Benny Gantz: «Le minacce a Israele e la forza indicibile di mia madre»

Il candidato premier: «La diplomazia non basta più»

Settantacinque anni fa mia madre, Malka Gantz, mosse quelli che dovevano essere i suoi ultimi passi. Costretta, assieme a centinaia di altri prigionieri, a varcare i cancelli del campo di concentramento di Bergen-Belsen, si avviò verso una marcia della morte che non concedeva scampo a nessuno. Ma lei, miracolosamente, si salvò. Aveva appena diciassette anni, uno scheletro umano che pesava 28 kg. Suo padre – mio nonno – incapace di reggere il passo, venne freddato a bruciapelo. Il suo assassinio fu solo una delle terribili perdite che mia madre ebbe a patire durante quegli anni atroci, man mano che le persone a lei più care cadevano vittima di una malvagità demoniaca che non si era mai vista fino ad allora.

In più occasioni ho avuto modo di visitare i campi di sterminio nazisti e ogni volta chiudo gli occhi e ripenso alla mia storia, alla storia del mio popolo. Spesso mi ritrovo a immaginare mia madre, intrappolata in quell’inferno, e rifletto sulla sua sopravvivenza, le indicibili umiliazioni che dovette sopportare nel corpo e nell’anima giorno dopo giorno, le torture che le venivano inflitte senza sosta. Ma ricordo anche la sua incredibile risolutezza e quella misteriosa forza d’animo che la aiutarono a sopravvivere. L’Olocausto non ha eguali nella storia dell’umanità. Resta profondamente separato, quasi “un pianeta a sé”, nelle parole di uno scrittore e superstite ebraico Yehiel De-Nor, conosciuto anche come Ka-Tsetnik (ovvero prigioniero di un campo di concentramento). De-Nor descrisse Auschwitz, durante il processo a Eichmann, in questi termini: “Gli abitanti di questo pianeta non avevano un nome. Non avevano genitori né figli. Non indossavano abiti come facciamo noi qui. Non erano nati lì, né vi partorivano figli. Non vivevano secondo le leggi di questo nostro mondo, e non morivano.”

Tuttavia, con il passar degli anni, De-Nor cambiò idea: “Auschwitz,” disse, “non era un altro pianeta. Auschwitz non è stato creato dal diavolo, né da Dio. È stato creato da un uomo. Hitler non era il diavolo, ma un essere umano.” Gli orrori dell’Olocausto però non apparvero dal nulla. Furono il risultato naturale di anni e anni di propaganda velenosa, concepita proprio per soffiare sulle braci dell’odio e rivolgere le sue fiamme contro persone innocenti. La diffusione sistematica dell’ideologia fascista ebbe l’effetto di intorpidire e offuscare la sensibilità collettiva verso le manifestazioni di ingiustizia, e da ultimo trasformò la Germania, da culla della cultura e della civiltà, in esecutore dei peggiori crimini mai commessi contro l’umanità. La democrazia, nelle mani di un dittatore assetato di potere, altro non fu che uno strumento di manipolazione. Lo stato di Israele sarà perennemente grato alle potenze alleate e all’Armata rossa per il ruolo svolto nell’estirpare il male assoluto del nazismo.

Quei tempi bui sono ormai alle nostre spalle, ma ciò non significa che siamo diventati immuni agli effetti dei discorsi intrisi d’odio. Malgrado le esperienze trascorse, non siamo vaccinati contro quella forte tendenza umana che ci spinge alla divisione e alle sue disastrose conseguenze. La nostra epoca è carica di sfide: la nascita dei nazionalismi, la xenofobia e le spinte globali verso l’isolazionismo, facilitate dal modo in cui i sentimenti di avversione e disprezzo si diffondono tramite le moderne tecnologie, rendono la nostra epoca particolarmente fragile nella battaglia contro l’odio, e in particolare contro le attuali manifestazioni dell’antisemitismo. I dati sono preoccupanti. Un recente sondaggio, condotto dalla Lega Antidiffamazione, rivela che un cittadino europeo su quattro nutre convinzioni antisemite. Come figlio di sopravvissuti dell’Olocausto, come ebreo e come umanista, tutto questo mi affligge profondamente.

L’antisemitismo rappresenta una minaccia al tessuto umano e democratico della società europea, ragion per cui la lotta contro di esso costituisce un baluardo per l’Europa stessa, oltre che una misura per proteggere le comunità ebraiche locali. Spetta ai governanti del mondo libero avviare iniziative coraggiose per assicurare che l’umanità intera non dimentichi mai quanto possa diventare angosciante e funesto questo mondo, se spalanchiamo le porte all’odio e all’ignoranza. Spetta a tutti noi dare un vero significato alle parole “Mai più”, tramite azioni precise e dirette a estirpare l’odio.

