“Amo l’Europa, ma impari a difendere i propri valori”

Parla il sociologo egiziano Hamed Abdel-Samad, sotto scorta a Berlino come un cancelliere per le minacce islamiste- E’ tragico – dice -  che i musulmani islamizzino l’Europa più di quanto l’Europa li europeizzi! E’ tragico che le organizzazioni dell’islam politico siano viste come partner statali in Europa mentre i critici dell’islam siano considerati piantagrane!”. “La minaccia all’Europa non viene dall’esterno, ma dall’interno. Nessuna cultura è minacciata dall’esterno se è stabile e sicura di sé all’interno. E’ questa fiducia in se stessi che manca oggi. L’Europa sta per arrendersi. Hanno quindi gioco facile  gli islamisti, che sfruttano spudoratamente i valori europei di libertà e tolleranza per distruggere proprio questi valori

“Senza una cultura dominante, l’integrazione non è possibile”, ci dice il sociologo sotto scorta. Lo proteggono sette poliziotti. “Sono venuto in Europa per esprimermi senza paura. Ora anche qui vivo in una prigione per aver detto quello che penso. Cosa è andato storto?”

Isuoi libri lo hanno reso famoso e gli hanno portato un vasto successo di pubblico, ma gli hanno attirato anche molto odio e molte minacce. Vive sotto la protezione permanente della polizia da sette anni dopo che le fatwe islamiste ne hanno invocato la morte violenta. Ora il sociologo egiziano Hamed Abdel-Samad ha pubblicato un nuovo libro, Aus Liebe zu Deutschland, per amore della Germania, un bestseller diverso da tutti i suoi precedenti lavori, come Il fascismo islamico (in Italia per Garzanti), dove spiegava che l’islam soddisfa i quattordici punti dell’Ur-Fascismo di Umberto Eco. Il nuovo libro è più “tranquillo”, più conciliante, più ottimista, ma di un ottimismo intinto nel realismo di chi non rifugge la realtà. Abdel-Samad compie il lavoro di un bravo terapista. Mette le società europee  sul lettino dello psicoanalista, le invita a una maggiore riflessione su se stesse, pone loro le domande che fanno pensare chiedendo  di avere maggiore fiducia nei rispettivi valori. Il libro è un forte appello per il suo paese di adozione, la Germania, e per le sue libertà.

Il prezzo che ha pagato è molto alto. Quando Abdel-Samad è arrivato all’Università Goethe di Francoforte per una conferenza, “ha potuto “parlare liberamente – ha raccontato la Frankfurter Allgemeine Zeitung – ma con sei guardie del corpo”. Prima un lavoro all’Unesco a Ginevra, poi al dipartimento di Studi islamici presso l’Università di Erfurt, infine  lo storico Michael Brenner che gli offre una posizione all’Università di Monaco. Figlio di un imam sunnita, il suo primo saggio aveva causato un putiferio nel villaggio natale, dove c’è chi aveva bruciato il libro. Abdel-Samad non ricopre  cariche pubbliche ma vive sotto la più stretta protezione della polizia come i più alti vertici della politica tedesca, sorveglianza a 360 gradi 24 ore su 24 da un’unità speciale dell’Ufficio della polizia criminale di Berlino. Nessuna residenza permanente, spostamenti in veicoli blindati, ufficiali armati. Tutto ciò è dovuto  a un appello internazionale per il suo assassinio diffuso dai jihadisti egiziani nel giugno 2013 e poi dai salafiti tedeschi due anni dopo. Sulla sua vita Brigitte Kleine ci ha anche girato un documentario. L’inizio dei  problemi di Abdel-Samad risale a una conferenza  al Cairo dove aveva detto: “Penso che il fascismo islamico  sia molto antico. Non è iniziato con l’ascesa del salafismo o dei Fratelli musulmani, ma con la conquista della Mecca”.

“Vivo sotto la protezione della polizia da sette anni perché ho scritto un libro dove paragono l’islamismo al fascismo”, spiega Abdel-Samad al Foglio. “Ho ricevuto numerose minacce di morte dal mondo arabo, ma anche dalla Germania, e c’erano  piani concreti per uccidermi. Sono venuto in Europa per scrivere quello che penso senza temere per la mia vita e senza dover finire in galera per i miei pensieri. Ma adesso devo temere  per la mia vita in Europa e devo vivere quasi in prigione, perché mi muovo solo con mezzi blindati e ho bisogno di sette agenti di sicurezza  che mi accompagnano anche a comprare il pane. Mi sono dovuto trasferire sei volte negli ultimi due anni. Mi chiedo: chi ha reso l’Europa un posto così in cui i critici dell’islam riescono a malapena a muoversi, mentre i salafiti possono muoversi liberamente e predicare?”.

