BIDEN HA VINTO MA SI SCATENA L’IRA DI TRUMP

“Sarò il Presidente di tutti gli americani”.

“Sarò il Presidente di tutti gli americani”. Queste le prime parole del 46esimo Presidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden. La vittoria del candidato dem è stata assegnata da tutti i principali media grazie all’affermazione in Pennsylvania, che vale 20 grandi elettori. Il candidato del Partito democratico può così contare ufficialmente su 273 seggi al Collegio elettorale, in attesa del completamento dello spoglio in Arizona, in Nevada, in Georgia, in Carolina del Nord e in Alaska. Le proiezioni di Fox assegnano anche il Nevada al candidato democratico (oltre ad Arizona e Pennsylvania), che dovrebbe alla fine spuntarla con a 290 grandi elettori. Lo sconfitto Donald Trump per il momento non ha alcuna intenzione di riconoscere la vittoria di Biden. “Biden corre a dichiarare falsamente la vittoria ma le elezioni non sono ancora finite”, ha dichiarato Trump in una nota. Nelle scorse ore, il tycoon ribadiva di aver “vinto di molto”.

Per Donald Trump non è ancora il momento della resa

Sebbene tutti i più importanti media americani abbia decretato la vittoria di Joe Biden, è pur vero che, al momento, l’Arizona ha ancora il 10% dei voti da conteggiare e il vantaggio di Biden è passato da più di 100.000 a meno di 21.000. Wisconsin e Georgia devono affrontare possibili riconteggi e Trump ha contestato la vittoria di Biden in Michigan e Pennsylvania. In Michigan, ad esempio, riferisce il Daily Mail, i repubblicani sostengono che un problema tecnico del software dello stato ha assegnato erroneamente 6.000 voti a Biden prima che i funzionari elettorali della contea rilevassero l’errore e lo correggessero. Lo stesso software sarebbe stato impiegato in altri stati, tra i quali la Georgia, come confermato anche da Politico. Secondo IlSole24Ore, più di trecentomila voti postali mancano all’appello, forse smarriti nei centri di distribuzione, e rischiano di non essere mai contati. Oltre 80mila di questi sono stati spediti in Stati contesi, abbastanza da poter influenzare il risultato finale nel duello per la Casa Bianca. E l’avvocato di Trump, Rudy Giuliani, ha parlato di “massicci brogli” in Pennsylvania.

Elementi quantomeno sospetti che il super team legale di Donald Trump sta esaminando e che sarà portato all’attenzione dei tribunali. E qualche vittoria per Trump, in questo senso, è già arrivata, visto la Corte Suprema degli Stati Uniti ha ordinato ai comitati elettorali della Pennsylvania di separare il conteggio delle schede per corrispondenza arrivate il giorno delle elezioni. L’ordinanza, firmata dal giudice Samuel Alito, suggerisce che i giudici potrebbero escludere i voti arrivati dopo l’election day in una successiva sentenza circa i risultati delle elezioni presidenziali. Significa che Trump può ribaltare il risultato? Difficile. Come ha ben spiegato Andrea Muratore sulle colonne di queste testata, la strada per il tycoon, che ora potrebbe ricorrere dinanzi alla Corte Suprema, è tutta in salita. Ma guai, d’altra parte, credere che la partita sia – del tutto – chiusa qui.

Palla alla Corte Suprema

Il celebre politologo Graham Allison spiega sulla prestigiosa rivista the National Interest che è quasi inevitabile che si arrivi alla Corte Suprema. Potrebbe accadere ciò che è già successo in occasione delle elezioni presidenziali del 1876 che vedevano contrapposti Tilden e Hayes. Come allora, ogni stato dovrà riunire la propria assemblea per certificare il risultato delle elezioni e la lista dei grandi elettori al Congresso. Questo dovrebbe accadere indicativamente verso il 6 gennaio. Tuttavia, sottolinea Allison, “i legislatori statali hanno l’autorità costituzionale per concludere che il voto popolare è stato corrotto” da possibili brogli” e “quindi inviare una lista di elettori in competizione per conto del loro stato. Ciò significa che in caso di controversie su liste elettorali concorrenti, il Presidente del Senato, il Vicepresidente Pence, sembrerebbe avere l’autorità ultima per decidere quali accettare e quali rifiutare. E Pence sceglierebbe Trump”.

