Azzolina: a scuola pochi contagi. “Ma nelle Regioni babele di regole”

La ministra: “Soltanto due alunni su diecimila tra i positivi al Covid. A Vo’ su 650 studenti nessun nuovo caso

ROMA – “Nessun impatto della scuola sui contagi” dice, convinta, la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina offrendo al Comitato tecnico scientifico dati superati da dieci giorni che assicurano: gli studenti positivi sono 1.492 (su una base totale di 7,1 milioni – all’appello mancano gli iscritti alle paritarie – fanno lo 0,021 per cento dei casi). Il personale docente che risulta contagiato, ancora, è pari a 349 persone (qui, in percentuale, rappresenta lo 0,047 del totale). Ecco, se si guardano i dati per singolo studente, i numeri appaiono rassicuranti. Se si analizzano, invece, le scuole (edifici chiusi) coinvolte, si comprende che il rischio esiste.

E sono 116 i casi di positivi tra il personale non docente (0,059 per cento). I dati riguardano le prime due settimane di lezione, e arrivano fino allo scorso 26 settembre. Da questi la ministra desume: “La scuola non ha avuto impatto sull’aumento dei contagi generali, se non in modo molto residuale. I contagi nelle scuole, in questa fase, sono casi sporadici e, per lo più, contratti fuori dagli istituti”. Ancora: “La convinzione di tutti, anche nella riunione al Cts, è che serva molta più prudenza per tutte le fasi extrascolastiche e che le Regioni siano più uniformi nell’applicare le regole centrali”. Una questione che pesa da marzo e che ora si vede anche sulla scuola.

È interessante mettere a confronto questi dati, raccolti dai singoli dirigenti d’istituto, con quelli a cui si fa riferimento dal 14 settembre: i positivi presenti in ogni scuola, raccolti attraverso siti online, siti di singoli istituti e di Asl, dal ricercatore Vittorio Nicoletta e dallo studente di Economia Lorenzo Ruffino. Ecco, al 26 settembre i due esperti contavano – con le fonti che avevano a disposizione – 831 persone contagiate per 720 scuole italiane convolte (una o più classi). Bene, se in verità le persone positive a quella data erano – lo dice adesso il ministero – 1.957 (2,3 volte in più), significa che le scuole coinvolte sempre al 26 settembre potevano essere intorno a 1.600. E che oggi gli istituti con contagi possono essere 2.800-2900 (e 3.700 i positivi nelle scuole). Il numero degli istituti toccati dal Covid, dopo solo ventun giorni dall’inizio dell’anno, rappresenta un terzo delle scuole italiane (o, visto che ogni istituto ha più plessi, il 15 per cento degli edifici scolastici). Ecco, se si guardano i dati per singolo studente, i numeri appaiono rassicuranti. Se si analizzano, invece, le scuole (edifici chiusi) coinvolte, si comprende che il rischio esiste.

Non tutti colgono lo spirito rassicurante della ministra. Ieri mattina l’Ufficio scolastico di Latina aveva diramato una nota per i presidi affinché organizzassero in tutta la provincia lezioni a distanza, nota affannosamente revocata in serata. E i sindaci di nove comuni in Campania, Sicilia e Sardegna non hanno ancora permesso l’avvio dell’anno scolastico in diverse realtà per l’accendersi di focolai dentro e fuori le scuole. A Vo’, provincia di Padova, pionieri sia del contagio da coronavirus che della riapertura scolastica, dopo un mese di attività i positivi sono a quota zero su 650 iscritti. Ma l’assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato, offre queste stime regionali: “Dall’apertura dell’anno scolastico i casi registrati nelle scuole sono meno del 10 per cento, e sono quasi tutti link esterni”.

Dentro e fuori la scuola, è questo il dibattito. Il Cts conferma che il rigore scolastico non trova replica sui bus e nelle piazze, ma non chiede nuove misure. Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi, dice: “Abbiamo la conferma del fatto che le regole di contenimento stanno funzionando per l’impegno con cui i presidi e il personale stanno facendo osservare le regole previste dal Protocollo di sicurezza. È importante che le famiglie facciano tenere ai figli lo stesso comportamento responsabile”. Roberta Fanfarillo, che rappresenta i dirigenti scolastici per la Flc Cgil: “Le scuole stanno applicando rigidamente i protocolli di sicurezza previsti dal piano nazionale e stanno rispettando distanziamento, l’uso costante della mascherina e l’igiene frequente delle mani”. Il Lazio, oggi in una scuola di Fiumicino, parte prima di tutti con i test rapidi nelle scuole.