Il libro è un monito. “Alla Germania come cuore dell’Europa affinché si svegli e difenda i propri valori prima che sia troppo tardi”, ci dice Abdel-Samad. “I dibattiti più importanti non vengono più avviati dal centro della società, ma dalla sinistra, dalla destra o dagli islamisti. Il centro è  saturo e indifferente o ansioso. Chiedo invece una sana cultura dell’argomentazione in cui i sentimenti non abbiano potere di veto sugli argomenti. Un dibattito che si liberi dalle fratture ideologiche di destra e sinistra e porti alla soluzione dei problemi della nostra società”. Abdel-Samad si è come portato dietro le minacce. “La minaccia all’Europa non viene dall’esterno, ma dall’interno. Nessuna cultura è minacciata dall’esterno se è stabile e sicura di sé all’interno. E’ questa fiducia in se stessi che manca oggi. L’Europa sta per arrendersi. Hanno quindi gioco facile  gli islamisti, che sfruttano spudoratamente i valori europei di libertà e tolleranza per distruggere proprio questi valori”.

E’ difficile oggi difendere l’occidente senza doverne confessare prima qualche peccato. “Perché i valori classici dell’Illuminismo sono stati sostituiti da nuovi concetti come multiculturalismo e  politicamente corretto. C’è una sorta di etno-feticismo. Tutto ciò che è etnicamente e religiosamente estraneo viene glorificato e tutto ciò che è nativo è considerato antiquato. Stiamo consentendo agli intolleranti di espandere le proprie infrastrutture in Europa”.

L’integrazione ha deragliato. “Il problema è che il multiculturalismo non si è sviluppato naturalmente, ma è stato prescritto come una dottrina dall’alto. Gli abusi nelle sottoculture dei migranti come l’islamismo, il crimine dei clan come la disintegrazione, sono stati tenuti segreti. L’Europa si è astenuta dallo sviluppare una cultura della leadership per la convivenza e ha sperato nelle sottoculture che i migranti hanno portato con loro. Ma una cultura accogliente senza una cultura dominante non ha senso”.

Le basi culturali della società  franano sotto un relativismo morboso. “L’Europa non è più in grado di offrire un’identità positiva e sicura di sé né alla propria popolazione né ai migranti. La colpa dell’uomo bianco per il colonialismo, la schiavitù e l’Olocausto hanno lasciato un vuoto identitario che ora è riempito da ideologie radicali. Un’identità basata sulla colpa è repellente sia per la   popolazione sia per i migranti. C’è l’odio per se stessi e una  mentalità socialista. Certa sinistra odia il capitalismo ma non può abolirlo. Non avendo potuto provocare una rivoluzione della classe operaia ora si allea con i migranti in quanto le presunte vittime del capitalismo. Non sono riusciti a conquistare le fabbriche e i mezzi di produzione, quindi ora stanno conquistando la cultura e la lingua e cercano di distorcerli: il risultato sono il multiculturalismo e il politicamente corretto”.

I politici pensano strategicamente a breve termine. “Fanno affari con gli stati del Golfo e gli altri paesi islamici e non vogliono turbarne i  partner. Ma stanno trascurando qualcosa: anche questi stati hanno bisogno dell’Europa e traggono vantaggio da questa cooperazione. La maggior parte degli intellettuali europei non vuole lasciare le proprie comfort zone. Vogliono essere buoni. Sembra morale per loro schierarsi automaticamente dalla parte dei migranti, anche se sono islamisti. Considerano bigotte e di destra le critiche all’islam  e alla politica europea sull’immigrazione. Praticano una sorta di gerarchizzazione delle vittime: le vittime del razzismo bianco stanno al di sopra delle vittime del razzismo islamista e delle vittime della violenza interna dei migranti. Altri intellettuali sono solo codardi. Hanno paura degli attacchi islamisti e  preferiscono tenere la bocca chiusa. Ma si vergognano di ammetterlo e  di nascondersi dietro a una incompresa tolleranza”.

La Turchia Erdogan e i Fratelli Musulmani sono una minaccia alla società tedesca, prosegue Abdel-Samad. “Quando si parla di lotta al terrorismo, si intende la lotta politica di sicurezza contro le reti terroristiche come Isis o al Qaida, dimenticando che la teologia islamica della violenza e le reti dell’islam politico sono il problema principale. Si trascura il fatto che Erdogan è ormai diventato il leader dell’islam politico. Ricatta l’Europa con i profughi a cui impedisce  di venire in Europa  e fa pressione sull’Europa anche con le persone di origine turca che vivono in Europa. E’ tragico che Erdogan abbia più influenza sull’Europa che non il contrario. E’ tragico che i musulmani islamizzino l’Europa più di quanto l’Europa li europeizzi! E’ tragico che le organizzazioni dell’islam politico siano viste come partner statali in Europa mentre i critici dell’islam siano considerati piantagrane!”.

Fra il pessimismo dell’intelligenza e l’ottimismo della volontà, Abdel-Samad non vorrebbe dover scegliere. “Temo che sia troppo tardi! Un sacco di dentifricio è stato spremuto fuori dal tubetto e ora stanno cercando di rimetterlo dentro a forza. L’Europa deve  ripensarsi e affrontare l’islamismo. Ma non vedo  volontà  da parte della politica o degli intellettuali. Mancano il coraggio, la perseveranza e la fede nei propri valori”.