Brogli Usa: quel che Giuliani ha da dire (tintura a parte)

Della conferenza stampa tenuta dagli avvocati di Donald Trump, fra cui Rudolph Giuliani, già sindaco di New York, si legge solo una "notizia": la tintura per capelli di Giuliani che cola sulla sua guancia. Un dettaglio da gossip, con seguito di commenti crudeli, che nasconde il contenuto della sua lunga conferenza stampa. Sui sospetti di brogli elettorali che hanno portato Biden alla vittoria . In questi casi non c’è che attendere il responso della magistratura e intanto ascoltare quel che ha da dire l’accusa, senza distrarre il grande pubblico con la tintura per capelli di Rudolph Giuliani

Rudolph Giuliani, già sindaco di New York, attuale avvocato di Donald Trump, in una conferenza stampa ha elencato parte delle testimonianze a favore della tesi che le elezioni presidenziali sono state truccate. Avrebbe vinto Trump, insomma, se non ci fossero stati brogli elettorali. Di tutta la conferenza stampa, un lettore che dovesse cercare le notizie su Google, troverebbe probabilmente solo un dettaglio macchiettistico: mentre parlava, la tintura per capelli di Giuliani gli è in parte colata sulle guance, perché sudava copiosamente. Anche le foto del suo primo piano, impietose, sono le uniche cose che vedrete di questo evento politico e giudiziario. E si è messo in moto il solito circo di commentatori, umoristi, memer, blogger, sociologi, psicologi, per spiegare il significato della tintura che cola: la decadenza di un uomo, anzi una battaglia persa, anzi uno show fuori tempo massimo imposto a Trump dai suoi uomini per umiliarli, anzi, meglio, la fine ingloriosa di un’epoca.

Un comportamento pettegolo, frivolo e irrispettoso, quello dei media, nei confronti di un uomo che, da procuratore, ha lottato contro la Mafia (ha collaborato anche con Falcone e Borsellino), da sindaco di New York ha sconfitto la criminalità e riportato l’ordine nella città e durante l’11 settembre è divenuto celebre per la sua dignità e coraggio. Adesso che è difensore di Trump, è diventato, all’improvviso, niente più che una macchietta, con la tintura che cola. Niente di tutto quel che ha detto Giuliani ha fatto notizia, per un semplice motivo: niente di tutto quel che ha detto Giuliani è stato preso sul serio, in una conferenza stampa descritta semplicemente come uno “show”, come tutto ciò che passa dalle parti di Trump,

Eppure Giuliani aveva tanto da dire e in un’epoca più serena, o con un altro candidato, le sue parole avrebbero riempito pagine intere. Anche perché sta annunciando quel che sta per portare in tribunale. Il sospetto che vi siano stati brogli elettorali nelle elezioni più importanti del mondo “Ci porta in Michigan – ha dichiarato Giuliani – dove c’è un’onesta Democratica che ha parlato di brogli”. Poi ha aggiunto “Vi mostreremo la sua dichiarazione giurata, perché che voi (i giornalisti presenti, ndr) riferite, falsamente, che non ci sono prove”. Giuliani non vuole fornire pubblicamente i nomi di chi ha voluto testimoniare “Perché se lo facessi, queste persone verrebbero perseguitate, minacciate”. Della scrutatrice del Michigan, dice: “E’ stata assegnata al seggio in settembre. E’ stata preparata, in pratica, a fare brogli. Ha riferito: ‘il mio supervisore mi ha insegnato a correggere le date delle lettere dei voti per posta, perché fossero anteriori alla loro effettiva data di spedizione’”.

Giuliani contesta il fatto che molti voti postali siano stati aperti senza che vi fossero rappresentanti di lista in grado di controllare la veridicità della firma. Questi voti, secondo Giuliani, sono “nulli”, dato che le buste sono state buttate via non sarebbe neppure possibile fare riconteggi. Si deve annullare il voto in quei seggi, del tutto. Giuliani denuncia una disparità di trattamento degli elettori nello Stato della Pennsylvania: nelle contee a maggioranza democratica è stato permesso di “correggere errori” nelle loro schede, in quelle a maggioranza repubblicana no. A Pittsburgh, contea a maggioranza democratica, sempre in Pennsylvania, a molti elettori è stato detto che avevano votato due volte, la prima volta per posta e la seconda di persona. Il sospetto dell’avvocato di Trump è che si tratti di elettori inconsapevoli del fatto che qualcun altro avesse già votato al posto loro, per posta. Oltre alla testimonianza della scrutatrice, citata prima, Giuliani afferma che vi siano 60 testimoni in Michigan che sono pronti a riferire di come siano stati “prodotti” rapidamente voti per Biden e poi siano stati contati anche due o tre volte. Solo con questo trucco, i Democratici si sarebbero assegnati un minimo di 60mila e un massimo di 100mila voti falsi. Per quanto riguarda il Wisconsin, così come nel Michigan, l’avvocato di Trump cita casi di sospetti “overvotes”: contee in cui si contano più voti che elettori registrati. Denuncia anche il sospetto di elettori in Georgia che però provenivano da altri Stati e, sempre per la Georgia, anche elettori multipli: singole persone che hanno votato più volte.

Questa è una delle due linee di accusa portata avanti dal team legale di Trump. L’altra è quella di Sidney Powell, già avvocatessa del generale Flynn (che è riuscita a scagionare). La Powell punta maggiormente all’indagine sulla casa produttrice dei computer di voto, la Dominion. La accusa di conflitto di interessi con il Partito Democratico, punta il dito sulla casa produttrice del software di voto, la Smartmatic, fra i cui proprietari figurano anche venezuelani legati al regime chavista. La tesi della Flynn è che i voti contati dalle macchine della Diminion e dal software della Smartmatic abbiano trasformato grandi quantità di voti dati a Trump in altrettanti voti dati a Biden.

I testimoni citati da Giuliani, mentono? Non esistono? Non hanno prove che attestino la veridicità di quel che stanno dicendo? E’ reato mentire su una dichiarazione giurata, possibile che decine di testimoni citati da Giuliani vogliano rischiare la galera? La tesi della Powell è tutta una teoria cospirativa senza prove? In questi casi non c’è che attendere il responso della magistratura e intanto ascoltare quel che ha da dire l’accusa, senza distrarre il grande pubblico con la tintura per capelli di Rudolph Giuliani.