Becciu alla sbarra in Vaticano. Per il Papa è l’ora della trasparenza

Dopo Vatileaks in arrivo un altro processo-terremoto

Mentre chi ha incontrato papa Francesco in questi giorni lo ha visto sereno, determinato e ben consapevole di ciò che potrà accadere con il caso Becciu, Oltretevere è in preparazione un altro processo che, come quelli di Vatileaks, è destinato a segnare la storia di Santa Romana Chiesa. Il cardinale Giovanni Angelo Becciu, licenziato improvvisamente da Bergoglio giovedì scorso in una serata-terremoto, dovrà spiegare ai giudici vaticani il suo ruolo nell’investimento spericolato del palazzo di Londra, che ha quasi svuotato le casse della Santa Sede, ponendo i prelati in una posizione di debolezza nei confronti di alcuni broker. Oltre che di peculato, potrà essere accusato anche di favoreggiamento. «Dovrebbe accadere in tempi brevi», rivela a La Stampa un alto prelato.

E Becciu, che insieme all’incarico di prefetto della Congregazione della Cause dei Santi ha perso anche le prerogative cardinalizie, con ogni probabilità non sarà da solo alla sbarra. Con lui dovrebbero presentarsi gli altri sei funzionari della Segreteria di Stato coinvolti nell’inchiesta giudiziaria sull’immobile londinese di Sloane Avenue deflagrata nell’autunno scorso, nel frattempo sospesi e poi rimossi dai rispettivi incarichi. Uno è monsignor Alberto Perlasca, per anni potentissimo capo ufficio amministrativo della Prima Sezione, dove si gestisce un tesoretto di quasi 700 milioni tra immobili e liquidi, compresi i flussi dell’Obolo di San Pietro. Poi un’altra figura di primo piano nella «Terza Loggia», monsignor Mauro Carlino, a lungo segretario di Becciu quando era sostituto agli Affari generali. Con loro Tommaso Di Ruzza, ex direttore dell’Aif (Autorità di Informazione finanziaria), i dirigenti della prima sezione Fabrizio Tirabassi e Vincenzo Mauriello, e l’addetta Caterina Sansone.

Illeciti e malaffare

Dunque, papa Francesco dà il via alla sterzata per tentare di bonificare le Sacre Stanze dalla corruzione. «Per la Chiesa è il tempo della trasparenza», aveva annunciato alcuni mesi fa con forza ai suoi stretti collaboratori. E chi gli ha parlato in questi giorni lo ha visto dispiaciuto ma allo stesso deciso ad andare fino in fondo per fare piena luce nei corridoi più oscuri dei Sacri Palazzi, dove si sarebbero consumati malaffare e illeciti. Anche perché la gestione delle finanze sarà valutata questa settimana da Moneyval. A partire da domani infatti sono attesi gli ispettori del Comitato del Consiglio d’Europa che valuta il rispetto degli standard di trasparenza economica degli Stati. Le ultime visite avevano dato riscontro positivo, e dunque questo potrebbe essere l’ultimo «voto» per far sì che il Vaticano entri nella white list, l’elenco dei Paesi promossi per la gestione dei bilanci e la lotta al riciclaggio. Il processo in arrivo è connesso anche a questa ispezione: nella precedente, quella del 2017, si evidenziava che il Vaticano «ha compiuto progressi nella lotta contro il riciclaggio, ma deve intensificare gli sforzi per ottenere l’avvio di procedure giudiziarie».