«Al confine ci serve un muro». No, non è Trump ma il New York Times

Biden crolla nei sondaggi per la pessima gestione dell’immigrazione e la bibbia liberal propone la stessa linea dura di Trump, ma condita da buoni sentimenti: «Serve un muro alto con un grande cancello» Biden, almeno in apparenza, sembrava convinto che l’eliminazione di ogni serio ostacolo all’immigrazione illegale non avrebbe causato un aumento degli ingressi. E ora che l’ovvio si è verificato, portandosi dietro uno scandalo dietro l’altro («gabbie» per minori incluse), i democratici si sono ritrovati davanti al dilemma: ripristinare la linea dura dell’odiato tycoon repubblicano o continuare come se niente fosse? Quest’ultima opzione, tentata per qualche settimana, si è dimostrata impraticabile tanto quanto la prima dopo l’uscita dell’ultimo sondaggio Abc News/Ipsos secondo il quale il 57 per cento degli americani disapprova la politica migratoria del presidente.

Agli Stati Uniti serve «un alto muro con un grande cancello». Così, in una opinion per il New York Times, Thomas Friedman cerca di uscire dal labirinto nel quale i democratici americani si sono infilati. L’argomento, neanche a dirlo, è la politica migratoria. Da quando Joe Biden ha cancellato le leggi dell’era Trump, una marea di migranti ha attraversato il confine meridionale illegalmente, provocando una crisi senza precedenti e affossando il presidente democratico nei sondaggi.

Biden crolla nei sondaggi

Biden, almeno in apparenza, sembrava convinto che l’eliminazione di ogni serio ostacolo all’immigrazione illegale non avrebbe causato un aumento degli ingressi. E ora che l’ovvio si è verificato, portandosi dietro uno scandalo dietro l’altro («gabbie» per minori incluse), i democratici si sono ritrovati davanti al dilemma: ripristinare la linea dura dell’odiato tycoon repubblicano o continuare come se niente fosse? Quest’ultima opzione, tentata per qualche settimana, si è dimostrata impraticabile tanto quanto la prima dopo l’uscita dell’ultimo sondaggio Abc News/Ipsos secondo il quale il 57 per cento degli americani disapprova la politica migratoria del presidente.

Che fare, dunque? A giudicare dall’editoriale di Friedman, l’unico modo è agire come Trump, ma cercando di far passare all’opinione pubblica un messaggio diverso. Niente più «big wall» trumpiano, dunque, largo a un «high wall with a big gate». Che cosa significa, nel concreto?

«Bilanciare crudeltà e compassione»

Spiega l’autore:

«Vorrei tanto che l’America potesse far entrare tutti coloro che soffrono nel mondo e dare a ognuno una dose di sogno americano, ma non possiamo se vogliamo mantenere al tempo stesso la coesione sociale, che è già sufficientemente fragile. Quindi, imbastire una politica migratoria oggi richiede un bilanciamento tenace tra crudeltà e compassione. Se enfatizziamo solo l’aspetto del muro rischiamo di perdere gli enormi benefici dell’immigrazione. Ma se ci concentriamo solo, come fanno molti a sinistra, sui mali del muro e ignoriamo i principi di un grande cancello, perderemmo ugualmente i benefici dell’immigrazione perché molti americani penseranno che i confini sono aperti e fuori controllo ed eleggeranno leader che bloccheranno tutti gli immigrati, che sono vitali per il nostro paese».

Il trucco sui migranti

Secondo Friedman alzare un muro alto per impedire agli immigrati illegali di entrare negli Stati Uniti permetterebbe di far digerire agli americani il grande cancello. E che cosa succederebbe allora? «Gli aspiranti immigrati e richiedenti asilo si metterebbero in fila, suonerebbero il campanello ed entrerebbero legalmente, mentre gli altri sarebbero facilmente espulsi».

All’editorialista del Nyt, ovviamente, non sfugge che gli Stati Uniti hanno già un sistema consolidato che permette l’immigrazione legale né che una delle leggi di Trump, abrogata da Biden, prevedeva appunto che i richiedenti asilo facessero domanda e aspettassero la risposta fuori dal paese. La ragione di un simile provvedimento è giustificata dai numeri: solo l’1 per cento circa dei migranti che attraversano il confine meridionale con gli Usa ha davvero diritto all’asilo.

Un «high wall» e non un «big wall»

Friedman conosce i numeri ma è difficile far digerire alla bibbia liberal e all’elettorato democratico, che da quattro anni si nutre a pane e Trump-deportatore-criminale, che un «high wall» al confine è davvero necessario. E per renderlo diverso dal «big beautiful wall» del tycoon è necessario condirlo con un bel «big gate», che però non può in alcun modo risolvere la crisi migratoria al confine messicano. A essere sfruttati dai cartelli della droga e dai trafficanti di esseri umani non sono infatti gli immigrati regolari, quelli che potrebbero entrare facilmente attraverso il «big gate», ma quelli che si schianterebbero contro il «disumano» (quando lo propone Trump) e «necessario» (quando lo studiano i democratici) «high wall».

Ipocrisia a parte, il cambiamento sui migranti è degno di nota e sarà difficile da digerire per democratici come la stellina Alexandria Ocasio-Cortez o la vicepresidente Kamala Harris. La crisi migratoria causata dal fallimento della politica di Biden, e i sondaggi implacabili, hanno spinto perfino i liberal ad abbandonare la retorica dei «confini aperti» per abbracciare quella di un «grande cancello». Incardinato però in un «muro alto».