Biden: “L’anarchia è finita ora torni la democrazia”

Il candidato democratico punta sugli Stati chiave e su un messaggio di cambiamento. Lavoro, tasse, clima e energia in agenda. Oltre al vecchio slogan di Obama: hope, speranza

«Il caos è finito. Licenziamo Donald Trump»: da Cleveland, Ohio, a Pittsburgh, Pennsylvania, Joe Biden conclude la campagna con un urlo di guerra. «Mettiamo fine a questa Bad Romance», brutta storia, gli fa eco la regina del pop Lady Gaga, cambiando il finale del suo brano più celebre, mentre lo affianca sul palco di Pittsburgh durante il comizio finale.

Dall’altro lato dello Stato più conteso di queste elezioni, nella Philadelphia che fu la culla della democrazia americana, John Legend intona “Glory” – il brano da Oscar, colonna sonora di Selma, il film sulla celebre marcia di Martin Luther King – in onore di Kamala Harris che se eletta sarà la prima vicepresidente donna e afroamericana. Sì, i democratici affrontano l’ultimo miglio della campagna più aspra e difficile della Storia a passo di danza. Prendendo anche così le distanze dalla visione oscura e violenta del Paese, tratteggiata da Donald Trump per meglio vendere la sua ricetta Law and Order.

Tornano a promettere hope, la speranza nel 2008 già motto di Barack Obama senza mai dimenticare la realtà: «A febbraio il Commander-in-Chief conosceva la pericolosità del virus e ha taciuto. Otto mesi dopo non ha ancora un piano…» attacca Biden. «Quando sarò alla Casa Bianca seguirò le indicazioni degli esperti» dice, alludendo alla minaccia di licenziare il dottor Anthony Fauci, fatta domenica da Trump. E poi promette: «Ho un piano per tenere aperte scuole e negozi». Affondando: «Riprendiamoci la democrazia».

Covid, lavoro, tasse, clima, energia: sono i punti su cui l’ex vicepresidente ha continuato a battere nel corso della maratona finale, concentrata in due Stati chiave. L’Ohio, dato per perso e visitato pochissimo, e dove invece, a sorpresa secondo l’ultima media di FiveThirtyEitght è testa a testa con Trump, 47 a 47. E poi, appunto, quella Pennsylvania dove passa la strada per la Casa Bianca e dov’è dato 5 punti più avanti. Qui è essenziale ricompattare il “muro blu” del Rust Belt, la “cintura arrugginita” di Stati industrialmente ed economicamente depressi, lunga fino al Wisconsin. Storicamente democratici, furono scippati da Trump nel 2016 attirando il voto dei delusi da Obama e l’appoggio di sindacati, anziani e le aree rurali: «Serve un presidente che abbia voglia di lavorare e fare il duro mestiere del leader. Lo dobbiamo ai nostri figli» esorta.

E pensare che mesi fa su “Old Joe” scommettevano in pochi: e solo il sostegno degli afroamericani della Carolina del Nord ne resuscitò la campagna. Trump, invece, non lo ha mai sottovalutato. In pubblico lo denigra chiamandolo “old”, vecchio, appunto. E “sleepy” addormentato. Ma in privato lo ha sempre temuto, tanto da cercare, un anno fa, di spingere l’alleata Ucraina ad infangarlo con un’inchiesta sul figlio Hunter, nel Cda della società del gas di quel paese. Comportamento che ha portato all’impeachment.

Mollti dem non credevano possibile la realtà di questi giorni: Biden avanti di 10 punti rispetto a Trump nei sondaggi nazionali, competitivo perfino in stati tradizionalmente repubblicani come Texas e Georgia. Così favorito dai pronostici, da potersi perfino rivolgere direttamente agli elettori repubblicani, usando, s’intende, il loro linguaggio tutto fede e profezie: «Dio e la Storia ci hanno chiamato a questo momento e a questa missione. La Bibbia dice che c’è un tempo per demolire e un tempo per costruire. Un tempo per curare. Questo è quel tempo Il caos è finito». Andate (alle urne) in pace.