Arrestata Zhang Zhan, una ‘cittadina giornalista’ scomparsa a Wuhan

Ha accusato il governo di mentire sulla pandemia e di privare il popolo cinese dei suoi diritti fondamentali. Era stata imprigionata già in settembre per aver appoggiato i dimostranti pro-democrazia di Hong Kong. Si allunga la lista dei critici colpiti dal regime.

Una “cittadina giornalista” che da febbraio ha raccontato l’emergenza coronavirus a Wuhan (Hubei), epicentro della pandemia, è detenuta in un carcere di Shanghai, la città dove risiede.

Zhang Zhan era scomparsa il 13 maggio, dopo una diretta streaming su YouTube dalla piazza della stazione ferroviaria di Hankou. Secondo alcuni suoi amici è stata arrestata il 15 maggio per aver “turbato la stabilità sociale e creato problemi di ordine pubblico”.

Nei suoi racconti, postati su YouTube, Twitter e altri social media, la 37enne ha spesso attaccato il governo cinese, colpevole ai suoi occhi di aver gestito in modo inadeguato la crisi e di aver privato il popolo cinese dei suoi diritti fondamentali. In un post su Twitter del 16 febbraio, Zhang accusa le autorità di aver mentito sul numero reale delle vittime del Covid-19 per mantenere la stabilità.

Durante la sua permanenza a Wuhan, ella ha anche fornito assistenza legale a Yang Min, una donna che aveva chiesto giustizia per la figlia morta di coronavirus, e per questo messa agli arresti domiciliari. Zhang era stata arrestata già a settembre a Shanghai: passò 60 giorni in carcere per aver manifestato a favore dei dimostranti pro-democrazia di Hong Kong.

Altri tre “cittadini giornalisti” erano spariti a Wuhan in febbraio. Li Zehua,  che aveva parlato dei forni crematori cittadini aperti 19 ore al giorno, è riapparso il 22 aprile dopo un periodo agli arresti. Di Fang Bin e Chen Qiushi non si hanno invece ancora notizie.

Secondo molti osservatori, le autorità stanno sfruttando la lotta al coronavirus per reprimere il dissenso interno. Xu Zhiyong, fondatore del Movimento dei nuovi cittadini, è stato arrestato il 15 febbraio a Guangzhou (Guangdong) nel corso di un “controllo sanitario” per prevenire il diffondersi del Covid-19.

Da metà marzo non si hanno notizie di Ai Fen, la dottoressa di Wuhan che ha lanciato l’allarme sul morbo. Negli stessi giorni è sparito anche Ren Zhiqiang, un miliardario già membro del Partito comunista cinese (Pcc), salito alla ribalta per aver dato del “clown affamato di potere” al presidente Xi Jinping.

Da febbraio non si hanno più notizie neanche di Xu Zhangrun e He Weifang. I due intellettuali avevano criticato il regime, sostenendo che la mancanza di libertà di stampa ha favorito la propagazione del coronavirus. Uno studente universitario del Shandong, Zhang Wenbin, è scomparso il 30 marzo dopo aver postato un video in cui chiede a Xi di dimettersi.

Chen Zhaozhi, docente in pensione all’università di scienze e tecnologia di Pechino, è stato imprigionato il 14 aprile a Pechino. Egli aveva detto che il Covid-19 non è un “virus cinese”, ma un “virus del Partito comunista cinese”, collegando l’origine e la diffusione del morbo polmonare all’operato del regime.