte le premesse per affrontare con fiducia le riaperture, ciò non significa che non ci saranno casi e sospensioni ma senza il bisogno di bloccare il sistema».

Perché a scuola è consigliabile la mascherina chirurgica?
«È uno strumento di protezione che garantisce una elevata efficacia in modo uniforme a studenti, docenti e personale tecnico amministrativo. Va sottolineato che è gratuita e la struttura del commissario Arcuri garantirà la distribuzione di oltre 10 milioni di pezzi al giorno. Da sola la mascherina però non basta, servono igiene e distanziamento».

La mascherina di stoffa, è meno protettiva?
«Le mascherine di comunità sono importanti e da utilizzare laddove raccomandato. Sono però soggette a variabilità di performance a seconda della tipologia. Nella scuola avere uno strumento di protezione efficace ed omogeneo per tutti è l’ideale. La chirurgica, proprio per gli elevati standard di efficacia che devono essere certificati, ha queste caratteristiche ».

Quando un docente va considerato fragile?
«La valutazione del rischio dei lavoratori spetta ai medici competenti, una rete che è stata potenziata. La fragilità individuale va rapportata al rischio occupazionale».

Mascherina, e all’aperto?
«È necessaria se non si può mantenere la distanza di almeno un metro. In situazioni di grande affollamento è corretto e direi raccomandabile indossarla. È uno strumento fondamentale».

Eventi sportivi solo a porte chiuse? «I
raduni di massa sono considerati al mondo come il massimo livello di rischio che non è legato solo all’evento. Ci sono una serie di problemi nel gestire l’ingresso e l’uscita delle persone. Il Cts ritiene che allo stato attuale non ci siano le premesse per eventi con spettatori e la preoccupazione è anche quella di non sovraccaricare il sistema di altri fattori di rischio».

È pronto il piano di distribuzione del vaccino?
«È essenziale avere i dati sull’efficacia e su quale tipo di copertura immunitaria potremmo ottenere con la somministrazione dei vaccini ora in via di sperimentazione. Ognuno ha le sue caratteristiche e il piano non può prescindere da queste conoscenze. Una volta resi disponibili i risultati, comincerà la produzione e sapremo su quante dosi contare inizialmente».