Aperture al rallentatore, vincono ancora i chiusuristi

L’Italia continua a marciare a passo di lumaca lungo la strada del ritorno alla normalità. È questo il senso del nuovo decreto approvato ieri sera dal Consiglio dei ministri. Intanto a Londra e dintorni si dice apertamente che è meglio per quest’anno non andare in vacanza in Italia.

L’Italia continua a marciare a passo di lumaca lungo la strada del ritorno alla normalità e con il freno a mano tirato. È questo il senso del nuovo decreto approvato ieri sera dal Consiglio dei ministri, subito dopo la riunione della cabina di regia. Le misure adottate dal Governo non sono coraggiose e finiscono per tenere il Paese sospeso in un limbo, anche agli occhi dell’opinione pubblica internazionale.

I contagi, i ricoveri e le vittime scendono. Fu così anche l’anno scorso di questi tempi, ma ora la narrazione dominante attribuisce il merito alla vaccinazione, che certamente sta incidendo, ma insieme con altri fattori, tra cui l’arrivo della bella stagione e il fatto che naturalmente il virus circola meno con il caldo e si trasmette meno (o per nulla) nei contatti all’aperto. Nonostante questo, gli operatori turistici italiani non sono in grado di programmare la stagione estiva perché il coprifuoco rimane almeno fino al 21 giugno (da oggi viene spostato avanti di un’ora, alle 23, e dal 7 giugno a mezzanotte), le discoteche, i locali da ballo e gli altri luoghi del divertimento rimangono chiusi sine die e per i ristoranti al chiuso bisognerà aspettare altri 15 giorni (riapriranno il primo giugno). Nel frattempo in Inghilterra l’Italia non viene considerata una meta turistica affidabile, viste queste incertezze sui tempi di vigenza delle attuali restrizioni, e i flussi di vacanzieri europei tendono a indirizzarsi verso altre mete, dalla Grecia alla Spagna. A Londra e dintorni si dice apertamente che è meglio per quest’anno non andare in vacanza in Italia.

Unica nota positiva di questo periodo è la parziale scomparsa dei virologi catastrofisti dagli studi televisivi. Nessuno scienziato di quelli che pontificavano a reti unificate si azzarda a profetizzare quarte ondate o sventure di altro tipo, almeno per ora, e chi aveva terrorizzato per settimane l’opinione pubblica criminalizzando ogni forma di aggregazione all’aperto ora non ha il coraggio di ammettere che per l’ennesima volta aveva sbagliato previsione, a riprova della sua inattendibilità.

Ormai si è capito: quando i numeri peggiorano, c’è sempre qualcuno pronto a rivendicare di averlo pronosticato; quando la situazione volge al meglio tutti si dileguano per non recitare il “mea culpa”. Ma tanto la maggioranza dei cittadini tende a dimenticare tutto ed è stordita dalla ritrovata libertà, sia pure ancora ampiamente vigilata, per cui non trova il tempo di riflettere su tutte le castronerie pronunciate in tv da tanti opinionisti, anche scienziati.

Scorrendo il testo del nuovo decreto, le contraddizioni appaiono ancora una volta dominanti. Dal primo luglio (quindi fra quasi due mesi!) sale gioco, sale scommesse, sale bingo e casinò riapriranno i battenti, mentre discoteche, sale da ballo e altri luogo di aggregazione non sanno ancora se dovranno passare l’intera estate in lockdown.

La gentile concessione di poter consumare il caffè al banco in un bar scatterà solo fra 15 giorni. Sempre dal primo giugno si potrà pranzare e cenare nei ristoranti al chiuso, che ovviamente hanno già perso tutta la clientela in questi mesi di prolungate chiusure e che non la recupereranno di certo nei prossimi tre mesi. La gente è rimasta chiusa in casa a singhiozzo per quasi un anno, Natale e Pasqua compresi e ora dovrebbe uscire di casa per andare a chiudersi in un ristorante? Solo quelli all’aperto potranno sopravvivere. Gli altri sono già stati abbondantemente massacrati, dopo essere stati costretti ad adeguarsi alle norme anti-covid con plexiglas e altri strumenti alla fine rivelatisi inutili e dispendiosi.

Cambiano anche i parametri per determinare i colori delle regioni. Scompare l’indice Rt basato solo sul numero dei contagi, quasi sempre innocui in questo periodo. Rimane quello relativo alle ospedalizzazioni. In altre parole, solo a fronte di congestioni di reparti di terapia intensiva sarà possibile tornare indietro e decretare nuove chiusure. Inoltre, alcune regioni già nei prossimi giorni potrebbero diventare bianche e quindi essere ancora più “aperte”.

Questo tira e molla continua ad esasperare la popolazione. I cittadini guardano con invidia oltre confine. Molti Stati stanno eliminando tutte le restrizioni, hanno abolito il coprifuoco e le mascherine e le distanze all’aperto e tutto questo sta giovando al benessere individuale e alla bilancia commerciale degli Stati. In Italia l’ipoteca dei chiusuristi alla Speranza continua ad essere pesantissima sulle scelte del Governo. Un atteggiamento che pagheremo a caro prezzo in termini economici e di tenuta sociale.