Belgio, peggio del Covid fa la Chiesa secolarizzata

Lo Stato “concede” 15 persone a messa ma i vescovi invitano a stare a casa. Tutte le risposte secolarizzate alle domande ultime dei fedeli

Dopo aver annunciato lo sguinzagliamento di pattuglie delle forze dell’ordine per vigilare a Natale sul rispetto delle misure sanitarie «dove necessario, suonando il campanello, bussando a casa delle persone», il governo del Belgio ha “accettato” di allentare le restrizioni sulla messa a partire dalla scorsa domenica, consentendo a un massimo di 15 persone di partecipare alla liturgia. Quindici (esclusi dal conteggio i bimbi sotto i 12 anni) invece delle quattro “concesse” in precedenza purché venga rispettata la regola dei 10 metri quadrati di spazio a persona. «Questo leggero allentamento offre nuove opportunità, inclusa quella di andare in chiesa come famiglia o gruppo» hanno commentato i vescovi, dichiarando, in un comunicato emanato dalla Conferenza episcopale il 10 dicembre, di aver «preso atto» della decisione del governo; tuttavia «questo allentamento non deve in alcun modo dare l’impressione di una diminuzione della gravità della pandemia». Pertanto non incoraggeranno i fedeli a partecipare alle messe, ricordando piuttosto loro che le celebrazioni domenicali trasmesse alla radio e in tv «rimarranno il mezzo per eccellenza per essere uniti all’Eucaristia».

La Chiesa belga aveva sospeso le messe pubbliche da marzo a giugno durante il primo lockdown, per poi tornare a sospenderle il 2 novembre nel corso della seconda serrata nazionale dovuta a un nuovo drammatico picco di casi di coronavirus, con l’impegno di non riprenderle almeno fino al 15 gennaio 2021. Ma quando il governo, il 29 novembre, ha concesso la riapertura ad alcune attività non essenziali un nutrito gruppo di cattolici laici e singole parrocchie ha minacciato di fare causa all’esecutivo per violazione della libertà di culto (indirizzando una lettera “Per la messa” al primo ministro che ha raccolto in pochi giorni 13 mila firme). Così, l’8 dicembre, il Consiglio di Stato belga ha ordinato al governo di riesaminare il divieto, da qui il concesso “allentamento”.

I VESCOVI ESPRIMONO «SOLIDARIETÀ AL GOVERNO»

Non è accaduto come in Francia, dove il Consiglio di Stato ha dato ragione alla Chiesa cattolica, che ha fatto ricorso contro la decisione del governo francese di riaprire le chiese al culto pubblico (ma solo per un massimo di 30 persone a funzione religiosa a prescindere dalla grandezza del luogo di culto), né come negli Stati Uniti, dove il ricorso contro le restrizioni imposte dallo stato di New York alle funzioni religiose per combattere l’epidemia di coronavirus (ricorso accolto dalla Corte Suprema) è partito dalla grande diocesi cattolica di Brooklyn e da un’organizzazione ebraica ortodossa. In Belgio i vescovi, ribadendo l’invito a tenere le chiese aperte alla preghiera individuale e ricordando ai pastori di attenersi alle «direttive della loro diocesi», alle proteste dei fedeli e alle concessioni della politica hanno risposto esprimendo «solidarietà al Governo, al settore sanitario e a tutti coloro che lottano instancabilmente contro il virus. Meritano il nostro pieno sostegno».

In Belgio, una volta rispettate tutte le richieste dello Stato, che le chiese siano luoghi sicuri, sanificati, che non sia messa a rischio la salute di nessuno, chi si dovrebbe occupare delle domande ultime dei cittadini? E chi dovrebbe rispondere a tali domande se non la Chiesa attraverso ciò che si vive e celebra nelle chiese?

