“Bloccherò la violenza”: Trump ora punta sulle paure dell’America

Il presidente chiude la convention repubblicana. "Non permetterò l'anarchia per le strade d'America"

«Non permetterò i saccheggi, gli incendi, le violenze, l’anarchia per le strade d’America. Ho mandato la Guardia Nazionale a Kenosha, Wisconsin, per imporre la legge e l’ordine!». Donald Trump ha chiuso la convention repubblicana su un terreno ideale. Le immagini di una nazione nel caos fanno per lui. Anche se una parte dell’emergenza di queste ore è dovuta alla pandemia (mal gestita dal governo, ma in declino da settimane), e un’altra evoca il cambiamento climatico (uragano in Louisiana e Texas, incendi in California), quel che conta è il disordine sociale.

L’ultima tragedia che ha appiccato il fuoco del risentimento razziale, a Kenosha, è accaduta proprio nello Stato che i democratici avevano scelto per la loro convention poi diventata virtuale: il Wisconsin è una preda ambita, cruciale per i voti del collegio elettorale che può spostare in una casella blu o rossa il 3 novembre. Gli scontri violenti possono fare rieleggere Trump? Non importa se a scatenarli sia stato ancora una volta il comportamento della polizia che ha sparato a un nero paralizzandolo; non importa se in seguito alle proteste un giovane presunto suprematista bianco abbia a sua volta ucciso. Il fatto è che il governatore del Wisconsin deve chiedere aiuto alla Casa Bianca per riprendere il controllo e riportare l’ordine in quella città. «Dovrebbero fare lo stesso a Portland!», ammonisce Trump.

Portland nell’Oregon è diventata il simbolo di una protesta anti-razzista di Black Lives Matter che è sfuggita di mano, ha creato delle zone proibite di fatto alle forze dell’ordine, dei ghetti dove si sono allargate le gang, moltiplicando i reati. Se si aggiungono altri episodi recenti come i saccheggi di Chicago, e la recrudescenza di criminalità in molte metropoli americane (da New York a Minneapolis), il clima può favorire chi sta dalla parte della legge anche quando il braccio che la fa rispettare è violento e contestato. “De-fund the police”, lo slogan lanciato nei cortei dopo l’uccisione di George Floyd, si è trasformato in un boomerang: diversi sindaci di sinistra (inclusi Bill de Blasio a New York ed Eric Garcetti a Los Angeles) hanno davvero tagliato i fondi alla polizia. Il risultato è preoccupante, per l’impennata dei reati. Joe Biden e Kamala Harris hanno preso le distanze da quello slogan della frangia più radicale, ma Trump martella il messaggio che quei due «sono burattini manovrati dagli estremisti».

Il precedente delle due vittorie del repubblicano Richard Nixon nel 1968 e nel 1972, in un’America sconvolta dalle proteste e dalla guerriglia urbana, è nella mente di tutti. Un timore aleggia tra i democratici: che la rimonta di Trump nei sondaggi configuri uno scenario simile alla “sorpresa” del 2016. In effetti la media dei sondaggi dice questo: benché Biden mantenga un vantaggio, il suo margine si sta assottigliando. Quasi tutte le rilevazioni degli ultimi giorni — e in modo particolare quelle che riguardano gli Stati in bilico — indicano una rimonta del presidente. Se si aggiunge l’economia che continua ad essere il terreno di forza di Trump (una leggera maggioranza di americani lo considera il più adatto a governare la ripresa), mentre i dati sui contagi di coronavirus migliorano, il quadro è perfetto per una finale da thriller, pieno d’incertezza fino all’ultimo.

La questione razziale si è rivelata un’arma a doppio taglio negli ultimi mesi. L’ampiezza delle manifestazioni di protesta dopo la barbara esecuzione di Floyd da parte di un poliziotto di Minneapolis, aveva fatto parlare di una svolta, una presa di coscienza nazionale, uno spostamento di opinione pubblica. Col passare del tempo non è chiaro se questo sia il risultato finale. Il prevalere delle frange radicali nelle piazze, l’irruzione delle gang, gli episodi di razzie multiple nei negozi, ha spaventato anche un pezzo di middle class afroamericana (di sicuro i commercianti). E comunque l’elettorato resta composto per il 70% di bianchi. Già nel 2016 il messaggio martellante di Hillary Clinton sulla coalizione arcobaleno di tutte le minoranze — etniche o sessuali — aveva sortito l’effetto di ricompattare la maggioranza silenziosa nel campo avverso.