Bambini, il cammino non è finito

Rapporto Unicef: dal 1989 a oggi la mortalità infantile per chi ha meno di 5 anni è scesa del 60% Ma ogni giorno 15mila bimbi nel mondo perdono ancora la vita per malattie facilmente curabili. Hanno camminato sulla via giusta, i bambini, negli ultimi trent’anni; ma ancora troppi di loro cadono lungo la strada.

La Giornata internazionale dell’Infanzia di domani porta in dote il consueto Rapporto Unicef gonfio di dati e una bella notizia: i tassi globali di mortalità dei minori sotto i 5 anni sono diminuiti di circa il 60%, passando dai 12,5 milioni del 1990 ai 5 di oggi (quasi la metà dei quali entro il primo mese di vita). Tuttavia ancora nel 2018 sono morti 15.000 bambini al giorno, soprattutto per malattie facilmente curabili; oltre 800 – per esempio – non sopravvivono alla semplice diarrea, dovuta a carenza di acqua potabile (mezzo milione di minorenni nel mondo) o di servizi igienici e sanitari basilari.

Domani si celebrano anche i 30 anni dall’approvazione della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, approvata all’unanimità dall’Assemblea generale dell’Onu e ratificata da 196 Paesi: un documento che si colloca certamente tra i responsabili morali del miglioramento della condizione dei più piccoli. In questo trentennio, per esempio, il numero di bambini in età da istruzione primaria che non va a scuola è diminuito dal 18 all’8% e le bambine al di fuori del sistema scolastico sono scese da 68 a 32 milioni. Così la poliomielite (che uccideva quasi mille piccini al

giorno) oggi è stata debellata al 99%. «Negli ultimi 30 anni – spiega Henrietta Fore, direttore generale Unicef – sono stati compiuti importanti progressi per i bambini, molti di più vivono più a lungo, meglio e più in salute. Gli ostacoli però continuano ad esserci per i più poveri In effetti i problemi per la fascia d’età 0-18 sono ancora numerosi e di notevole impatto. Da un punto di vista sanitario, quasi 20 milioni di bambini sono a rischio di contrarre malattie che si possono prevenire con i vaccini; per esempio nell’Africa sub-sahariana solo la metà dei bambini più poveri sono vaccinati contro il morbillo. Così l’anno scorso sono stati registrati circa 350.000 casi di questa malattia: più del doppio rispetto al 2017. Anche la malaria ha causato 266.000 decessi sotto i 5 anni. In generale, nei Paesi a basso e medio reddito, i figli delle famiglie più povere hanno il doppio delle probabilità di morire per cause prevenibili rispetto ai coetanei più ricchi. Non discriminazione, superiore interesse dei bambini, diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo, diritto alla protezione: i fondamentali principi-guida della Convenzione sui diritti dell’infanzia – che in 210 Comuni italiani sarà festeggiata con ‘Go Blue’, l’illuminazione con luce blu di un monumento simbolico della città – hanno influenzato numerose leggi nazionali, generato progetti di sviluppo e migliorato tantissime pratiche a livello globale; tuttavia questi progressi non sono stati realizzati in modo uniforme nel globo. Così un bimbo su 4 è ancora costretto a vivere esposto agli effetti delle guerre o dei disastri naturali e il numero di gravi violazioni verificate contro i bambini durante i conflitti si è quasi triplicato rispetto al 2010. A ciò si aggiungono nuove minacce, come quelle

dovute all’inquinamento e ai cambiamenti climatici (l’Oms stima che questi ultimi nel 2050 possano generare 10 milioni di casi di ritardo nella crescita), ma pure all’aumento delle migrazioni forzate, del razzismo, degli abusi sessuali e della prostituzione minorile. «Il nostro mondo in rapido mutamento richiede anche nuove modalità per affrontare le opportunità e le sfide emergenti e per incorporare realmente i diritti dei bambini come causa globale – sostiene ancora Fore –. La Convenzione è a un bivio tra il suo illustre passato e il futuro potenziale. Sta a noi ribadire il nostro impegno, compiere passi decisivi e ritenerci responsabili».

L’ANALISI

Quasi debellata la poliomielite, raddoppiata la scolarità delle femmine. Rimangono ancora problemi e disparità, soprattutto per i figli di famiglie povere che sono i più esposti alle malattie