Braccianti contagiati è caos a Mondragone: «Restino nei palazzi» Sedie lanciate dai balconi

Sono 43 i positivi nella comunità bulgara, che protesta per il lockdown e lo viola. Tensione in paese, arriva l’Esercito. Alle 10 del mattino intere famiglie, bambini compresi, ignorano il divieto di uscire e si riversano per le strade di Mondragone. Protestano in corteo per la scarsa assistenza che ritengono di aver avuto dalla Protezione civile, e rivendicano il diritto ad andare a lavorare nei campi. Perché senza quel lavoro (nero) non hanno i soldi per mangiare e nemmeno per comprare i pannolini. Dura poco, la polizia li fa rientrare, ma è una scintilla. Che incendia la reazione del paese.  

Il ragazzo calvo con la maglietta grigia si muove come fosse il capo, anche se non lo è. Vede bulgari dappertutto e lancia la chiamata alle armi «Stanno fujienno», stanno scappando. E tutti corrono senza sapere dove. Non trovano nessuno, si fermano, tornano indietro. Pestaggio rinviato. «Ma l’avimma acchiappa’», li dobbiamo acchiappar. «O se ne vanno o ‘ll‘accirimmo». Parole più grandi di chi le pronuncia. E troppo pesanti anche per l’insofferenza di un intero paese nei confronti di quella comunità di braccianti di etnia rom con i quali da una quindicina di anni va avanti una convivenza segnata solo da diffidenza reciproca. E adesso che è arrivato il Covid l’equilibrio si è rotto. Mondragone è un paese del litorale domizio, uno dei tanti posti di questo tratto di costa che vivono di campagna e di mare, anche se sulla campagna casertana restano pregiudizi e sospetti, e il mare è tornato limpido dopo decenni soltanto durante il lockdown, e ora già non lo è più.

Il rapporto con la comunità bulgara

È uno dei comuni, Mondragone, sui quali la Lega fa affidamento per raccogliere consensi al Sud, e forse anche per quel rapporto che con la comunità bulgara non è mai nato. E che è peggiorato da quando all’interno di questo gruppo è esploso un focolaio di Coronavirus che in pochi giorni ha già fatto registrare 43 casi positivi. Ora l’intera comunità, per disposizione dell’autorità sanitaria regionale, deve restare chiusa in casa in quei palazzoni di dieci piani che qui chiamano palazzi Cirio perché furono costruiti in un’area dove c’era uno stabilimento conserviero. Ma al quarto giorno ecco che improvvisamente la zona rossa condominiale viene violata. E non da una persona o due, ma da centinaia. Alle 10 del mattino intere famiglie, bambini compresi, ignorano il divieto di uscire e si riversano per le strade di Mondragone. Protestano in corteo per la scarsa assistenza che ritengono di aver avuto dalla Protezione civile, e rivendicano il diritto ad andare a lavorare nei campi. Perché senza quel lavoro (nero) non hanno i soldi per mangiare e nemmeno per comprare i pannolini. Dura poco, la polizia li fa rientrare, ma è una scintilla. Che incendia la reazione del paese. In pochi minuti davanti ai palazzi Cirio si comincia a radunare una piccola folla. Saranno una cinquantina, ci sono donne e adulti. Parlano del loro lavoro, della paura che questa storia del Covid allontanerà da Mondragone i pochi che ancora hanno intenzione di venirci in vacanza. Si vede il volto preoccupato di un’altra comunità. Ma nessuno urla, molti invece ragionano. Anche i più giovani, come Roberto Ventrone: «Certo non è colpa loro se sono stati contagiati, però questa deve essere l’occasione per riportare qui la legalità. Censire gli stranieri, fermare il caporalato, insomma mettere a posto tutto ciò che a posto non è». Due ore più tardi discorsi così non li farà più nessuno. Il numero dei manifestanti cresce. Arrivano i ragazzini, oppure quelli più grandi che esibiscono panze e tatuaggi da far paura. Magliette da ultras, stemmi da militanza di estrema destra. È un popolo che compare sempre dove ci sono tensioni sociali. Dicono che «i bulgari se ne devono andare», come se deportarli fosse una cosa normale. Urlano insulti contro quelli affacciati ai balconi. Che nemmeno sono tipi tranquilli.

Il lancio delle sedie

E infatti dal terzo piano uno lancia una sedia di legno, e visto che va a vuoto ne lancia subito un’altra. Da giù un gruppetto parte per tentare di sfondare il cordone di polizia che protegge l’ingresso del palazzo, ma si rabbonisce subito. Altri lanciano oggetti che mai raggiungeranno il terzo piano. Nella ressa resta ferito un poliziotto. Poi tocca a un furgone e a un’auto che appartengono a qualcuno dei bulgari. Cercano di sfondare i vetri, riescono solo a strappare una targa. Le forze dell’ordine (poche) evitano lo scontro, scelgono la linea soft. Anche quando i mondragonesi (ormai saranno 500) va a bloccare la Domiziana, mentre arriva la notizia che De Luca non verrà, voleva farlo ma ha rinunciato. Verranno altri poliziotti inviati dal ministro dell’Interno Lamorgese, daranno il cambio a quelli che ci sono e sono stremati. Arriveranno anche i tamponi per uno screening allargato. Sperando che basti.