Biden scivola sul petrolio. E Trump spera nel voto operaio

Il candidato dem vuole passare alle rinnovabili, ma nei carburanti fossili lavorano 10 milioni di americani. L’annuncio del piano nel dibattito tv, poi la marcia indietro. Hillary Clinton fece lo stesso errore con il carbone

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Dieci milioni di posti di lavoro, quasi il 6% dell’occupazione americana: senza contare l’indotto che può allargarsi fino a includere siderurgia, automobile. Dieci milioni di addetti più i loro familiari e chi dipende dal loro reddito, è questo il peso dell’energia fossile negli Stati Uniti. Joe Biden se l’è giocata con una gaffe? Farà il bis di Hillary Clinton, che nel 2016 promise un avvenire da disoccupati ai minatori di carbone, e perse Stati-chiave come Pennsylvania, Ohio?

Il passaggio cruciale è durato pochi minuti nel duello tv di giovedì sera. Biden: “Io farei la transizione abbandonando l’industria petrolifera. Il petrolio inquina tanto. Va sostituito con l’energia rinnovabile, a termine”. Donald Trump: “Di fatto quel che sta dicendo è che distruggerà l’industria petrolifera. Ve lo ricorderete in Texas? In Pennsylvania? Ohio?”.

Lo stesso Biden ha capito subito di aver commesso un errore. In uno scambio successivo si è affrettato a precisare che il suo programma energetico e ambientalista non prevede il divieto generale del fracking (abbreviazione di “hydraulic fracturing”, è una tecnica di estrazione), ma solo sui terreni di proprietà federale, spesso delle riserve naturali. Parlando coi giornalisti subito dopo il duello tv, ha anche precisato che lui vuole “eliminare i sussidi pubblici all’industria petrolifera, ma non l’uso dei carburanti fossili, non a breve termine”.

I repubblicani intravedono una possibile svolta dell’ultim’ora, che riporterebbe dalla loro parte alcuni Stati contesi, indispensabili per la vittoria. Non solo Pennsylvania, Ohio e Texas (quest’ultimo è comunque un bastione repubblicano), ma forse anche Stati che dipendono dall’industria automobilistica e siderurgica, come il Michigan, tutti settori ancora legati all’uso di energie fossili.

La Clinton nel 2016 trattò i minatori del carbone e gli operai degli altiforni siderurgici come dei relitti di un passato di cui vergognarsi, accennò a una loro improbabile “riconversione” verso nuovi mestieri. E perse i loro voti. Il partito repubblicano ieri celebrava una forte impennata nelle donazioni a favore della sua campagna, come prova che il duello tv è stato una vittoria per il presidente.

La gaffe di Biden ha messo a nudo anche una spaccatura reale all’interno del partito democratico. Un’ala moderata, spesso ubicata nella cosiddetta “America saudita” dove l’estrazione petrolifera è importante, ha reagito distanziandosi da Biden. La deputata democratica dell’Oklahoma, Kendra Horn, ha twittato: “Sono in disaccordo con Biden. Dobbiamo difendere la nostra industria del gas e del petrolio”. Dello stesso tenore la reazione di Xochitl Torres Small, deputata democratica del New Mexico: “L’energia è la spina dorsale dell’economia nel mio Stato”. L’ex governatore democratico della Pennsylvania, Ed Rendell, ha definito quel passaggio di Biden nel duello tv come “l’unica vera gaffe”.

A venire in soccorso al candidato, a posteriori, è stata anche la sua vice Kamala Harris. “Biden vuole vietare i sussidi del contribuente al fracking, ma non il fracking stesso”, ha detto la Harris. In realtà mezzo partito democratico vorrebbe un approccio molto più drastico, e propone la messa al bando del fracking su tutto il territorio degli Stati Uniti. Biden rischia di aver scontentato sia l’ala ambientalista del suo elettorato, sia quelle zone del paese che vivono ancora dell’energia fossile. Il candidato è dovuto tornare a correggersi ieri, parlando in Pennsylvania: “Non vieterò il fracking, né qui né altrove”.

Il boom del fracking non è legato alle politiche energetiche di Trump. Fu sotto la presidenza di Barack Obama, con Biden vicepresidente, che la rivoluzione tecnologica del fracking (insieme con l’altra tecnica di estrazione dello shale gas, detta horizontal drilling) consentì all’America di emanciparsi dal petrolio arabo e conquistare l’autosufficienza. Sotto Trump la tendenza è continuata fino a fare degli Stati Uniti un esportatore netto di energia, avendo superato la produzione di gas e petrolio di Arabia e Russia. Lo stesso Obama vantava l’autosufficienza energetica come un traguardo di rilevanza strategica.