Al Senato inizia per Trump un impeachment “alla memoria”

L'impeachment di Donald Trump passa oggi dalla Camera al Senato. I Repubblicani hanno chiesto un rinvio, dunque, salvo imprevisti, si voterà il 9 febbraio. Ma che senso ha un impeachment "alla memoria", considerando che il mandato di Trump è cessato il 20 gennaio? I suoi oppositori mirano a eliminarlo dalla scena e infangarne la memoria. Anche se 74 milioni di americani lo hanno votato appena 2 mesi e mezzo fa. 

Dopo aver votato per l’impeachment di Donald Trump alla Camera, accusato di aver fomentato l’invasione del Campidoglio del 6 gennaio, lunedì 25 gennaio (oggi, per chi legge) l’incartamento viene trasmesso al Senato, dove si attende il voto definitivo. Normalmente, dalla trasmissione dell’impeachment dalla Camera fino al voto, passano 24 ore, ma i Repubblicani hanno chiesto ed ottenuto un rinvio di due settimane. Dunque si inizierà il processo il 9 febbraio. E’ già un evento storico, perché è la prima volta che un presidente viene processato dal Senato dopo la fine del suo mandato.

Proprio per evitare l’impeachment, infatti, l’allora presidente Richard Nixon aveva rassegnato le dimissioni nel 1974 e gli ultimi due anni della sua amministrazione erano stati governati dal vicepresidente Gerald Ford. Non ci sono precedenti, se non molto antichi e a livello locale. Tanto antichi che precedono la Costituzione stessa. Nel 1781, quando era ancora in corso la guerra di indipendenza dal Regno Unito, era stato sottoposto a processo di impeachment niente meno di Thomas Jefferson, dall’Assemblea Generale della Virginia, il commonwealth di cui era governatore. Non per questo la sua carriera è stata stroncata: fu il terzo presidente degli Stati Uniti, eletto nell’anno 1800. Quindi è un precedente che non fa testo. Trump ha infatti speranza di impugnare il verdetto alla Corte Suprema, in caso di incriminazione.

Nel nuovo Senato, i Democratici hanno la maggioranza. Ma veramente risicata, in cui è determinante il voto della vicepresidente Kamala Harris in caso di parità. Per un impeachment, invece, al Senato occorre una maggioranza qualificata. I Democratici avrebbero bisogno di convincere almeno 17 senatori repubblicani per poter procedere. Ma non è un obiettivo così distante. Secondo alcune anticipazioni, i senatori del Grand Old Party che potrebbero votare contro l’ex presidente potrebbero addirittura arrivare a venti. Le dichiarazioni di Mitch McConnell, leader uscente della maggioranza, non fanno ben sperare. Secondo l’anziano senatore, infatti, l’impeachment per “istigazione all’insurrezione” è fondato. Un conto, però, è stabilire se una procedura è fondata, tutt’altro è votare. Però, alcuni elementi indicherebbero che ci possa essere un voto anti-Trump di una dei Repubblicani che sono rimasti terrorizzati o inorriditi dall’incursione al Campidoglio, proprio mentre votavano. Anche considerando che, per quattro anni, Trump è sempre stato visto come un personaggio ingombrante, scomodo, da un Grand Old Party (Gop) che aveva fatto di tutto per non candidarlo nel 2016 e che, nei quattro anni successivi, è stato eclissato dalla sua popolarità.

Tuttavia resta da capire l’utilità, quando non la legittimità, di un impeachment “alla memoria”. L’istituzione, di derivazione britannica, serviva a tutelare l’onorabilità e la rispettabilità di un rappresentante. Quindi, anche dopo dimissioni o la fine di un mandato, un impeachment resta a futura memoria del popolo. Se già in questi giorni, a nemmeno una settimana dalla fine del mandato, il presidente-tycoon viene descritto come un maledetto dalla storia, come un Caligola o un Nerone d’America, un impeachment aggiungerebbe una macchia anche formale. All’atto pratico, comunque, se la votazione passa, si può indire una seconda votazione, a maggioranza semplice, per vietare a Trump ogni futura candidatura. Ed è questo l’obiettivo a cui puntano i Democratici, a cui potrebbero accodarsi anche non pochi Repubblicani, specialmente se (come pare) l’ex presidente lancerà il suo nuovo partito, il Patriot Party, pronto a far concorrenza, da destra, al Gop. I due partiti tradizionali, insomma, si preparano a far quadrato, per espellere il corpo estraneo. Sarà dura spiegarlo a 74 milioni di americani che hanno votato Trump, appena due mesi e mezzo fa.