Attualmente, i repubblicani detengono la maggioranza nelle assemblee federali di 26 dei 50 stati. Durante la sua campagna di rielezione, nota Allison, Trump ha costantemente messo in dubbio la legittimità dei voti per corrispondenza, sostenendo che le elezioni saranno “truccate” e “le elezioni più corrotte nella storia del nostro paese”. Questo molto probabilmente faceva parte di una strategia più ampia per preparare il terreno a un voto contestato.

L’affondo di Giuliani: “È una frode”

Mentre il mondo acclama Joe Biden nuovo Presidente degli Stati Uniti ,dopo che i media americani hanno confermato la vittoria del candidato dem in Pennsylvania e Nevada, assegnandogli così il numero di 290 grandi elettori, l’avvocato di Donald Trump, Rudy Giuliani, ha parlato in conferenza stampa a Filadelfia, Pennsylvania, per denunciare, con tanto di testimoni, i brogli di cui sarebbe stato vittima Trump e il partito repubblicano. Come riporta l’agenzia Nova, l’ex sindaco di New York ha annunciato azioni legali per le presunte frodi elettorali registrate nelle operazioni di voto a Filadelfia e Pittsburgh, con 90 testimoni che sarebbero già pronti a deporre. “Pronti, dietro di me ci sono dei testimoni. Alla fine, si spera presto, compariranno in tribunale e daranno questa testimonianza perchè stiamo per intentare una causa federale che riguarderà Filadelfia e Pittsburgh”, ha detto Giuliani nel corso di una conferenza stampa in cui ha chiamato in causa circa 300 mila schede nelle due principali città della Pennsylvania. L’avvocato del tycoon ha sottolineato che Donald Trump “ovviamente non riconoscerà la sconfitta, dal momento che ci sono 600 mila schede in dubbio”.

Rudy Giuliani presenta i testimoni: “Pronti a deporre e a denunciare i brogli”

Dietro di me, ha sottolineato l’ex sindaco della Grande Mela, ci sono una sessantina di osservatori dei seggi che testimonieranno “che non è stato loro consentito di esercitare il diritto di ispezionare i voti per posta. È illegale e incostituzionale. Non c’è stata alcuna ispezione, questi plichi potrebbero essere arrivati da qualsiasi parte, potrebbero essere stati compilati da chiunque, in Philadelphia hanno tenuto segreti i voti dei deceduti”. Rudy Giuliani ha parlato di centinaia di migliaia di schede che non sono state visionate da nessun osservatore repubblicano. Nelle scorse ore la Campagna di Donald Trump ha iniziato a riunire un super team legale per presentare i ricorsi in tutti gli stati chiave, a cominciare dal Michigan. Tra gli avvocati che il presidente ha assoldato, riferisce la stampa americana, ci sono dei veri e propri “mastini” come Jay Sekulow, il già citato ex sindaco di New York Rudy Giuliani e l’ex procuratore generale della Florida, Pam Bondi. Nel super team anche Sidney Powell, l’avvocato dell’ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael T. Flynn, che fu incastrato dai funzionari dell’amministrazione Obama nell’ambito dell’inchiesta sul Russiagate.

Trump non riconosce la vittoria di Biden: “Non mi fermerò”

Nelle scorse ore lo staff di Trump aveva diramato una nota nella quale sottolinea: “Sappiamo tutti perché Joe Biden si stia affrettando a fingersi vincitore, e perché i suoi alleati sui media stiano cercando in modo così convinto di aiutarlo: non vogliono che la verità sia rivelata”. A partire da lunedì i responsabili della campagna presidenziale hanno inoltre affermato che porteranno “il nostro caso in tribunale perché si possa garantire il pieno rispetto delle leggi elettorali e che si riconosca il legittimo vincitore”. “Non mi fermerò finché il popolo americano non avrà il numero di voti onesti che merita e che la democrazia richiede”, ha aggiunto Trump.