Il Giorno della Memoria, che si celebra in tutto il mondo per ricordare il 75° anniversario della liberazione di Auschwitz, non è solo un modo per ristabilire un contatto con il passato. Il ricordo dell’Olocausto ci costringe a guardare in tutta onestà al nostro presente e al futuro. E nel gettare uno sguardo consapevole sulla nostra realtà, dobbiamo ammettere che siamo di fronte non solo al dilagare dell’antisemitismo, ma anche a un crescente odio verso la collettività ebraica, attraverso innumerevoli tentativi di delegittimazione dello stato di Israele. Nella sua manifestazione più estrema, questo nuovo odio verso gli ebrei e il disegno di insidiare l’esistenza dello stato di Israele nascondono la volontà di annientare il popolo ebraico. Sin dai primi giorni di vita dello stato di Israele, i paesi confinanti hanno tentato in tutti i modi di distruggerci. La nostra potenza militare e la nostra fiducia in noi stessi hanno scongiurato il disastro e ci hanno portato alla vittoria e da allora, sicuri della nostra forza, siamo stati pronti a tendere la mano in segno di pace verso quei nostri vicini che ne riconoscono il valore.

Ma non tutti i nostri detrattori hanno saputo accettare la nostra esistenza. Proprio in questi giorni, il regime iraniano lavora febbrilmente per accelerare la creazione di mezzi che mirano a distruggere lo stato di Israele. La banale negazione dell’Olocausto non basta più ai leader iraniani, che oggi sollecitano attivamente la produzione di armamenti capaci di cancellare in un istante intere città israeliane. Se dovessero raggiungere il loro obiettivo, non solo il Medio Oriente e Israele, ma nessun luogo al mondo sarà più sicuro.

Purtroppo, anche i diritti del popolo iraniano vengono tragicamente calpestati: i cristiani e altre minoranze sono perseguitati, le donne lapidate, manifestanti e oppositori politici imprigionati, mentre gli omosessuali vengono messi a morte nelle pubbliche piazze.

Essendo profondamente avvezzo agli orrori della guerra, sarò sempre a favore della diplomazia rispetto all’intervento militare. Occorre però ammettere che tutti gli sforzi diplomatici per risolvere la crisi iraniana sono caduti nel vuoto. Nel giro di un solo anno, l’Iran sarà in grado di arricchire l’uranio e dopo altri due o tre anni arriverà alla produzione di armi nucleari, mettendo a rischio la sicurezza globale. Con questo non intendo dire che bisogna abbandonare la diplomazia, quanto piuttosto che la diplomazia, da sola, non basta più.

L’Iran non avrà mai armi nucleari. Come ex capo di stato maggiore dell’esercito israeliano, sono al corrente dei piani operativi israeliani e posso affermare senza mezzi termini che Israele ha la volontà, la capacità e gli strumenti per impedire che questo avvenga. Anche se il prezzo da pagare sarà altissimo. Per evitare l’intervento militare, i leader mondiali dovranno formare un fronte compatto contro un regime che fomenta odio e terrore. Non possiamo chiudere un occhio su ciò che sta accadendo, né possiamo permetterci di dar segno di debolezza. I capi di stato europei dovranno riconoscere il regime iraniano per quello che è: una minaccia a Israele e all’intera regione, e un pericolo imminente per gli interessi strategici dell’Europa. L’Iran punta a distruggere Israele non solo in quanto nazione, ma anche perché simbolo del mondo libero. Proprio come la leadership mondiale venne chiamata alle armi durante gli anni più bui della nostra storia, anche oggi non è consentito sottrarci alle nostre responsabilità. Lo stato di Israele sarà perennemente grato alle forze alleate e all’Armata rossa per aver contribuito ad annientare il male assoluto del nazismo. Voglio elogiare il presidente Trump per aver agito con risolutezza nel far pressione sul regime iraniano, tramite le sanzioni e l’intervento militare. E voglio elogiare i leader europei per aver preso la decisione di avviare il meccanismo di risoluzione delle controversie riguardo l’accordo sul nucleare. Ormai è chiarissima la decisione del mondo intero di opporre resistenza ai progetti iraniani. La nostra determinazione sarà esplicita e inequivocabile. Occorrerà aumentare le pressioni. Non appena saranno rafforzati adeguatamente i deterrenti militari ed economici, si potrà tornare in tutta sicurezza ai canali diplomatici.

L’antisemitismo durante i tempi funesti dell’Olocausto mirava a eliminare completamente gli ebrei europei per il semplice fatto di essere ebrei. Quel desiderio, evidentemente, alligna ancora oggi sotto forme diverse, ma non permetteremo che si trasformi in realtà. Sotto la mia guida, giuro che Israele resterà il paese più forte di questa regione, rifugio per gli ebrei di tutto il mondo e faro di libertà e democrazia. Israele resterà sempre il fedele sostenitore dei valori moderni per i quali l’Europa si è battuta così valorosamente dopo le tragedie della seconda guerra mondiale.

E quando avremo assolto al nostro compito, come indubbiamente accadrà, potremo tutti godere dei frutti della pace. I benefici derivanti dagli ottimi rapporti che verranno a instaurarsi tra i paesi del Medio Oriente, l’Europa e il mondo intero sicuramente sapranno ricompensarci dei sacrifici sopportati lungo il cammino. Non siamo ancora arrivati, ma ci arriveremo insieme. Forti, determinati e con la giustizia dalla nostra parte.

* Benny Gantz è il leader del partito Blu e Bianco ed ex Capo di Stato Maggiore

(Traduzione di Rita Baldassarre)