Alitalia, la spinta del Colle: «troppe crisi va salvata subito»

La premessa: nei giorni della vicenda Ilva in cui oltre 15 mila persone rischiano di perdere il lavoro e il conto per il Paese è di almeno 24 miliardi, è cominciata una moral suasion da parte del Quirinale sulla presidenza del Consiglio e sul ministero del Tesoro per trovare la quadra su Alitalia. Il ragionamento è che il delicato momento che riguarda l’impianto di Taranto impone una decisione veloce sulla compagnia visto che i negoziati si trascinano da ormai un anno senza arrivare ad una cordata definitiva dopo sette proroghe.

L’accelerazione chiesta dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella sembra aver avuto un effetto indiretto anche sui tavoli tecnici che si susseguono ogni giorno e che coinvolgono ancora Lufthansa (l’ultimo è stato a Francoforte venerdì scorso), ma i tedeschi non hanno espresso la volontà di un investimento nel capitale, condizione essenziale per entrare nella newco.
Per questo Delta Air Lines risulta in vantaggio nella corsa a diventare il partner industriale della cordata per il rilancio del vettore tricolore. Quei 100 milioni di euro messi sul piatto già diversi mesi fa potrebbero fare la differenza rispetto a Lufthansa, la cui offerta si limita a una partnership verso il Nord America, che ha smentito la possibilità di una proposta alternativa entro il termine del 21 novembre per la presentazione dell’offerta vincolante. «La qualità è più importante della velocità», ha detto al Corriere l’ad del gruppo tedesco Carsten Spohr durante una conference call. «Tutti parlano dell’investimento in denaro, ma credo che per Alitalia la cosa più importante sia trovare il giusto partner commerciale». I tedeschi vogliono entrare in un’Alitalia già ristrutturata (almeno 5 mila esuberi, una flotta ridotta a 75-80 aerei). Impossibile per il governo.

Tra oggi e domani, raccontano diverse fonti, i soci italiani della cordata — Ferrovie dello Stato ed Atlantia — si aspettano un segnale dai partner industriali stranieri prima di aggiornarsi con i commissari di Alitalia, Daniele Discepolo, Enrico Laghi e Stefano Paleari. Lufthansa avrebbe forse ancora un’ultima possibilità per tentare di rientrare nella partita — magari cercando una sponda in Atlantia —, ma è alle prese con diversi problemi interni: la competizione con le low cost a Vienna costringerà Austrian (una delle società del gruppo) a mandare a casa 700-800 dipendenti, la divisione a basso costo Eurowings continua a volare in perdita e per risparmiare è stato annullato l’ordine (miliardario) di acquisto di 14 Boeing 777X.
Così non rimane che Delta. Gli americani — diventati la compagnia più profittevole del mondo — potrebbero ritoccare al rialzo di 20 milioni il proprio investimento in equity, ma non è proprio quello che chiedono i soci italiani. «Delta continua a lavorare con Fs e Atlantia e conferma di voler investire fino a 100 milioni di euro per il 10% di Alitalia», ribadisce via mail un portavoce statunitense.

Atlantia, che fa capo alla famiglia Benetton ed è la capogruppo degli Aeroporti di Roma, ha avuto oltre tre mesi di incontri con la compagnia Usa cercando di ottenere un maggior accesso sul mercato nordamericano (principale fonte di ricavi di Alitalia) senza spuntare molto. Soprattutto sulla richiesta di considerare il vettore tricolore partner e non «associato» nella prossima joint venture. Ma gli americani devono preoccuparsi degli equilibri europei, cercando di non irritare Air France-Klm (di cui sono azionisti) e i britannici di Virgin Atlantic.

Il futuro della compagnia resta legato al dossier sulle concessioni che riguarda Autostrade per l’Italia, altra controllata della holding della famiglia Benetton, alle prese con il rischio della revoca per colpa grave del gestore nella manutenzione della rete di 3 mila chilometri. Qui ci sarebbe la volontà da parte di governo e di Aspi di procedere ad una revisione della concessione che prevederebbe una riduzione delle tariffe sulla falsariga del modello concepito dall’Authority dei Trasporti. Ci sarebbero stati diversi incontri tra Fabio Cerchiai, presidente di Atlantia, e Giancarlo Guenzi, direttore generale, con il premier Conte. Molto è ancora da costruire ma l’impostazione di revisione degli accordi disciplinati dalla convenzione tra Stato ed Autostrade sembra essere accolta da entrambe le parti ed assicurerebbe la sostenibilità dell’investimento di Atlantia in Alitalia sul lungo termine.