Blasfemi e populisti, è l’aborto dei nuovi caudilli

Tre insulti alla patrona del Sudamerica: i Governi socialpopulisti del continente irridono la Madonna di Gaudalupe e aprono all’aborto. La scelta meticolosa compiuta consapevolmente da tre governi dell’America latina, Costarica, Messico e Argentina, che hanno dato il via libera all’aborto nello stesso giorno delle celebrazioni della patrona continentale. La parola chiave della nuova regolamentazione, che non verrà votata da nessun ramo del Parlamento, è : «Benessere psicologico della madre che giustifica l’aborto anche in caso di possibile dolore o disagio provocati dal contesto sociale avverso e che potrebbe provocare turbamento». Tre lezioni di cui far tesoro: la Chiesa ha il dovere di ribadire sempre in pubblico i principi non negoziabili e difendere la vita umana dal concepimento alla morte naturale, così come la faniglia fondata sul matrimonio, la libertà di educazione di fronte alla vergogna socialpopulista di nuovi caudilli che si sono presi gioco della Chiesa, del popolo e della democrazia in un sol colpo.

Tre insulti alla patrona del Sudamerica, i Governi socialpopulisti del continente irridono la Madonna di Gaudalupe e aprono all’aborto. Non c’è solo coincidenza, c’è una scelta meticolosa e demoniaca compiuta consapevolmente da tre governi dell’America latina che hanno deciso di liberalizzare, in modi diversi, l’aborto nei loro paesi nello stesso giorno delle celebrazioni della Festa della Madonna di Guadalupe.

Partiamo dal Costarica, paese nel quale lo scorso anno 2018 il Candidato della coalizione di centro sinistra Carlos Alvarado, sostenuto da un partito social cristiano, era stato eletto a scapito del candidato evangelico Fabricio Alvarado. La Chiesa cattolica, timorosa verso una possibile vittoria degli Evangelici, favorì il sostegno al partito social cristiano e all’attuale presidente. Ebbene, dopo mesi di notizie non confermate e richieste del Parlamento di poter aprire un confronto con il Governo per discutere delle norme tecniche sull’aborto, pur in presenza di una larga maggioranza parlamentare bi-partisan contro una qualsiasi liberalizzazione, lo scorso 1 dicembre l’esecutivo ha annunciato di voler emettere una norma tecnica per liberalizzare l’aborto, ed il successivo 10 dicembre, veniva emesso un protocollo del Dipartimento costaricense di Sicurezza Sociale (CCSS) per uniformare e migliorare le procedure dell’aborto nei casi di pericolo della salute e vita della madre.

La deliberazione finale di questa misura, proveniente dal Ministero della Salute, veniva deliberata il giorno 12 dicembre, festa della Madonna di Guadalupe, con una ordine di attuazione per tutte le strutture pubbliche e private ospedaliere ed il giorno successivo il Presidente Carlos Alvarado la firmava dandone così piena attuazione immediata. Ovviamente la Chiesa ha reagito duramente ricordando come il popolo costaricano voglia salvare le due vite, la vita dei concepiti e delle madri, e come questa norma dia impunità all’aborto.

Negli stessi giorni, quasi a tratteggiare un arcano malefico disegno, veniva approvata la Ley de Amnistia dalle Commissioni Parlamentari del Congresso federale del Messico. La legge proposta dal Presidente social populista Lopez Obrador e che prevede, tra l’altro il conferimento del potere al Presidente stesso di perdonare e amnistiare tutte le persone coinvolte in una aborto, madri e medici inclusi e tutti coloro che commettono delitti e crimini per via della propria condizione di povertà o perché obbligati da un famigliare. Immaginate voi come possa ampliare la non punibilità o la certezza dell’amnistia nei confronti dell’aborto.  Il giorno seguente, il 12 dicembre, giorno della Vergine di Guadalupe chiamata familiarmente “La Morenita” dai messicani, il Congresso Federale, con l’ampia maggioranza del partito Morena del Presidente Obrador, approvava definitivamente il testo della Legge di Amnistia e così, liberalizzava di fatto l’aborto in ogni circostanza.

Eppure, lo stesso Obrador, nei primi mesi del suo mandato aveva dichiarato in più circostanze che mai avrebbe approvato una legge che liberalizzasse l’aborto e, piuttosto riaffermato che per un tale cambiamento era necessario un referendum popolare.

In Argentina la Madonna Santa protettrice, oltre alla Vergine di Guadalupe, è quella che si venera a Luijan, a pochi chilometri da Buenos Aires. Qui, l’11 dicembre è stata officiata come da tradizione una gran Messa per i governanti alla quale hanno partecipato sia il Presidente uscente Macri che il nuovo Presidente Fernandez in un clima di reale pacificazione e simpatia nazionale. Poche ore dopo l’entrata in carica ufficiale del nuovo Presidente alla Casa Rosada e meno di 24 ore dopo l’ufficializzazione, ecco la stoccata abortista da parte del nuovo Ministro della Salute con l’approvazione del nuovo protocollo a favore dell’aborto, emesso e pubblicato il giorno 12 dicembre sul Bollettino Ufficiale con il n.1/2019.  E’ primo atto del nuovo esecutivo giustificato dal Ministro Garcia con le seguenti parole: «E’ una questione di salute pubblica non di dibattito religioso o politico». La parola chiave della nuova regolamentazione, che non verrà votata da nessun ramo del Parlamento, è : «Benessere psicologico della madre che giustifica l’aborto anche in caso di possibile dolore o disagio provocati dal contesto sociale avverso e che potrebbe provocare turbamento».

Chiesa contraria, stratagemma per evitare il voto parlamentare? Tutto si giustifica e viene esaltato se lo si attua in nome dell’aborto. Tant’è che non sorprende la decisione dello scorso 15 dicembre di Amnesty International di celebrare la vittoria elettorale con un gran concerto rock gratuito per tutti e, ovviamente preceduto da una serie di testimonianze sulla bellezza della salute sessuale riproduttiva, sull’aborto libero e sulla ideologia gender.

Tre lezioni di cui far tesoro: la Chiesa ha il dovere di ribadire sempre in pubblico i principi non negoziabili e difendere la vita umana dal concepimento alla morte naturale, così come la faniglia fondata sul matrimonio, la libertà di educazione di fronte alla vergogna socialpopulista di nuovi caudilli che si sono presi gioco della Chiesa, del popolo e della democrazia in un sol colpo.