Attacco dell’Iran in Iraq, missili sulle basi militari che ospitano forze Usa. Trump: «Abbiamo l’esercito più potente al mondo»

L’attacco è stato rivendicato dalle guardie della Rivoluzione islamica: «La feroce vendetta è iniziata». L’Iran intima agli Usa di ritirare le truppe dalla regione e minaccia di colpire gli alleati degli americani in caso di rappresaglia

La minaccia: «Se colpiti, missili su Israele ed Emirati»

L’attacco è stato rivendicato immediatamente dalle guardie della Rivoluzione islamica, o Pasdaran, che ne parlano come dell’operazione «Soleimani Martire». «La feroce vendetta delle Guardie Rivoluzionarie è iniziata»,ha fatto sapere Teheran. I Pasdaran hanno poi dichiarato che se l’Iran dovesse essere attaccato sul suo territorio, Dubai, Haifa e Tel Aviv verranno colpite. In un secondo momento, riferisce la Cnn, sul canale Telegram delle Guardie Rivoluzionarie è comparsa un’ulteriore minaccia: colpire gli Usa sul loro territorio. Teheran ha intimato al presidente Trump di «ritirare le truppe Usa» dalla regione. La nostra inviata in Iran, Viviana Mazza, analizza la rivendicazione dei Pasdaran in questo approfondimento.

Caccia Usa in volo in Siria

Il presidente Trump è stato subito informato degli attacchi in corso in Iraq e alla Casa Bianca è stato convocato il consiglio sicurezza nazionale. La notizia degli attacchi arriva a pochi giorni da un’escalation di tensione tra Stati Uniti e Iran in seguito all’uccisione dell’influente generale iraniano Qassem Soleimani, colpito in un raid statunitense in Iraq il 3 gennaio.

Il contingente italiano

La base irachena Ayn al-Asad è la più importante base americana in Iraq. Ospita, riferisce l’agenzia Ap, circ a 1500 soldati Usa e della coalizione. Il presidente statunitense l’aveva visitata il 26 dicembre 2018 insieme alla First Lady Melania Trump. Nella base di Erbil ha sede parte del contingente italiano in Iraq. Dopo l’attacco, il personale italiano si sarebbe radunato in appositi bunker: i militari risultano tutti illesi.