I FRATI DELL’EUTANASIA E I CATTOLICI DELL’ABORTO

In Belgio, uno dei primi paesi a legalizzare l’eutanasia su richiesta nel 2002, e il primo al mondo a estenderla ai minorenni senza limiti di età nel 2014 e dove si contano oltre 22 mila vittime delle iniezioni letali, l’introduzione dell’eutanasia nei quindici ospedali psichiatrici gestiti dalla congregazione dei Fratelli della Carità non ha lasciato altra scelta al Vaticano che togliere loro la qualifica di ente cattolico a maggio.

In Belgio l’Università cattolica di Lovanio – la stessa che dopo gli attentati di Bruxelles del 2016 suonò con le proprie campane Imagine di John Lennon, «immagina che non esista paradiso (…) e nessuna religione» – aprì nel 2017 un’istruttoria contro un docente colpevole di aver sottoposto i suoi studenti alla lettura di un testo filosofico che definiva l’aborto «morte di una persona innocente», poi lo sospese. Proprio così: a un insegnante cattolico reo di aver ribadito l’insegnamento della Chiesa cattolica in materia di aborto, l’università cattolica rispose che «il diritto all’aborto è iscritto nel diritto belga e il testo di cui siamo venuti a conoscenza è in contraddizione con i valori sostenuti dall’università. Il fatto di veicolare posizioni contrarie a questi valori durante l’insegnamento è inaccettabile». Non solo, anche il portavoce della Conferenza episcopale belga, padre Tommy Scholtès, intervenne per attaccare il docente definendo le sue parole «caricaturali», «il termine “omicidio” è troppo forte», «papa Francesco ricorda anche la misericordia: noi dobbiamo mostrare comprensione e compassione».

LA VACCA IN CROCE E LA FRATERNITÀ BANDITA

In Belgio, il vescovo di Hasselt, monsignor Patrick Hoogmartens nel 2017 autorizzò dapprima l’allestimento artistico di Tom Herck, una mucca in croce davanti all’altare dal titolo “La vacca sacra”, morta per i nostri peccati ambientali. Poi prese le distanze con questa motivazione: per qualche fedele «potrebbe essere offensivo».

In Belgio la Chiesa cattolica decise nel 2016 di non ospitare più la Fraternità dei Santi apostoli, opera sacerdotale ispirata al carisma travolgente di padre Michel-Marie Zanotti-Sorkine che in piena crisi di vocazioni attirò in soli tre anni 27 membri, perché la maggior parte dei suoi seminaristi era di nazionalità francese e siccome «in molte regioni della Francia non ci sono sacerdoti, (…) non vogliamo mancare di solidarietà ai nostri vicini vescovi francesi». In Belgio l’ora di religione a scuola è stata dimezzata e sostituita a partire dal 2017 con l’insegnamento di cittadinanza ad opera di docenti che non possono appartenere a una religione, educati in istituti cattolici o università religiose.

LE DOMANDE ULTIME E LA RISPOSTA SECOLARIZZATA

Il Belgio, nato nel 1830 come Stato cattolico, l’identità religiosa che era il collante della nazione è pressoché morta e cosa ha preso il suo posto? Come recita la lettera “Per la messa” indirizzata al primo ministro, scritta da religiosi e fedeli dopo aver saputo che avrebbero potuto andare al supermercato, in piscina o al museo ma non a messa, il Natale non è una festa «puramente commerciale, né puramente familiare», «la sua anima è cristiana!», donare e vivere i sacramenti «è essenziale» e contribuisce «al bene comune, anche se ad alcuni risulta meno immediatamente evidente». Ed «è profondamente ingiusto essere trattati peggio degli altri. Tanto più che la libertà di culto è un diritto fondamentale nel nostro Paese, sia collettivo che pubblico e privato. Le chiediamo quindi di fidarsi di noi e degli altri. Anche noi vogliamo il bene del Paese. Siamo pronti a moltiplicare le messe e ad essere creativi se ce ne date la possibilità e se si apre a soluzioni alternative (festa all’aperto per Natale ad esempio)». Il risultato, nel secolarizzatissimo Belgio dove è cattolica l’eutanasia, l’aborto, la vacca appesa in croce, è l’ammissione di quindici persone a messa. E le raccomandazioni dei vescovi di restare a casa a guardarla in tv.