Beniamino Gigli, il tenore che si confessò con Padre Pio

Il 20 marzo di 130 anni fa nasceva Beniamino Gigli, il grande tenore che arrivò a cantare nei più grandi teatri lirici del mondo. Ebbe successo anche nella musica commerciale, con “Mamma” e “Non ti scordar di me”. Non fu esemplare nella vita privata, ma un giorno si recò da Padre Pio, che gli lesse nell’anima…

L’Italia ha dato tanto al mondo nel campo della cultura, questo è un dato evidente a tutti. Arte, cucina, moda, musica… non ci sono campi dove il genio italiano non sia stato capace di farsi valere, eccellendo. Uno di questi campi è senz’altro quello del canto, segnatamente dell’opera lirica. Basta vedere i nomi dei più grandi compositori e cantanti lirici dei secoli passati (e ancora nel nostro) per riconoscere che la prevalenza di italiani è schiacciante. Parlando proprio di cantanti non possiamo non ricordare il tenore Beniamino Gigli (1890-1957), perché il 20 marzo di quest’anno ricorrono i 130 anni dalla sua nascita.

Beniamino Gigli era nato a Recanati, figlio di un calzolaio e addetto alle campane del Duomo. Ultimo di sei figli, fu ammesso nel coro dei pueri cantores della Cattedrale di Recanati in giovanissima età. Queste istituzioni liturgiche erano importantissime non solo per il loro compito principale, cioè di fornire persone abili per cantare durante le varie cerimonie liturgiche, ma erano anche fondamentali per il ruolo culturale che svolgevano nelle varie comunità, specialmente nei piccoli centri.

Una di queste istituzioni gloriose era quella della cappella musicale della Santa Casa di Loreto, e Gigli divenne allievo di Quirino Lazzarini (1863-1940), organista e maestro direttore della stessa Cappella. Più tardi Beniamino Gigli riuscì ad essere ammesso al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma, studiando sotto Enrico Rosati, e cominciando lì la sua carriera che lo porterà presto nei più grandi teatri lirici del mondo, fino ad essere considerato l’erede del tenore italiano per eccellenza, Enrico Caruso (1873-1921).

Beniamino Gigli ebbe grande successo non solo grazie all’opera lirica, ma anche grazie alle sue prestazioni nella musica commerciale: basta pensare agli enormi successi che ebbero due canzoni da lui cantate, Mamma e Non ti scordar di me. Egli personificava il belcanto italiano, quel canto sul fiato nobile ed elegante, che a volte però scadeva in un certo emozionalismo di maniera.

Possiamo ricordare del grande tenore anche l’essere stato un esecutore delle composizioni del grande compositore di musica sacra Lorenzo Perosi. Cantò di lui varie cose, tra cui Il giudizio universale, oratorio per soli, coro e orchestra (in questo oratorio l’esecuzione di Gigli fissata su disco rende onore alla fama del grande tenore). Per lui l’allora maestro della Cappella Sistina scrisse anche una cantata, Natalitia, eseguita presso la Radio Vaticana insieme al coro della Cappella Sistina.

La vita privata di Gigli non fu esemplare da un punto di vista cattolico e di questo lo rimproverava Padre Pio, con cui il tenore venne in contatto. Malgrado questo, il santo frate trattava il grande artista con grande affetto, chiedendogli di cantare Mamma quando lo andava a trovare. Abbiamo questa testimonianza:

“Desiderò conoscere Padre Pio e si recò a San Giovanni Rotondo per incontrarlo. Quando gli si avvicinò si sentì dire: Giovanotto, cambiati la camicia. Ti chiami Gigli, ma non sei un giglio. Hai la camicia bianca, ma la tua anima è sporca! Gigli scoppiò in lagrime. Si inginocchiò davanti al Padre per confessarsi, pentito dei suoi peccati. Da quel giorno iniziò una nuova vita e divenne uno dei migliori amici di Padre Pio, che lo accolse tra i suoi figli spirituali. Nell’orto del convento cantava per Padre Pio l’inno «Oh, grande, Sommo Dio», l’«Ave Maria» e altre canzoni. Quando intonava «Mamma», Padre Pio si commuoveva fino alle lagrime pensando alla sua amatissima madre” (conventosantuariopadrepio.it).

Il grande tenore fu uno degli astri più fulgidi nel panorama della musica vocale italiana del secolo passato, come le numerose registrazioni ancora disponibili stanno a dimostrare.