Bocciare vuol dire che la scuola c’è stata

"Non sono previste ulteriori ordinanze sulla valutazione degli studenti”, ha comunicato il ministero dell’Istruzione dopo giorni di trepidazioni e discussioni, tra dirigenti scolastici e docenti, a proposito dei voti da assegnare agli studenti alla fine di questo anno vissuto pericolosamente, ma quasi tutto in Dad. Quest’anno si potrà bocciare (laddove l’ordinamento lo consente) o assegnare debiti scolastici da recuperare (vulgo esami a settembre), ha deciso il ministro Patrizio Bianchi.

Lo scorso anno, dopo i tre mesi di lockdown, Lucia Azzolina aveva deciso di sospendere le bocciature, riconoscendo di fatto l’anomalia dell’anno scolastico. Scelta tutto sommato sensata, ma che avrebbe meno senso dopo quasi un intero anno trascorso a fare lezione davanti a un computer. Al netto del peso reale dell’istituto della bocciatura nelle scuole italiane (la percentuale si aggira attorno al 7 per cento, è probabile che il buonsenso degli insegnanti eviti ecatombi nonostante le direttive) la decisione di Bianchi ha una logica che va apprezzata.

La Dad, che tanto Mario Draghi che Bianchi, e all’unisono tutti quanti, considerano un’esperienza non riuscita, spesso dannosa, e comunque non paragonabile alla scuola in presenza, è stata quest’anno pur sempre scuola. Dare il segnale del promossi tutti è in fondo come caricare gli studenti di un altro fardello, come fosse una “colpa”: il vostro anno è stato proprio buttato, anche in quel poco (qualche volta nemmeno così poco) che avete imparato. Può essere addirittura uno sprone (anche ai docenti) per continuare un impegno che a volte pare matto e disperatissimo. Su un diverso problema, invece, l’orientamento del governo, se confermato, appare più discutibile. La possibilità che per il prossimo anno vi sia l’ennesima stabilizzazione dei precari. Anziché passare dai regolari concorsi, che garantirebbero una selezione di qualità di cui la “nuova” scuola  ha grande bisogno. E l’esperienza della Dad è lì a dimostrarlo.