Azzolina: “Didattica a distanza? Non se ne parla”. E Conte frena sul divieto alle feste in famiglia

Sul caso sollevato dai governatori delle Regioni il governo valuterà più avanti. I dubbi del premier: incostituzionale vietare i raduni casalinghi

«Non se ne parla», ripete a tutti Lucia Azzolina quando, a metà pomeriggio, alcuni governatori chiedono in videoconferenza a Giuseppe Conte il ritorno della didattica a distanza per le scuole superiori. Non se ne parla, è il muro della ministra, perché i focolai in classe sono per il momento contenuti, perché i protocolli funzionano, perché genitori e studenti vogliono frequentare in presenza come promesso dall’esecutivo per mesi. Eppure, il governo riflette. Si interroga. Fa discutere i ministri. E alimenta dubbi anche in Giuseppe Conte. Il quale, almeno per il momento, è deciso a prendere tempo, «la misura non è prevista». Non la inserirà nel Dpcm. Ma dal minuto dopo spingerà l’esecutivo a valutare anche questa opzione. Non è un caso, allora, che nei prossimi giorni Paola De Micheli convocherà le Regioni per immaginare nuove misure sul trasporto pubblico locale, sotto pressione proprio a causa della scuola. L’eventuale ritocco dall’80 al 50% della capienza massima dei mezzi, però, dovrebbe essere accompagnata da una riduzione della pressione degli utenti. Come? Sempre alla didattica a distanza si torna.

Per capire l’angoscia che guida gli amministratori locali in queste ore bisogna partire dalle parole del governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini a Conte, durante il summit di Palazzo Chigi: «Non parlo a titolo personale — premette — ma porto una proposta di alcuni Presidenti di Regione. In certe realtà il problema del trasporto pubblico locale è grande, anzi grandissimo. Non si sa come risolverlo. Servirebbero più mezzi, ma non si sa dove prenderli. Quindi un’alternativa è la didattica a distanza per le superiori». A fine riunione, lo stesso Bonaccini farà trapelare che non si tratta di un’idea dell’Emilia Romagna. Ma il tema esiste, eccome: circolava ieri ai vertici della Regione Lombardia, è sostenuto da alcuni governatori del Centro e del Sud, a partire dalla Campania. Pensano che possa rallentare i contagi e tenere al riparo il sistema sanitario dal collasso.

È una bomba, però. Un missile che Azzolina vive come un atto ostile. Promette da mesi — in questo sostenuta sempre da Conte — che mai saranno adottate misure restrittive per le scuole. Ed è stata lei ad aver siglato con i governatori, all’unanimità, il piano scuola, che escludeva le lezioni telematiche. La ministra, allarmata, telefona allora a Conte ed esce rassicurata dal colloquio. In realtà, il premier prende tempo. Aspetta di sentire cosa avranno da dire gli scienziati del Cts. Vuole osservare l’andamento della curva dell’epidemia. In fondo, è la solita morsa: ragioni sanitarie contro ragioni sociali. Sa, l’avvocato, che il nodo della didattica a distanza è strettamente legato a quello del trasporto pubblico. E che quest’ultimo è in cima alle preoccupazioni di Roberto Speranza, che anche ieri ha ribadito ai colleghi: «Il problema c’è». Il ministro ritiene che si debba ragionare su tutti gli scenari, nessuno escluso. E così la pensa anche Francesco Boccia, attento alle richieste delle Regioni, e una fetta rilevante del governo. Tutti consapevoli del rischio di un danno d’immagine sull’esecutivo, ma altrettanto allarmati dalla ripresa della pandemia. Se ne discuterà nei prossimi giorni, una volta archiviato il Dpcm. E forse concedersi un po’ di tempo servirà ai giallorossi per far digerire all’opinione pubblica la necessità i ridurre gli spostamenti provocati dalla scuola.

Non è l’unico problema ad assillare l’esecutivo, in queste ore. C’è quello scaturito dalle indiscrezioni sul divieto delle feste private. Una misura fortemente voluta da Speranza, per ovvie ragioni sanitarie, e sostenuta da Dario Franceschini. Ma che Conte preferisce ridimensionare a «forte raccomandazione», allarmato da chi paventa l’intrusione dello Stato nel domicilio dei cittadini. «C’è un dibattito in corso nel governo — ammette con i governatori — Il ministro Speranza preferirebbe il divieto, ma io ho dei dubbi, anche di natura costituzionale. Meglio una forte raccomandazione». Il premier spiega che sarebbe difficile verificare se è in corso una festa. E poi, come distinguerla da un normale incontro? «Non sono convinto», ripete. Per il ministro è comunque fondamentale inviare un messaggio di serietà, in modo da ridurre i rischi di feste e compleanni, frequenti soprattutto nei ragazzi in età scolare.

Il resto del vertice è difesa strenua da parte del premier delle altre misure, a partire dalle limitazioni a pub e ristoranti. Anche se, come sottolinea il presidente dell’Anci Antonio Decaro — supportato dal suo vice Roberto Pella — «piuttosto che chiudere i locali prima, sarebbe meglio sospendere la vendita di alcolici ai clienti che non sono seduti». La preoccupazione è per le piccole realtà di paese, dove la polizia è poca e verificare eventuali assembramenti fuori dai locali quasi impossibile.