Azzardo AstraZeneca

Il capo dello Stato rivolge un pensiero ai medici e agli operatori sanitari che si sono spesi durante la pandemia. E ricorda l’importanza di «mantenere le precauzioni fintanto che la campagna vaccinale non avrà definitivamente sconfitto il Covid»

Nel giro di ventiquattro ore è successo che in Italia abbiamo saputo che l’autorizzazione per il vaccino AstraZeneca non arriverà prima di febbraio (notizia di martedì) e che nel Regno Unito lo stesso vaccino AstraZeneca è stato autorizzato (notizia di ieri) e possono cominciare le vaccinazioni di massa per i cittadini britannici. In pratica, i due paesi si sono trovati davanti a una scommessa politica di portata enorme. Il Regno Unito ha deciso di passare sopra ai problemi di quel vaccino in fase di sperimentazione, ha scommesso che sarà efficace e lo ha autorizzato proprio mentre i reparti di terapia intensiva della nazione hanno toccato il record di posti occupati – per colpa della variante inglese. L’Italia invece ha preferito aspettare il responso dell’Ema, quindi una decisione a livello europeo, sull’efficacia del vaccino anche se questo vuol dire cominciare a usarlo con un ritardo che per ora nessuno può quantificare. Come minimo un mese dopo gli inglesi, ma potrebbe essere un tempo più lungo.

Entrambi i paesi fanno molto affidamento su AstraZeneca nel piano per battere la pandemia e tornare alla vita normale, per tante ragioni. Una dose di AstraZeneca costa un terzo rispetto a una dose di Pfizer-BioNTech. AstraZeneca si conserva in un normale frigorifero e non a meno settanta gradi – e questo rende gli spostamenti e la somministrazione molto più facili – e non richiede un periodo di osservazione di quindici minuti dopo la puntura e questo, di nuovo, rende più facili e rapide le operazioni di massa. In pratica entrambi i paesi hanno cominciato le vaccinazioni con il Pfizer-BioNTech perché è quello già pronto e poi speravano di dare una grande accelerata a livello nazionale grazie al vaccino AstraZeneca.

L’Italia ne ha comprato quaranta milioni di dosi. Come si sa nella prima fase della campagna il protagonista è il vaccino Pfizer-BioNTech, che è destinato a essere assorbito dal personale sanitario e dagli anziani perché sono le categorie più a rischio. In teoria dovrebbe succedere entro il primo trimestre. Chi non fa parte delle categorie più a rischio è molto probabile che non riceverà un vaccino Pfizer-BioNTech. Le dosi di AstraZeneca dovrebbero servire a vaccinare assieme ad altri vaccini il grosso della popolazione italiana, ma per ora non ci sono.

Il Regno Unito ha comprato cento milioni di dosi. A novembre si aspettava di averne già trenta milioni entro la fine dell’anno. Poi all’inizio di dicembre ha fissato obiettivi più modesti: avere a disposizione quattro milioni di dosi. In realtà entro la fine dell’anno, cioè oggi, ne avrà soltanto 530 mila e per il resto dovrà aspettare febbraio, quindi può essere che alla fine il vantaggio sull’Italia non sarà così grande – e l’Italia, come spiega Enrico Bucci oggi sul Foglio, ha fatto bene ad aspettare il responso dell’Ema. Gli inglesi hanno fatto anche una seconda scommessa: hanno deciso di dare la seconda dose di vaccino a distanza di dodici settimane e non di tre-quattro come vorrebbe la procedura. Lo fanno perché AstraZeneca dice che è possibile e perché ritengono che la prima dose abbia già un potere di immunizzazione molto alto e quindi hanno calcolato che conviene vaccinare il maggior numero possibile di persone invece che dare due dosi alla stessa persona nel giro di un mese. Vuol dire che con un milione di dosi vogliono vaccinare un milione di persone e poi per la seconda dose ci si penserà circa tre mesi più tardi. Di nuovo, potrebbe essere che a motivare questa scelta sia la pressione generata dalla variante inglese, che ha accelerato la curva dei contagi molto più del previsto. In Italia e altrove è stata scelta per ora la strada opposta. Chi viene vaccinato passa per la procedura completa entro un mese (gli altri aspettano).