Beirut, l’esplosione e il mistero delle sostanze esplosive stoccate al porto: perché e chi doveva controllare

Una tragedia di queste proporzioni ha comunque un impatto politico

Quella di Beirut è un’esplosione catastrofica che avviene in una cornice unica. E questo porta a considerare qualsiasi ipotesi, dalla pista dolosa a quella accidentale, sia pure aggravata da scarse misure di sicurezza. Di seguito, alcuni punti per inquadrare la situazione in Libano.

1. Il Libano è da sempre terreno di scontro. Hezbollah, Israele, gruppuscoli, il cosiddetto contagio del conflitto siriano.

2. Il disastro avviene alla vigilia del verdetto sull’attentato costato la vita all’ex premier Hariri, azione per il quale sono sospettati alcuni appartenenti all’Hezbollah. Un movimento che è ben di più di una fazione perché rappresenta una fetta di potere politico e militare consistente.

3. Beirut, con le fazioni, le spaccature confessionali e ora con una crisi sociale senza precedenti si presta a qualsiasi gioco. Il materiale non manca. In queste ore le hanno dette tutte: un missile, il sabotaggio, l’incuria, la “manipolazione” del materiale, la disgrazia… Ognuno avrà la sua tesi, basata su dati o interessata.

4. Anche se si è trattato di un incidente – e vedremo cosa diranno le indagini – resta sempre lo spazio per una narrazione alternativa, appoggiata a possibili indizi, a segnalazioni non sempre verificabili ma che le esperienze passate di questo paese portano a considerarle.

5. Una tragedia di queste proporzioni ha comunque un impatto politico, come se ci fosse stato un attacco.

6. Ovviamente c’è da chiedersi come sia stato possibile che sostanze così a rischio fossero conservate nell’area portuale, molto vicina al centro abitato. E l’altra domanda riguarda chi doveva controllare.

7. Memo. Nel luglio 2011 a Cipro si verificò un disastro analogo: in una base della Marina esplose per cause fortuite un deposito di munizioni sequestrate. Tredici le vittime.