Andalusia, l’indiavolata purga delle croci cristiane

Dalla Valle dei Caduti ad Aguilar de la Frontera. Come jihadisti inferociti i pretoriani della legge della Memoria democratica continuano ad abbattere i simboli religiosi di epoca franchista: «Fomentano l’odio»

La mattina del 19 gennaio, nella città di Aguilar de la Frontera (Cordoba) un operaio armato di sega elettrica ha iniziato a troncare il basamento dell’alta croce del convento delle carmelitane scalze. Intorno, un mosaico di fiori, candele, biglietti scritti a mano dai fedeli che la sera prima si erano radunati per protestare contro la demolizione di un simbolo «cristiano amato e venerato da tutti noi», ordinata dal sindaco di Sinistra unita Carmen Flores.
La donna aveva fatto spallucce: «Ho studiato la Bibbia, ho frequentato la Chiesa fino all’età di 18/20 anni», per aderire poi al Partito comunista, «e questa croce non ha alcuna connotazione religiosa», aveva detto, giustificando la demolizione con l’applicazione della legge della Memoria democratica. La stessa legge che ha stabilito la sconsacrazione della Valle de los Caídos, l’immenso mausoleo spagnolo a nord di Madrid nelle cui cripte sotterranee riposano quasi 50 mila caduti della Guerra civile, sloggiando i monaci benedettini che la custodivano da oltre 70 anni.
LA CROCE, «SIMBOLO DI ODIO» FINISCE IN DISCARICA
Proprio come nei video delle demolizioni del partito comunista cinese o degli islamisti in Iraq, i fedeli di Aguilar de la Frontera avevano assistito sconvolti alla rimozione della croce: segato il basamento, una grossa gru aveva imbragato e caricato la Cruz de las Descalzas su un camion, per poi gettarla nella discarica di Moriles, e lì abbandonarla, tra cumuli di terra e rifiuti. Quando un piccolo drappello di fedeli si era recato alla discarica per “salvarla”, la croce era sparita, probabilmente distrutta o trasferita perché non tornasse in mani “antidemocratiche”.
L’associazione delle confraternite di Aguilar de la Frontera aveva emanato allora un comunicato durissimo, diffuso dalla diocesi di Cordoba, per chiedere l’accesso al dossier del comune e capire le ragioni della demolizione di «un simbolo di unione nella nostra città, separato dai simboli del regime passato», simboli che la legge della Memoria democratica oggi sta rimuovendo in tutto il paese. Come molte altre, anche la croce di Aguilar de la Frontera fu originariamente eretta come tributo ai caduti della guerra civile ma come molte altre anche la targa con la dedica fu rimossa nel 1981. Poco importa: secondo la task force per il Recupero della memoria della storia sociale dell’Andalusia l’eliminazione di targhe e dediche ai caduti non cambia le origini “fasciste” di questa e delle altre croci, come quella dei caduti di Aroche, spogliata di ogni riferimento franchista fin dagli anni Ottanta: le origini restano e dato che «simboleggiano l’odio, la Chiesa dovrebbe essere la prima a prendere le distanze», ha sostenuto Cecilio Gordillo, attivista dell’organizzazione.
FRANCO, L’ACQUA E LA VISIBILITÀ DI UN MONUMENTO
Nonostante la Commissione del patrimonio culturale, interpellata sulla rimozione, avesse deliberato che la Cruz de las Descalzas potesse ascriversi ai simboli religiosi, e che pertanto non fosse necessario rimuoverla ai sensi della legge della Memoria democratica, il sindaco Flores è andata avanti con lo smantellamento, ribattendo che «il legame tra la croce e il regime franchista è un fatto storicamente provato», giustificando la rimozione prima con un problema di infiltrazioni d’acqua e ristrutturazione dello spazio pubblico, poi con una serie di ordinamenti legati ai beni culturali in quanto «la croce ostacolava la visibilità di un monumento storico classificato come sito di interesse nazionale».
LA CITTÀ DIVISA, LA RABBIA DEL VESCOVO
L’Associazione spagnola degli avvocati cristiani ha presentato denuncia accusando la donna di «prevaricazione con l’aggravante della discriminazione e danni alla proprietà» richiedendo le sue dimissioni da ogni carica pubblica. «La stragrande maggioranza delle persone non sapeva che la croce avesse connotazione politica», ha commentato José Cabezas, presidente delle confraternite di Aguilar de la Frontera, e la sua rimozione ha finito per scatenare polemiche che hanno «messo gli abitanti l’uno contro l’altro». «Quando arriveranno le prossime elezioni terremo conto del rispetto o meno dei nostri sentimenti religiosi», ha aggiunto il vescovo di Cordoba Demetrio Fernández durante un’omelia domenicale che gli è valsa il bollino di “reazionario antidemocratico” da Sinistra unita, «chi getta confusione dovrebbe stare attento alle conseguenze».
LA SINISTRA PARLA DI «ATTO DI RIPARAZIONE»
«La rimozione delle croci non può mai essere intesa come un attacco ai sentimenti religiosi, come ha insinuato il vescovo – ha ribattuto il delegato della memoria storica provinciale di Córdoba Ramón Hernández -, ma come riparazione alle vittime del colpo di stato e della dittatura franchista». Dopo aver issato una croce di polistirolo al posto di quella rimossa e avviato numerose proteste, Vox ha annunciato che presenterà una mozione in tutte le municipalità affinché anche la croce sia considerata “bene di interesse culturale”, allo scopo di proteggere il simbolo del cristianesimo, credo religioso di un terzo della popolazione mondiale e legata alla storia di Spagna, dagli attacchi e dalle demolizioni subite negli ultimi mesi».
VINTI, VINCITORI E CRISTIANI PERSEGUITATI
Una sorta di “tutela giuridica” che secondo il sindaco Flores, dichiaratamente comunista e filoislamista, non meritava la croce delle Carmelitane scalze. E che secondo i pretoriani della memoria democratica non merita la croce dei caduti di Cáceres (Extremadura) o di Peñaflor (Siviglia) e non meritano decine di altre croci spagnole issate negli spazi pubblici di grandi città e piccoli paesi. È ancora al vaglio del governo la decisione sul destino della possente croce, alta 150 metri, 300 se si considera il basamento della rupe di Nava da cui si innalza sovrastando l’abbazia, della Valle dei Caduti.
La possibilità affatto remota che venga abbattuta, insieme alla già decisa espulsione della comunità benedettina, priverebbe la Valle della stessa ragione della sua esistenza: dare sepoltura cristiana a vincitori e vinti. Come hanno ben sottolineato i promotori di un drammatico appello per salvare la grande croce, gli estensori degli “atti di riparazione” dimenticano che in Spagna «tra il 1934 e il 1939, i cristiani hanno subìto una delle più grandi e sanguinose persecuzioni della storia da parte di un’oscura coalizione di socialisti, comunisti e anarchici chiamata “Fronte popolare”, con più di 8 mila religiosi e diverse migliaia di laici brutalmente assassinati, uccisi solo ed esclusivamente per la loro fede».